Scuola Secondaria di Primo Grado "Puccini" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Oleo Sponge, la spugna che cattura il petrolio in mare

Combinando insieme il poliuretano, una schiuma usata per produrre materassi o per isolare le pareti degli edifici, e l’ossido di metallo, si ottiene una spugna in grado di imprigionare il petrolio e rilasciare l’acqua pulita, chiamata Oleo Sponge. Questo esperimento, rispetto a quelli del passato, agisce anche in profondità e può essere utilizzato anche per assorbire altre sostanze inquinanti. Purtroppo non è ancora possibile eliminare tutti i residui di greggio presenti nei mari e negli oceani, perché sono stati molti gli episodi che hanno contaminato la flora e la fauna marittime, formando una patina densa e compromettendo il futuro di queste specie.
Come si è giunti a questa invenzione? Aggiungendo al metallo delle molecole dette “oleofiliche” (in grado di riconoscere e catturare le particelle di petrolio) si è dotata la struttura del poliuretano di proprietà innovative. Combinando questi tre elementi – schiuma, ossido, molecole – si riescono a separare gli idrocarburi dall’acqua mantenendo attaccate alla superficie spugnosa solo i primi.
La vera novità rispetto ai precedenti esperimenti, introdotta da Oleo Sponge, è la capacità di filtrare l’intera colonna d’acqua colpita dall’eccessivo scarico di rifiuti tossici per l’ambiente, in questo caso il greggio; si tratta infatti di una potenziale rivoluzione da cui si possono raggiungere due principali obbiettivi: ripulire il mare da una maggiore quantità di petrolio in tempi più rapidi e riciclare il carburante.
Una delle caratteristiche di Oleo Sponge è la resistenza: è in grado di essere utilizzata più volte senza rompersi.
Irene Garfagnini & Arianna Salvini – Classe 1B & 1E

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