Un compleanno spaziale – Racconto

Ero completamente stravaccato sul divano e la testa mi pulsava come se avessi ancora nelle orecchie la voce stridula di Elisa che, insieme agli altri, mi cantava “Tanti auguri, tanti auguri a te!” Buttati qua e là bicchieri di plastica colorati mezzi pieni e briciole di patatine, popcorn e pizzette che Peggy stava meticolosamente raccogliendo con la lingua e con le sue lunghe orecchie.
La mia festa di compleanno era appena finita, forse la peggiore negli ultimi tredici anni: lei non era venuta, gli amici pochi, per non parlare dei regali: tutte magliette e libri horror… Che poi tra l’altro… horror?! Ma chi è stato quel fenomeno a spargere la voce?
Socchiusi gli occhi per un attimo e, mentre li riaprivo, mi soffermai verso un angolo del salotto, dove tra le cartacce degli altri regali, ne era rimasto un altro, l’ultimo. Aveva una forma invitante, rotonda, la mia preferita, e per un attimo pensai che qualche genio di amico mi avesse fatto proprio quello che desideravo. Così, lo scartai velocemente. Un pallone! Anche se non era riconducibile a qualche squadra, poco importava, era un pallone! Chi poteva avermelo regalato? Sul biglietto, bianco, asettico, c’era scritto “auguri per un compleanno spaziale” e la calligrafia non era di nessuno che conoscessi.
Stanco ma felice andai in camera, roteandolo fra le mani e notai una scritta minuscola dal significato oscuro: “Lattea Champions”.
Cominciai a palleggiare un po’, feci qualche giro del mondo e, mentre stavo per fare la più spettacolare delle giochesse, mi sentii improvvisamente risucchiare come se faringe, esofago, stomaco e intestino fossero ridotti ad una pallina da ping pong e vidi tutto buio.
Mi ritrovai in un prato verde circondato da persone strane.
Ancora un po’ stordito, mi alzai e capii che mi trovavo in un campo da calcio, diverso dai soliti, però, dato che era triangolare.
Indossavo una maglietta di una squadra sconosciuta, anche se, devo dire, era bellina, numero 5… accidenti, pensai, anche questa volta mi tocca la difesa!!
C’era anche un tabellone su cui era scritto: Federazione spaziale degli stati democratici vs Invasori.
In campo erano schierati degli esseri bitorzoluti simili a un broccolo grande quanto una persona, avevano braccia lunghe e quattro gambe, dall’altro lato del campo una squadra molto più possente e muscolosa che avrebbe potuto intimorire anche la persona più coraggiosa.
Dove ero finito? Perché? Mentre mille domande mi rimbalzavano in testa una creatura, sempre strana, iniziò a parlare: “Gentili spettatori siamo qui per disputare la finale della LATTEA CHAMPIONS dove si incontreranno la FEDERAZIONE SPAZIALE DEGLI STATI DEMOCRATICI contro gli INVASORI; in palio ci sarà la sorte del pianeta Terra”.
Dopo quest’ultima parola mi rimisi in sesto di colpo e capii che la mia squadra doveva vincere, perché, insomma , andando ad intuito, gli invasori sono sempre cattivi.
La partita iniziò ed io non capivo nulla perché, quando toccavo palla, l’arbitro mi fischiava sempre contro e i miei compagni mi gridavano con voce nasale “?efa??! ?efa??!”, che suonava qualcosa come “Che fan, che fan????” Ma cosa diavolo dovevo fare? Io non lo sapevo e la Terra stava per essere distrutta…. che lingua indecifrabile!
Osservandoli meglio, mentre giocavano, capii che dovevo usare la testa per i passaggi, e così il punteggio svoltò!
Passarono i minuti, che a me sembrarono giorni e arrivammo ai “testa” di rigore dove, con la fortuna che mi ha sempre contraddistinto, mi ritrovai a calciare quello decisivo. Il momento era solenne, lo stadio era euforico: urla di incitamento rimbalzavano da tutti gli angoli, il cuore mi batteva così forte da rischiare un infarto, finalmente l’arbitro fischiò.
Fischiò una, due volte e quel fischio mi entrò nelle orecchie: era familiare, sembrava il campanello di casa.
Mi alzai, intorpidito, dal divano e con svogliatezza andai ad aprire la porta di casa: era lei, proprio lei con tutti i miei amici.
Stava per iniziare la mia festa di compleanno.

Michelangelo Toti – Classe 2E
Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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