Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

All’improvviso, sull’isola – Racconto

Isola Deep Land, 11 ottobre 2034.
Il Sole illuminò degli uomini felici in barca che ben presto raggiunsero le sponde dell’Isola con una missione ben precisa: recuperare i superstiti di una spedizione, che parevano ormai morti. Erano armati di mitragliatrice. Il primo a mettere piede sull’Isola fu il capitano Arbogast, un vecchio con una sigaretta che gli ciondolava dal labbro, seguito dal giovane Sam, dalla sua dolce fidanzata Mary e da una decina di marinai. La speranza che avevano in comune era di trovare qualcuno vivo, magari il capitano Sean, anche se era improbabile. L’isola era circondata da imponenti alberi, da cui provenivano i canti melodiosi degli uccellini. Arbogast suonò il corno e fece prendere uno spavento a un coccodrillo che stava sdraiato su un tronco d’albero a prendere il sole. Nessuno ha mai saputo perché, ma adorava fare scherzi, perfino agli animali. Anzi, in verità risultava antipatico a tutti. Ma era comunque il capo e ognuno doveva portargli rispetto. Davanti a loro si trovava un’immensa palude; tutto sembrava apparentemente docile e tranquillo e perciò non pensarono al minimo pericolo, anche se solo poche ore dopo avrebbero dovuto cambiare idea.
La sera si riunirono a mangiare in una vecchia casa, piccola ma piuttosto accogliente. Dopo un pasto leggero e veloce, composto da una minestra, da un piatto di insalata e da arista di cinghiale ucciso il pomeriggio, ognuno andò a dormire nel proprio letto. Durante la notte, Arbogast sentì una voce roca che lo chiamava da lontano, sembrava provenire dalla foresta. Si alzò dal letto e in pochi minuti si trovava già nel bel mezzo della foresta. Aspettava che l’uomo misterisoso che lo aveva chiamato si facesse vivo, ma ad un tratto sentì qualcosa che lo afferrò alla gola. In pochi secondi il suo respiro si fermò e, ormai in fin di vita, riuscì a vedere la sagoma di un uomo che si allontanava. Poi non vide più niente.
La mattinata successiva, mentre alcuni uomini cercavano disperatamente Arbogast, i due fidanzati stavano nuotando nella palude. Due uomini erano incollati al telefono accanto a un palo elettrico. Qualcuno era intenzionato a trovare Arbogast, altri non se ne curavano, semplicemente perché era la persona più antipatica che avessero mai incontrato. Passata circa un’ora, Sam e Mary uscirono dall’acqua e si incamminarono verso la foresta. Quello che videro poco dopo fu talmente sconcertante che i due fidanzati corsero il più velocemente possibile e raggiunsero in poco tempo la casa. Avevano il fiatone e non smettevano di tremare dalla paura. Riferirono agli uomini di aver visto un essere verde che teneva in bocca la sigaretta di Arbogast. Essi fecero fatica a crederci e definirono questo racconto frutto della loro fantasia da innamorati.
In piena notte uno degli uomini si alzò dal letto e si fermò in un punto indicatogli da una voce roca, la stessa che il giorno prima aveva chiamato Arbogast. Due mani robuste gli afferrarono il collo e strinsero talmente forte che il povero sfortunato cadde a terra ucciso.
Il giorno dopo erano tutti alla ricerca dell’uomo scomparso. Mary, che si trovava sotto un albero, fu immersa da una cascata di bava che proveniva dalla bocca di un essere diabolico, che le balzò addosso dall’alto, le sbatté la testa contro una roccia appuntita e le affondò le unghie nelle palpebre. Anche Mary incontrò la morte. Gli uomini videro in faccia il mostro: aveva la pelle verde e rugosa, gli occhi giganti, due file di denti gialli e una lingua biforcuta. Aveva inoltre una lunga coda e delle zampe culminanti in artigli affilati come perfidi coltelli. Nessuno scoprì mai come fosse arrivato in quell’isola o chi ce lo avesse portato. Gli uomini scoprirono ben presto che la casa era stata completamente rasa al suolo non da un solo mostro, ma da un gruppo intero di quelle ripugnanti creature: il mostro che aveva ucciso Arbogast, Mary e il marinaio si era riprodotto e aveva dato origine, negli anni, ad altri mostri! Gli uomini presero una mitragliatrice e corsero infuriati e assetati di vendetta verso quegli esseri orribili, con i quali iniziarono una terribile lotta, che si concluse con la morte sia dei mostri che degli uomini, come testimoniava il mucchio di cadaveri bianchi accanto al mucchio di cadaveri verdi. Solo Sam e un mostro erano ancora vivi ed entrambi sapevano che uno di loro avrebbe incontrato la morte. Il mostro inseguì Sam, che nel frattempo aveva raggiunto il palo elettrico. E quando esso fece per morderlo, Sam si scansò e il mostro morse il filo elettrico del palo, rimanendo fulminato. Ora nell’Isola c’era solo Sam. Il Sole illuminava un uomo triste in barca che si lasciava alle spalle una vicenda da incubo.
Francesco Cosenza -Classe 1G
Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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