Ladra di fantasia – Racconto

Era l’ennesima volta che Christina andava lì, ormai era diventata la sua abitudine estiva preferita; quel giardino nascosto fra edera e cespugli era diventato praticamente suo. Non aveva detto a nessuno dove andava nel tardo pomeriggio, forse perché nessuno lo aveva chiesto, oppure perché lei non voleva condividerlo, tenendosi quel segreto per sé. Come al solito era seduta sul prato che osservava la siepe fantasticando e pensando a tutto ciò che le sembrasse importante. Quel giorno i suoi pensieri erano rivolti verso il tempo; alquanto deprimente, in effetti, come argomento di riflessione, ma Christina non era una ragazzina depressa, semmai era intelligente.
I suoi pensieri furono subito interrotti da un fruscio di frasche, nessuno era mai venuto nel suo giardino segreto, immediatamente si nascose dietro una siepe. Vide sgusciar fuori da lì un gatto nero e, proprio quando stava per tirare un sospiro per l’inutile spavento, vide dei piedi uscire dai cespugli, camminare fino al gatto e prenderlo in braccio. Non riuscì a vedere la faccia ma solo le gambe, che intanto si incamminavano verso l’uscita del parco. Cosi anche lei tornò seduta sul prato a contemplare la siepe, così inutile e preziosa al tempo stesso: era l’unica barriera fra lei e la realtà, in effetti. Fu lì che notò che qualcosa di rosso lì dietro: sembrava un fiore, ma non lo era, così si avvicinò lentamente e notò che era legno con della vernice rossa incrostata, cominciò a tastare tutto sotto la siepe e capì che là dietro c’era un’asse, anzi, una porta. Così afferrò la maniglia e tirò verso di sé. La porta si aprì: fu in quell’istante che capì che il giardino era solamente l’anticamera di un palazzo che era possibile vedere solo una volta entrata dentro, insomma una casa invisibile; piuttosto incredula guardò prima dentro e poi fuori, considerando che quel che vedeva non cambiava: dentro un’enorme sala con una scalinata immensa e fuori nulla. Le sembrava assurdo. Non restava che esplorare.
L’ingresso era molto ampio, con una scalinata in pietra, ma non era il classico rudere con le ragnatele, era un posto tenuto bene, ma era anche antiquato, con quadri e tende di colori scuri e un enorme planisfero di carta ingiallito. Salite le scale c’erano diverse stanze fra cui una biblioteca fornitissima. Fu proprio allora che sentì che il palazzo non era disabitato: un rumore si avvicinava sempre più a lei, così si nascose dietro la porta di quella sala. Pensò di aspettare fin quando il rumore non fosse scomparso, ma sembrava non voler cessare e intanto si avvicinava sempre di più; questa volta non era un gatto, ma una persona. Poi una voce anziana disse:
“Sono 65 anni che ti aspetto, Christina, finalmente mi hai trovato!”
Nella testa della giovane cominciarono a frullarle in testa mille domande come: “ Come sa il mio nome? Come ha capito che sono qui? Perché mi ha aspettato, che dovrei fare?” ma la domanda che più la tormentava era “Ma chi è questo vecchio?” Uscì dal suo inutile nascondiglio e giustamente tutte le domande le scapparono dalla bocca senza colpo ferire. L’uomo sembrava non voler rispondere, ma poi cominciò a parlare:
“Tu come me e chi mi ha preceduto sei destinata a vivere ogni singolo giorno dopo oggi in solitudine per sempre, qui crescerai, vivrai ed invecchierai, lontana dalla realtà, conservatrice dei sogni di ogni essere vivente, diventerai come me una ladra di fantasia… e mi addolora dirti che non è una scelta facoltativa”.
Christina non ebbe il tempo di pensarci sopra che, come apri gli occhi, fu abbagliata dal Sole, si mise in piedi, fissò la siepe avvicinandosi lentamente e realizzò che era ora di cena dal languorino che le tormentava lo stomaco. Nonostante si fosse appena svegliata, doveva proprio correre verso casa…

Anna Pasquini – Classe 3C
Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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