E fuori nevicava… – Racconto

Era un giorno freddo, uno di quelli particolarmente cupi dell’inverno. Il cielo era grigio, un opaco mantello che si estendeva per un’infinità di chilometri. Ad ogni incrocio rimbombava il silenzio, si ripeteva incessante lungo le strade, senza che nessuno ne ostacolasse la corsa. Ogni corpo riscaldato da un cuore che batte se ne stava chiuso in casa, aspettando la tempesta sotto strati di coperte. Il caldo che emanavano era particolare: un tepore confortante partiva dalle punte dei piedi, per poi diffondersi dolcemente fin verso le guance, le quali assumevano un delicato color rosa. Nell’aria c’era odore di zenzero e di cannella: era lì, sospeso nel vuoto ad addolcire quell’atmosfera. Era un giorno freddo e nessuno aveva intenzione di uscire. Peccato, perché tutti si persero, in questo modo, la storia d’amore più unica che fosse mai accaduta. Ma successe in un luogo talmente lontano che, in fin dei conti, sarebbe risultata invisibile lo stesso. Questa storia parla di un fiocco di neve. Un fiocco di neve che venne destato all’improvviso, mentre si trovava ancora assopito nella sua soffice culla su una nuvola. Quando essa si dissolse, il piccolo fiocco di neve si trovò a volteggiare nell’aria in una spirale irregolare. Il fiocco di neve era bianco e piccolo. Sei lunghe braccia perfettamente lisce si diramavano dal centro, e ce n’era anche una settima che presentava un incavo impercettibile sull’estremità. Il vento allontanò più e più volte il fiocco dalla sua meta originaria. Ben presto si ritrovò a vagare da solo, per le vie di luoghi a lui sconosciuti. Si stava avvicinando la notte di Natale e tutti i suoi amici erano già caduti a terra, adagiandosi chi su alberi, chi su camini, chi semplicemente sull’asfalto, creando una coperta bianchissima che ricopriva ogni angolo di mondo come abbracciandolo. Tutti i fiocchi di neve erano lì, sotto di lui, lontani chissà quanto. Il piccolo fiocco di neve sospirò: non aveva nemmeno un ricordo felice con cui consolarsi in quel freddo giorno d’inverno. Passò vicino alla finestra socchiusa di una graziosa casina di legno. Lungo il perimetro dell’intera abitazione erano state messe delle lucine bianche e rosse, le quali incorniciavano il tutto in un vero e proprio frammento natalizio. Dalla finestra il fiocco di neve vide un albero altissimo, di un verde finto ma brillante. C’era un uomo che teneva stretto a sé una donna intenta ad attaccare le ultime decorazioni. Vicino al camino se ne stavano due bambini, con indosso dei cappellini di Babbo Natale. Il più grande stava leggendo una fiaba al più piccolo, che rideva di gran gusto ogni volta che il primo gli faceva qualche smorfia. Il fiocco di neve accennò ad un piccolo sorriso, ma una lacrima ghiacciata stava già scendendo dai suoi occhi. Lui non aveva mai avuto una famiglia: era una semplice goccia d’acqua che si era cristallizzata e che poi era caduta per il semplice fatto che, un giorno, il tempo aveva deciso di essere più freddo del solito. Una nuova raffica di vento portò via da lì il piccolo fiocco di neve, che sperava potesse esser fatta la stessa cosa anche per la sua malinconia. Il battito del cuore gli salì a mille quando per poco non aveva finalmente toccato il suolo. Da lontano intravide un ristorante, o forse un albergo. C’erano due ragazzi seduti ad un tavolo. Si tenevano per mano e lei aveva un sorriso così sincero in volto da risultare a dir poco bellissima. Ad un certo punto lui assunse un’espressione seria in volto e guardò dritto negli occhi la sua compagna, evidentemente preoccupata. Iniziarono a discutere; quando lui diede un pugno al tavolo lei trattenne a stento le lacrime. Il fiocco di neve non seppe mai il motivo di quel litigio, sapeva solo che era sbagliato. La ragazza afferrò il suo cappotto e corse fuori. Inciampò su un gradino, per poi continuare per la sua strada: di certo non era così che voleva passare il suo Natale. Il ragazzo si portò le mani alla testa, per poi raggiungere la ragazza e tirarla a sé; lei tentò in un primo momento di fargli perdere la presa, ma poi cominciò a divincolarsi sempre meno fino a cedere a quell’abbraccio. Intanto il fiocco di neve, solo soletto, continuò a vagare per quei paesaggi che, ad ogni passo, gli sembravano sempre più simili fra loro. Ad un tratto uno spiraglio si aprì fra le nuvole. Una flebile luce tagliò in diagonale il campo visivo del fiocchetto. Era un raggio di luce che si era fatto spazio per poter uscire finalmente da quella coltre grigia dove era intrappolato, per poter tornare dal suo fiocco di neve. Quest’ultimo, in quell’attimo, si ricordò di molte cose. Aveva passato pochi minuti con quel raggio di Sole, ma erano stati i minuti più preziosi che avesse mai trascorso. Mentre tutti gli altri fiocchi di neve cominciavano ad andarsene uno per uno, senza mai accennare ad un saluto, quella flebile luce gli era sempre rimasta accanto, senza mai toccarlo. Entrambi avrebbero almeno voluto sfiorarsi, ma sapevano che al minimo contatto sarebbero morti tutti e due, uno fisicamente, l’altro emotivamente. Il fiocco di neve osservò accuratamente il suo raggio di Sole, tanto gli era mancato. Era così splendente, brillava di una luce quasi bianca. La prima volta che lo aveva visto aveva riso tanto: non poteva provare qualcosa per quella luce. Insomma, aveva un cuore letteralmente di ghiaccio e poi quando mai era successo che un piccolo fiocco di neve come tanti si innamorasse? Si erano limitati, entrambi, ad osservarsi da lontano. Ora il raggio di Sole stava correndo all’impazzata verso il fiocchetto di neve, voleva impedire che diventasse parte di quel paesaggio. Era il suo fiocco di neve e tale doveva rimanere, non poteva scivolargli via in questo modo. Il fiocco di neve chiuse gli occhi, ormai a pochi metri da terra. Una presa calda lo avvolse. Prima era confortante, poi iniziò a bruciare. Non ci fu alcun rumore, solo silenzio. Nessuno sentì il piccolo fiocco di neve gridare. Scomparve. Nessuno vive per sempre, ed il fiocco lo sapeva bene e sapeva bene che lui non avrebbe potuto fare altro se non esser trasportato dal vento: non avrebbe mai bevuto la cioccolata calda, o visto il cielo estivo insieme al suo raggio di Sole. Avrebbe solo conservato il ricordo di quel desiderio.
Era un giorno freddo giorno d’inverno e qualcosa, quella notte, prese una piega diversa. Dopo esser scomparso per pochi secondi nel cielo, il piccolo fiocco di neve si trasformò in una nuvoletta, quasi invisibile, di vapore. All’inizio incespicò un po’ nell’aria, dovendosi abituare alla sua nuova forma. Poi venne abbracciata dall’aura confortante del suo amato raggio di Sole, felice di poterla finalmente accarezzare e baciare in un modo tutto diverso da come faceva con tutto ciò in cui si imbatteva. Era un amore che mai si era visto prima, un amore che era riuscito ad andare contro alle leggi naturali del destino. Beh, ma questo già lo si sapeva dall’inizio: avete in fin dei conti mai visto un fiocco di neve ridere o piangere? Ma forse è proprio questa la magia del Natale… E sapete com’è finita la storia? Il fiocco di neve divenne l’aria che il raggio di luce avrebbe riscaldato un po’ ogni giorno, per sempre.
Ginevra Comanducci – Classe 3C

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