Scuola Secondaria di Primo Grado "Puccini" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Sembrava un ottimo piano… – Racconto

Non ricordo quando ho deciso di uccidere Janette, forse quella volta che è tornata a casa senza pelliccia dicendo di averla persa sul treno, ero veramente arrabbiato, ma non talmente tanto da ucciderla…
Passavano i giorni, e mia moglie continuava a sperperare il mio denaro, avevo pensato di chiedere il divorzio, ma sicuramente se avesse accettato mi avrebbe prosciugato fino all’ultimo centesimo, non era una buona idea, l’unica cosa che rimaneva era l’omicidio.
Mi dovevo trovare un alibi, potevo essere al bar con il mio amico James e il mio caro barista, ma dovevo convincerli prima.
Il giorno seguente andai da loro, sembravano essere d’accordo, mi dissero che in quei giorni Janette non era stata molto gentile, perciò accettarono, l’unico problema era James: avrebbe spifferato tutto, ma dovevo fidarmi, perché sarebbe stato al bar anche la sera della testimonianza.
Qualche settimana dopo decisi di mettere il mio piano in atto, lei amava fare shopping, perciò come scusa decisi di portarla a fare la sua attività preferita, dopo un po’ decisi di prendere una strada secondaria, più isolata…
La mia arma era un semplice coltello, e decisi di usarlo nel modo migliore; dopo un po’ di strada mi fermai “per sgranchirmi le gambe”, e lei fece lo stesso, ovviamente, tutto per i soldi, a questo punto non mi rimaneva che ucciderla.
Presi la mia arma, le camminai dietro con molta naturalezza per non farmi scoprire e colpii.
Settimane dopo l’avvenuto, un uomo trovò un corpo senza vita in stato di avanzata decomposizione, chiamò subito la polizia e iniziarono ad indagare.
Il primo sospettato, ovviamente, ero io.
Sembravano convinti del mio alibi e del mio modo di fare e di essere in quel preciso momento, ma non troppo, perciò andarono a chiedere ai miei collaboratori. Furono entrambi molto convincenti, ma per mia sfortuna quella sera era presente il mio nemico, Jonas, che mandò a monte il mio piano.
Disse al poliziotto che io pensavo da tempo di uccidere Janette, e a quel punto non sapeva più a chi chiedere.
A questo punto chiamarono la scientifica per esaminare il corpo e il luogo…
Forse…
Ho dimenticato qualcosa sul luogo del delitto… il mio coltello, maledizione!

Dovevo scappare, e così feci.
Intanto trovarono le mie impronte e iniziarono a cercarmi per arrestarmi, ma ormai ero scappato, era troppo tardi.
Stavo iniziando a farmi una nuova vita, però mentre camminavo un poliziotto che aveva partecipato alle indagini, ovviamente era là, e ci mise un po’, ma mi riconobbe giusto un attimo prima che io riuscissi a volatilizzarmi un’altra volta.
Mi portò in prigione. Però l’avrei fatta franca se non fosse stato per Jonas, giuro che quando uscirò di prigione, anche se tra molti anni, mi vendicherò, si pentirà di aver fatto quello che ha fatto quella sera, testimoniando. Credo che quando avrò finito con lui non potrà più testimoniare nient’altro.

 

Letizia Laganà – Classe 3F
Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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