Trastulli amorosi in Sant’Ambrogio ovvero l’arte graffitara degenere

Tutto scorre, ma non la moda più che mai degenerata dei “graffitari “. Lo sanno bene gli abitanti del centralissimo quartiere di Sant’Ambrogio che la mattina del 20 gennaio dell’anno passato hanno potuto godere di una scritta cubitale tracciata nella notte sulla parete della chiesa di Sant’Ambrogio che dà su Borgo La Croce . “Ma quanto ci metti per capire che inesorabilmente siamo innamorati?”: suona così il messaggio del vandalo innamorato (e oltretutto non ricambiato) che si estende per almeno 20 metri lungo l’antico edificio. Non si tratta di una semplice scritta e via. Lo pseudo emulo di Banksy o Haring, nel suo momento di ispirazione divina, ha voluto fare le cose con calma, in grande, alternando spray di colori diversi con tanto di rifiniture dettagliatissime. Poi, a scanso di equivoci, indicata da una spropositata freccia nera, campeggia la (doverosa) specificazione: “Io (anzi, jó) di te e tu di me”. Mi sembra giusto. Dedicare “soltanto” una innocente scritta d’amore su un muro del dodicesimo secolo senza specificare il mittente sarebbe stato ben poco savio. Ben poco degno di un genio maledetto quale egli molto probabilmente si riteneva. Ironia a parte, il non poi tanto recente avvenimento è solo la punta di un iceberg sempre più radicato nelle nostre città d’arte italiane. Quello che negli anni passati era avvertito come un mero atto vandalico, oggi assume il venerato titolo di “Street art”, ovvero l’arte di chi, in nome della libertà artistica, si sente in dovere di esprimersi, arrivando per giunta in ritardo, là dove centinaia di anni prima già avevano lasciato il segno dei “veri” artisti. Parliamoci chiaro: ben venga l’arte moderna (Moma e quant’altro), ben vengano gli artisti satirici moderni (Clet), è una fortuna se continueranno ad esistere, ma non i “ritardatari” ovvero, parafrasando, chi decide sconsideratamente di far valere la propria arte (e i propri sentimenti) imbrattando edifici storici e conseguentemente ledendo il nostro sacro patrimonio artistico, invidiato in tutto l’orbe terraqueo.
Come se non bastasse, il maxigraffito in questione, accompagnato da un contorno di immagini multicolori stranamente in tinta coi tavolini del caffè adiacente, richiederà, per la sua rimozione, oltre a un laborioso itinerario burocratico, una spesa non irrilevante, fra «sabbiatura» del muro e montaggio dei tubi Innocenti. Mica male! Per una semplice dichiarazione d’amore. Meno male che andavano di moda gli amori cheap and chic. Qui niente cheap, ma soprattutto neanche l’ombra dello chic. E intanto Sant’Ambrogio paga… E noi? Io ci berrei qualcosina su, seduta tranquilla su uno di quei “simpaticissimi” tavolini colorati, non so voi…
Chiara Donati – Classe 4D

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