REALTA’ SOSPESA

 

Il parco era grandissimo, affollato. Bambini che ricorrevano la palla dando spintoni agli altri bambini, cani che scodinzolavano e rincorrevano il padrone. Vi erano gruppi di ragazzi con una sigaretta e una bottiglia di birra in mano. Ridevano, scherzavano, ogni tanto usciva una bestemmia e qualche parolaccia. Al centro del parco c’era una grossa fontana tutta bianca con un delfino sopra che spruzzava acqua.

Gli unici fuori dai gruppi erano un ragazzo e una ragazza, appoggiati sul bordo della fontana in lati opposti uno all’altro. La ragazza era con le cuffiette con la musica a tutto volume. Il ragazzo sembrava incuriosito dal cielo annuvolato, guardava le forme di esse e dava una vita a loro, era pensieroso. Entrambi erano nel loro mondo, escludendo tutto il resto.

Come sarebbe bello essere liberi come questa coccinella, sembra felice e spensierata, sarebbe bello volare e andare dove vuoi.” La ragazza aveva cominciato a pensare ad alta voce… Il ragazzo era rimasto un po’ sconvolto.

Eh…Si…”

Oddio scusa, stavo solo pensando ad alta voce…”

Tranquilla, hai ragione,sarebbe proprio bello.”

Ti ho disturbato?”

No no, stavo solo osservando queste nuvole, hanno una forma particolare”

Vieni spesso qui?”

Ogni volta che ho 5 minuti liberi, per fare una piccola pausa dallo studio, tu invece? Non ti ho mai vista qui.”

Anche io quasi tutti giorni, forse non mi hai mai vista perché io sto dall’altro lato e ti concentri solo a guardare il cielo e non attorno.”

Giusto, comunque piacere io mi chiamo Jason.”

Piacere mio, mi chiamo Renèe.”

Sono amici tuoi quelli?”

Non posso chiamarli amici,ma si”

E come mai?”

Non sono il tipo di amici che vorrei avere.”

E perché esci con loro?”

Per fare contenta la mia migliore amica, alla quale piace quel ragazzo con il berretto e voleva che io venissi, in teoria vuole che venga ogni volta che esce con quel gruppo.”

Capisco e quindi vieni qui per stare un po’ nel tuo mondo… non sei l’unica.”

Menomale dai… sei triste?”

Non tanto, perché?”

In genere qui vengono le persone tristi a pensare quanto è andata a puttane la propria vita, come cercare di migliorare se stessi.”

Sono più il tipo di ragazzo al quale non piace riflettere tanto, pensare alla propria vita continuamente…”

I due ragazzi parlarono per tantissimo tempo, non si erano resi conto che avevano passato 2 ore a parlare…ridevano, scherzavano. Vi era una grande sintonia fra i due, come se si conoscessero da più tempo. La ragazza arrossiva ogni tanto e il ragazzo era timido e non riusciva a dire le cose molto facilmente,un po’ impacciato.

La ragazza guardò l’orologio e si era resa conto che era tardi e che doveva tornare a casa dalla madre che la aspettava. Si alzò e tese la mano al ragazzo per salutarlo.

È stato un vero piacere averti conosciuto Jason.”

È stato un piacere anche per me Renèe… ci vediamo in giro.”

Sì… ci vediamo in giro.”

Il ragazzo sorrideva, era molto felice di come aveva passato il pomeriggio.

Passati 5 minuti, lui si era guardato attorno e non c’era nessuno,quindi aveva deciso di andarsene, senonchè si era girato verso la fontana per prendere la giacca e aveva visto un pezzetto di carta sul pelo dell’acqua. Era incuriosito e lo aveva letto.

Domani alle cinque in questo esatto posto? Ci conto.”

Lui era rimasto perplesso e dubbioso, cercava di capire chi fosse la persona che aveva lasciato quel biglietto.

Il giorno dopo Jason si era fatto trovare allo stesso posto appoggiato al bordo della fontana. Erano le cinque e dieci e la persona del biglietto non si era ancora fatta vedere. Il ragazzo era impaziente, guardava l’orologio ogni minuto.

Alla fine sei venuto, non me lo aspettavo. Scusa ho fatto tardi per problemi a casa, sai mia sorella non voleva fare i compiti e l’ho dovuta convincere promettendo di comprarle un gelato da 10 gusti.”

Quindi sei tu che hai lasciato il biglietto?!”

Non lo avevi capito? Solo dopo ho capito che è abbastanza inquietante lasciare un biglietto in anonimo, ma mi piacciono le cose così misteriose, è bello far immaginare alle persone di tutto e di più…”

Si lo penso anche io, comunque…come stai?”

Non mi lamento tu?”

Non mi lamento, si comunque è stato abbastanza inquietante il biglietto, così privo di cuoricini o disegnini, direi molto inquietante!”

La prossima volta allora disegnerò una faccina sorridente.”

Okay forse così lo è ancora di più,facciamo senza.”

Hai ragione…sì.”

I due ragazzi ancora una volta parlarono tantissimo, ridevano a squarcia gola. Non pensavano ad altro, erano concentrati nell’ascoltarsi a vicenda e a scherzare, dicevano anche cose che non avevano senso, davano varie opinioni su tantissime cose.

Sei molto divertente Jason, mi piace il tuo modo di scherzare e mi piace il modo in cui pensi e dici la tua.” La ragazza pronunciava queste parole con un viso tutto rosso per l’imbarazzo.

Sei molto gentile, grazie… Non so che dire, mi fa piacere parlare, confidarmi con te”

Sai…non avevo mai incontrato un ragazzo come te…non sto dicendo che sei strano, solo che molti ragazzi quando cerco di avere un dialogo con loro, cercano sempre di corteggiarmi e la cosa mi da fastidio, perché vorrei solamente parlare con tranquillità senza vedere i visi perversi.”

Non sono proprio il tipo fidati e non sto mentendo se è quello che pensi…Sono un ragazzo che preferisce mettere in chiaro le cose subito, spero che non ti dia fastidio.”

Affatto, anzi menomale.”. Renèe era rimasta a bocca aperta dopo aver ascoltato quelle parole di Jason. Parlarono per un’altra oretta fino a quando la ragazza dovette andare via e il ragazzo per non fare quello scortese l’accompagnò sotto casa sua.

Ora devo andare Jason, grazie ancora e scusami se ti ho fatto perdere tempo per accompagnarmi a casa.”

Nessun problema… ora penso che devi rientrare che se no i tuoi si preoccupano”

C’è solo mia madre…e mia sorella.”

Okay, mi sa che ho sbagliato parole…scusami…”

Non preoccuparti non è successo niente, dai ora vado Jason, buona serata e buona cena.”

Grazie anche a te. Ah….Domani sempre alla stessa ora?”

Certo, però tieniti libero anche la sera che ti voglio portare in un posto molto bello…tranquillo niente di romantico.”

Sono tranquillissimo, allora a domani Renèe.”

A domani.”

Jason era felicissimo, aveva gli occhi che gli brillavano per la contentezza. I due si erano incontrati nuovamente il giorno dopo e quello dopo ancora. Erano andati al lunapark e poi in spiaggia, anche se il cielo era molto coperto e tirava moltissimo vento da quasi portar via le persone e la sabbia volava ovunque.

I due ragazzi si erano incontrati ancora un’altra volta, sempre nello stesso posto e sempre alla stessa ora. Quel giorno Renèe però era in lacrime. Piangeva a dirotto e Jason non capiva perché. Lui cercava di calmarla ma non c’era verso, lei continuava a piangere.

Ti prego, non fare così. Devi dirmi cosa è successo così ti posso aiutare.”

Non credo che tu possa riuscirci, tranquillo mi passerà.”

Renèe vieni con me. Ti porto in un posto molto importante per me. Ci andavo sempre con mio padre quando ero più piccolo.”

Jason, mentre camminavano, teneva la mano a Renèe per calmarla e per farle capire che lui era lì con lei e che non l’avrebbe abbandonata. Dopo una lunga passeggiata i due ragazzi finalmente erano arrivati nel posto “misterioso”. Era una casa abbandonata, grande e fredda, con solo le mura e qualche mobile vecchio.

Al centro di una sala c’era una grossa tela con colori attorno sparsi.

Perché questa tela? Perché sta qui? E questi colori?”. Renèe era stupita e faceva molte domande in cerca di risposte.

E’ la tela dove schizzavo il colore per sfogarmi, quando ero arrabbiato.”

Come mai ancora qui, abbandonata?”

Non vengo in questo posto da parecchio tempo.”

Venivi sempre con tuo padre…vero?”

Esatto…sempre io e mio padre…eravamo una coppia inseparabile…”

Cosa è successo Jason?”

Ha deciso di lasciarmi e farmi cadere tutto il mondo addosso quando avevo 15 anni.”

Perdonami…non dovevo.”

Va tutto bene. Prima o poi ne avremmo parlato.”

Okay…posso lanciare qualche colore? Giusto per provare.”

Era questa la mia intenzione.”

Perfetto, iniziamo allora!!! Voglio sfogarmi un po’!”

Renèe aveva preso in mano il colore rosso e lo lanciò sulla tela con una forza mostruosa, si vedeva che era molto arrabbiata e che doveva liberare un po’ la mente da vari pensieri che la tormentavano. Più tardi avevano cominciato a tirarsi i colori a vicenda. Erano tutti sporchi di colori. Sembravano indossare un arcobaleno.

Lì, scattò qualcosa tra i due ragazzi. Jason decise di fare un grosso passo e sperava di non ricevere un rifiuto da parte della ragazza.

Jason, mentre Renèe era in piedi a fissare la tela tutta sporca, era andato incontro a lei, con le sue mani prese il tenero viso di lei e la baciò.

Renèe era rimasta stupita, imbarazzata e Jason tremava dalla paura e ansia.

Un istante dopo, lei si avvicinò a lui…e lo baciò. Questo significava che era felice, ma sempre imbarazzata allo stesso tempo. Mentre si scambiavano un bacio leggero, labbra posate leggermente su quelle di Renèe, ridevano. Ridevano per la felicità. Sembrava che Renèe non aspettasse altro che quel tenero bacio.

Insieme erano la coppia più bella, erano così perfetti da far morire d’invidia le altre.

Non era una coppia affiatata, che ogni due secondi si scambiavano baci, ma parlavano, ridevano, scherzavano e quando capitava si scambiavano un bacio per far capire all’altro che ci tenevano e non volevano altro che stare con quella persona.

La coppia perfetta.

JASON

Avevo visto tutto. Non avevo mai visto un viso così sconvolto, impaurito.Dopo qualche minuto è arrivata la polizia e subito dopo anche l’ambulanza. Mi ero ritrovato seduto con un bicchiere con acqua e zucchero in mano, con una coperta che mi avvolgeva. Non ero lucido,ero sconvolto, mai assistito a un tale episodio. La donna era stata portata via con l’ambulanza…era scomparsa in un attimo. Passarono venti minuti e mi ero ritrovato con quattro poliziotti con penna e una specie di quaderno dove scrivevano alcune cose che dicevo, tipo in quei film polizieschi che mi guardavo ogni tanto. Mi avevano riempito di domande, ma io non ero per niente lucido e volevo solo tornare a casa.

Mia madre non mi aveva mai visto così traumatizzato. Mi ero rinchiuso in camera e non avevo intenzione di uscire. In mente continuavo a pensare a quel povero viso in lacrime,spaventato,terrorizzato in cerca di aiuto. Cosa aveva fatto di male quella donna?Perché non ho fatto niente per intervenire??

Spesso in quei giorni mi dicevo “codardo”. Non avevo fatto niente e come mi ripetevano tutti…io non potevo fare niente. Il giorno dopo l’episodio, appena svegliato, ero andato in cucina per prendermi un caffè…non avevo dormito per niente, tutta la notte ho avuto l’immagine di quella ragazza. Verso le dieci e un quarto aveva suonato qualcuno al citofono. Era la polizia

Buongiorno, è lei Jason Mandeer?”

Sì sono io, perché?”

Lei ieri era presente nel luogo dell’accaduto e dovrà testimoniare per la donna…Dovrà andare in tribunale e dire quello che ha esattamente visto. Sappiamo che è difficile per lei, ma lo sa che è molto importante, le diremo in seguito come funzionerà. Ora dovrà seguirci ragazzo.”

Mi era caduto il mondo addosso. Avevo chiesto due minuti per vestirmi. Ero rientrato in camera a cercare i vestiti,avevo urlato fortissimo tirando un pugno al muro…c’è ancora la crepa. Mia madre era venuta con me al commissariato. Stava per incominciare la mia lotta.

È da giorni che non vado a scuola, preferisco studiare a casa,in camera mia con un paio di cuffiette nelle orecchie e musica a tutto volume. Ascoltare la musica mentre studio mi rilassa, mi fa concentrare. Mancano pochi giorni al processo e sono ancora sconvolto, le notti dormo a mala pena 3 ore, dopo mi vengono incubi. La polizia qualche giorno fa mi aveva spiegato tutto, come era la situazione…non volevo crederci a quello che era successo quel giorno. Ho paura sì, ma non perché c’è il giudice che ti fissa in un modo abbastanza inquietante in cerca di verità, ma perchè ho paura di non farcela, di non sopportare tutto il processo. Tutto quello che devo fare è solo testimoniare. Sembra facile a sentirlo, ma è la lotta più dura che dovrò affrontare da solo perché ero solo io in quel luogo. Rivedere il viso di quella donna sarà molto difficile.

Sto facendo una cosa molto significativa e importante per quella donna;le permetto di ricominciare a vivere e a vedere marcire in carcere colui che le ha fatto del male. Sono così inorridito da tutto questo. Perché esiste questo tipo di gente, di uomo che vuole solo il possesso. Il possesso è il contrario dell’amore. L’odio non è mai stato il contrario, quindi se qualcuno si sente dire che è l’odio il contrario dell’amore, non è vero. Il possesso può essere un disturbo mentale, capace di arrivare alla distruzione di un rapporto e arrivare fino alla violenza.

Dire a una ragazza “sei mia” è una prima forma di possesso. Io sono del parere che niente è di nessuno.

Mancano solo 3 giorni e l’ansia si fa sentire più di prima,non ci credo ancora che sono arrivato fino a questo punto. Non me lo aspettavo.

Ore 12.00

Sono in tribunale,è arrivato questo momento. La lotta è iniziata.

RENEE

È ormai un anno che non mi metto più in punta di piedi, mi mancano quelle scarpette rosa, mi manca la mia scuola, la sala prove e il mio insegnante. Mi manca la libertà che provavo. Mi mancano le soddisfazioni dopo i giorni di sacrifici e soprattutto il passo a due con Anilker. Sarebbe stato il traguardo finale di un lungo percorso che mi avrebbe portata in accademia. Sarebbe stata una grandissima occasione per dimostrare a mio padre quanto valgo come ballerina, o meglio quanto valevo. Volevo dimostrare a mio padre che sono una ragazza che lotta sempre per raggiungere i propri sogni, obiettivi.

Mi fa rabbia tutto questo. Perché è successo a me? Perché la mia passione è stata distrutta da quel maledetto incidente?!

Sogno ancora quei giorni passati in ospedale, dove ho dovuto ascoltare le uniche parole che non avrei mai voluto sentire: “Non potrai più ballare.” È stato un colpo troppo forte.

Le mie amiche continuano a dirmi che prima o poi troverò qualcos’altro di bello e interessante da fare. La mia vita no è finita,lo so,ma quella precedente sì,è morta. Ora devo solo andare avanti, studiare per il College , laurearmi e poi chissà cosa diventerò.

La mia sorellina fa danza e io lla sala. non riesco ad andare ai suoi saggi, l’ultima volta sono scoppiata a piangere e me ne sono andata.

Non vedo mio padre da 6 anni. Ogni anno mi manda una cartolina con le solite parole, di ogni volta:

Ciao bambina mia, ti voglio bene. Al tuo prossimo saggio mi vedrai seduto in prima fila.” Soltanto che non è mai venuto. È quel padre che ha amato sua moglie per un po’ e ne ha trovata un’altra. Ora vive a New York con la sua nuova moglie, sposati da poco. Mi ha mandato l’invito, ma non ci sono andata. Mia sorella mi aveva pregato, solo che io non volevo. Lei è ancora piccola, ha solo 8 anni e non riesce a capire bene la situazione. Chiede sempre a mia madre perché papà non viene mai,ma lei cambia sempre discorso o almeno ci prova. Mia madre deve prendere tante medicine, ma quasi sempre si dimentica e io in un certo senso devo assumere il ruolo di madre. Sei mesi fa ha tentato il suicidio prendendo una quantità eccessiva di sonnifero. Io l’ho vista in tempo, ho chiamato subito l’ambulanza. Lei ora è salva, ma depressa. Io mi maschero sempre. Dico che tutto va bene,ma in realtà quando torno a casa è come stare in un manicomio. La mia lotta quale è?

Devo solo realizzare che non posso più ballare, devo farmene una ragione, tutto qui.

Ci saranno altri hobby che mi potrebbero interessare o che possono portarmi qualcosa di buono in futuro, devo solo cercare e trovarlo.

Jason

Oggi vado a scuola,avevo bisogno di staccare un po’. Ho materie semplici,più o meno. La professoressa di fisica doveva interrogarmi ma vista la situazione non lo ha fatto più. È la terza ora,il professore di matematica sta spiegando e io non ho nessuna voglia di seguire,troppo noioso, sono cose che già so.

In mente ho solo una cosa,anzi solo una persona.

Qualcuno bussa alla porta di classe, spero tanto che sia il bidello che fa perdere tempo al professore. Apre la porta. Non era il bidello. Era una ragazza.

Era Renèe. Era la ragazza che in queste notti ho sognato. È la ragazza con la quale ho passato pomeriggi,nei miei sogni. È la ragazza che ho sognato. È lei.

Qualcosa però non va, non è come nei sogni…è cambiato qualcosa, sento come se odiassi quella ragazza. Talmente perfetta che non può essere realtà.

Reneè

Oggi finalmente vado a scuola, ho passato giorni a prendermi cura di mia madre e di mia sorella. Non ce la facevo più, dovevo staccare.

Ho poche ore perché il professore di arte manca e quindi esco prima e me ne approfitto per uscire con i miei amici, quelli veri però.

È la terza ora e il professore mi aveva detto che in questa ora io dovevo andare da un certo professore Micheal per consegnarli delle fotocopie da parte sua.

Ho bussato e ho sentito il professore che mi diceva: “ Entra, prego.”Sono entrata. Sono andata direttamente dal prof, ma come sempre mi guardo un po’ attorno. Ho visto lui. Ho visto il ragazzo che in queste ultime notti ho sognato. È lui il ragazzo che è entrato nei miei sogni. È il ragazzo con il quale ho passato interi pomeriggi, sempre sognando. Sono paralizzata. Qualcosa non va però…il ragazzo dei sogni è talmente perfetto che non può essere realtà…ciò che ho sognato, i pomeriggi passati, così perfetti, non possono esistere nella vita reale. Sento come se odiassi quel ragazzo.

Autrice: Daria Grigioni

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone