Una volta nella vita? Mai nella vita!

Ci sono pellicole che fanno sognare, altre che fanno riflettere. “Una volta nella vita” (titolo originale “Les heritiérs”, uscito in Francia nel 2015) non è proprio quel genere di film capace di far sognare, tutt’al più riflettere (in negativo).
La storia: in un liceo dei sobborghi di Parigi, una professoressa di storia decide di far partecipare la propria classe, molto problematica , a un concorso sulla Shoah. Grazie alla viva passione dell’insegnante e all’impegno incostante ma a poco a poco sempre più volenteroso degli alunni, questi riusciranno a superare le incomprensioni e discriminazioni iniziali e a vincere il concorso.
Una trama come tante, già a primo impatto: modellato sulla schiera di film, filmetti e filmacci of all shapes and sizes molto diffusi fin da quel memorabile 1989 (quando uscì “L’Attimo fuggente”), questo film non ha niente a che spartire con qualunque altra pellicola ritenuta “di classe”, se non per la semplice ovvietà che tratta delle vicende di una “classe” in carne e ossa. Niente di più. Banalissime le inquadrature, quasi sempre uguali, e a dir poco noiosi e inconcludenti i dialoghi tra gli studenti (le cui personalità tra l’altro non vengono minimamente delineate a dovere). Poco azzeccata anche la colonna sonora, con tutto il rispetto per Ludovico Einaudi. Inoltre, mi viene spontaneo chiedere: da dove mai spunta fuori tutto quel tanto fine “Clair de lune” di Debussy in mezzo a tutto quel tanto violento marciume ? Scusate la brutalità… E poi, che una classe del nostro secolo, così apparentemente “giovane”, debba invece apparire così intellettualmente “vecchia” (per non dire peggio), tanto da imparare i sacri valori (tutti francesi, peraltro) di fratellanza e uguaglianza, solo attraverso il contatto con la più grande tragedia di sempre (la Shoah), ecco, tutto questo mi sembra un valido motivo per inquadrare la evidente nullità di questo film. Ci vuole davvero una full immersion nel “male” per vivere “ bene” gli uni con gli altri? Questo il “prezzo da pagare”. Questo vuole trasmetterci il film.
Un aggettivo per descriverlo? Trasparente: o forse no. A pensarci bene, qualcosa traspare: tanta grande delusione.
Chiara Donati – Classe 4D

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