Doposcuola – Racconto

Non sono mai stata simpatica ai miei compagni di classe, diciamolo… Sono timida e insicura, a loro non è mai importato di me, men che meno a Andy e Emma. Sono entrambi più grandi e non hanno un carattere proprio socievole, diciamo, da quando ho messo piede nella loro scuola sono sempre stata il loro bersaglio preferito.
Fino a quel momento non avevo fatto mai niente per farli davvero arrabbiare, ma quella mattina per sbaglio ho fatto lo sgambetto a Emma. Lei mi ha guardato per un attimo e poi… è andata via. Ero sbalordita, mi aspettavo che come minimo mi avrebbe ucciso e invece è semplicemente andata via. Quasi non sentii il professore entrare in classe, guardavo fissa Emma, parlava con Andy di qualcosa e ogni tanto sogghignava guardandomi, pero’ non successe nulla. Alla fine dell’ora aspettai che tutti fossero usciti per andarmene… ma non è stata una grande mossa. La porta della scuola mi fu sbattuta addosso prima che riuscissi a vedere Andy che la chiudeva. Mi avrebbe fatta uscire, forse… Non poteva tenermi lì. Scrollai con forza la porta, perché non si apriva? Poco prima di andarsene, Andy mi dondolò le chiavi davanti alla faccia come se fossi un cane. Tutte le finestre erano chiuse, fuori pioveva a dirotto e io non avevo neanche un telefono. Sono sola a casa il venerdì e non avevo preso neanche le chiavi, che stupida…
Feci il giro della scuola, ma non c’era niente che mi potesse aiutare. Fuori stava facendo buio, conoscendomi neanche se avessi potuto avrei avuto il coraggio di uscire. Un tuono improvviso mi fece urlare di paura. Mi misi con le spalle al muro e mi portai le ginocchia al petto. Non sono coraggiosa, non lo sono mai stata. Iniziai a piangere maledicendo Andy e Emma: me l’avrebbero pagata, era una promessa. Lentamente mi alzai per andare al piano di sopra, il bagno delle ragazze era accanto alla mia classe .
Mi guardai allo specchio: gli occhi gonfi di pianto mi davano un aria quasi spettrale. Proprio in quel momento un fulmine fece andare via la corrente, io rimasi pietrificata al buio, ascoltando il suono delle goccioline d’acqua del rubinetto. Per un attimo mi parve di vedere attraverso lo specchio un’ombra più grande delle altre, un lampo illuminò la stanza. Urlai.
Era durato solo un attimo, ma in fondo alla stanza era apparso un ragazzo. Non aveva faccia, però. Scappai fiondandomi dentro il laboratorio di tecnologia, nella stanza c’erano almeno una cinquantina di computer ma solo uno era acceso. Nel computer c’era la pagina di un vecchio giornale. Venti anni fa, un ragazzo era stato spinto da dei bulli da un tetto, proprio nella nostra scuola. In fondo alla pagina c’era una foto, ritraeva il ragazzo morto, la faccia deformata dalla caduta. Era troppo… Scappai verso l’uscita e iniziai a scrollare la porta più forte, piangendo dalla disperazione. Sentii un fruscio dietro di me, un’ombra scura mi passò davanti e io mi girai. Dietro di me c’era il ragazzo senza faccia. Girò la testa di lato e mi chiese un nome, io non so perché ma glielo dissi, pronunciai il nome di Andy. Poi la porta si aprì di scatto e io corsi fuori senza guardarmi indietro .

La mattina dopo tornai a scuola a testa bassa. Andy e Emma mi sorrisero, ma io li ignorai. Durante la lezione di aritmetica Andy andò in bagno, si comportava in modo strano, anche Emma sembrava rendersene conto. A ricreazione Emma uscì cercare Andy, subito dopo sentimmo un urlo e tutta la classe uscì a vedere .Fuori Emma stava piangendo accanto al corpo di Andy: qualcuno lo aveva spinto giù dall’alto.
Alzai lo sguardo e mi sembro di vedere un ragazzo che rideva sopra il tetto, il ragazzo senza faccia. Emma all’ improvviso mi puntò un dito addosso, gridando che ero stata io. Io me ne andai lasciandomi le sue grida alle spalle. In un certo senso aveva ragione, ero stata anche io. Sorrisi.

Stella Alemanno – Classe 1B
Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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