Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Finalmente protagonista – Racconto

Nel silenzio della notte, con una piccola lucina sotto le coperte la ragazza sussurrò, come faceva ormai da anni, una semplice frase: “Ti prego, fai che domani cambi tutto”. Ma non accadeva mai niente, ogni giorno si svegliava al suono della sua perfida sveglia, si vestiva, mangiava, andava a scuola, tutto seguendo la sua solita noiosa routine che a volte rischiava di farla impazzire. Per alcuni era rassicurante vivere in un mondo così monotono e noioso, era per loro tranquillizzante sapere il fatto che ogni giorno sarebbe stato uguale identico al precedente, sempre con i soliti orari precisi e ordinati, i soliti amici, i soliti professori, forse anche i soliti voti. Eppure per lei non era così: avrebbe voluto solamente un piccolo spiraglio di vita nella piccola grande gabbia della sua routine quotidiana. “Anche un ritardo a scuola” pensava tra sé e sé. Ma… niente: tutti i giorni procedevano con la stessa perfetta puntualità e in fondo anche lei aveva paura di rompere quel fragile meccanismo della sua giornata. Allo stesso tempo voleva però che qualcosa cambiasse, come succedeva nelle sue storie preferite… chissà, forse un giorno un drago gigante avrebbe attaccato la città e lei avrebbe dovuto farsi avanti come una piccola eroina. Ma forse avevano ragione i più grandi, le sue erano solo fantasie da bambini e avrebbe dovuto incominciare a crescere, invece. Con questi pensieri chiuse gli occhi mentre il sonno la avvolgeva tra le sue spire.

Driiiinn! La sveglia suona imperterrita e la ragazza, Rosy aprì gli occhi pieni di sonno. Prese la sveglia e guardò l’ora: “Le 3.40, ma mi vuoi prendere in giro?” disse poi rivolta alla sveglia. Rimise la sveglia sul comodino e poi rimise la testa sul cuscino. Chiuse gli occhi cercando di riprendere il sogno che stava facendo quando sentì un piccolo rumore provenire dalla porta-finestra davanti a lei. Aprì gli occhi di scatto e vide che in qualche modo la serranda si era aperta un poco facendo filtrare una lieve luce azzurrina. Rosy si alzò piano, incuriosita, cercando di non fare rumore per non svegliare i genitori che dormivano nella stanza accanto. Andò accanto alla porta-finestra e iniziò a tirare su la serranda fino ad arrivare a lasciare un piccolo spazio tra essa e il pavimento, sufficiente a riuscire a passare sotto. “Che sto facendo?” si chiese la ragazza “Non dovrei uscire in terrazza a quest’ora”. Sopra di lei continuava però a vedere quella luce azzurra farsi sempre più luminosa “andiamo che potrebbe mai succedere” pensò e con una mossa veloce si ritrovò fuori.
La prima cosa che sentì fu il vento fresco della notte che le scompigliava i capelli, poi la vide. La Luna brillava in tutto il suo splendore mentre intorno ad essa, quasi come le damigelle con la bellissima sposa, c’erano tutte le stelle. Non aveva mai visto un cielo più bello e, mentre ne ammirava stupita ogni sua parte, si addormentò lì fuori, cullata dalle dolci folate di vento. E iniziò a sognare. Era in un luogo completamente bianco nel più assoluto silenzio, quando iniziò a sentire in lontananza il fischio di uno di quei vecchi treni a vapore che suo padre una volta le aveva mostrato in un museo. Che poi arrivò sferragliando e suonando davanti a lei: era proprio un treno rosso fiammante, ancora della versione con il camino nel vagone del comandante. Con suo stupore si fermò esattamente di fronte a lei.
“Buon giorno, signorina,” le disse un ragazzino tutto sporco di fuliggine “vuole salire sul nostro treno?” chiese lui.
“Dove porta?” sussurrò in risposta lei, incuriosita.
“Nella biblioteca dei libri infiniti, ovvio, no?” e indicò un piccolo cartellino attaccato malamente ad un vagone con su scritto “DESTINAZIONE: BIBLIOTECA INFINITA”.
La ragazza sorrise. Una biblioteca? Proprio quello che desiderava. “Andiamo” disse rivolta al ragazzo e salì su un vagone mentre il treno partì veloce; intanto il panorama si formava al loro passaggio e infine finalmente arrivarono a destinazione. Era una costruzione piuttosto alta e malridotta. Rosy Scese dal treno e si incamminò, senza aspettare il ragazzo, vicino alla biblioteca; un nastro rosso le impediva di entrare e lei allora si voltò verso il ragazzino che era rimasto vicino al treno.
“Ma non si può entrare?” chiese Rosy.
“Teoricamente non più, ma se lo vuoi davvero, riuscirai ad entrare senza far distruggere il tutto” rispose lui, mentre un mezzo sorriso stranamente divertito sostava sul suo volto.
“Come distruggere tutto?” continuò lei.
“Certo, non vedi com’è ridotto? Basta anche poco per farlo disintegrare al suolo con tutto quello che c’è dentro” spiegò il ragazzo pulendosi con uno straccio la fronte sporca di fuliggine.
“Ma non possiamo fare qualcosa?” chiese ancora Rosy.
Il ragazzo scosse la testa: “Solamente tu potresti entrare senza far distruggere tutto, ma devi volerlo sinceramente, sennò ogni cosa crollerà per sempre”.
La ragazza lo guardò un attimo: “Ma… non sono in grado. Sarà tutta colpa mia se poi crollerà tutto…”
“Almeno ci avresti provato, non credi? A volte bisogna correre il rischio. Vuoi che cambi qualcosa? Bene, allora impara una cosa, ragazzina: a volte dobbiamo cambiare noi qualcosa sennò rimarremo fermi al punto di partenza. Quindi a te la scelta: o vai li dentro e cerchi di salvare quello che resta della biblioteca o, se non ci vai, sappi che si distruggerà lo stesso e avrai perso l’unica occasione di cambiare le cose” disse il ragazzo, guardandolo deciso.
“È questa la differenza tra me e lui, lui ci crede, crede davvero che io sia in grado di fare tutto questo, io no” pensò Rosy. Poi volse lo sguardo verso l’entrata scura della biblioteca. “Ma forse…” si disse dentro di sé. La ragazza si avvicinò alla riga e guardò dentro, si vedeva solo buio. “Forse ci dovrei credere anch’io” pensò, provando a darsi forza, quindi mosse un passo oltre la riga: “Sì, posso davvero riuscire a salvare tutto questo, sono io l’eroina stavolta” e con un passo deciso entrò nella struttura. In quel momento senti il vento prenderla e finì nel mezzo del vortice mentre volava sempre più in alto. “Ce l’hai fatta” sentì una voce gridare contro la forza del vento e poi più nulla, solo buio.
Rosy aprì gli occhi di scatto e si ritrovò a fissare il sole sorgere. “Allora è stato solo un sogno?” si chiese. Però ce l’aveva fatta, l’importante era quello, era stata lei la protagonista questa volta.
Sara La Torre – Classe 1 B
Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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