Scuola Secondaria di Primo Grado "Puccini" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Un falco racconta…

Sedicesimo giorno d’autunno, il mio nido
Questo di oggi sembrava un normalissimo giorno autunnale come gli altri sui colli Vespro. Una nebbiolina avvolgeva le colline brulle, a tratti però ricoperte di boschi fiammeggianti: i loro colori rossi, giallastri e marroncini esplodevano come granate nei campi.
Un tappeto di foglie secche ricopriva i prati e l’argentea rugiada si depositava delicatamente sul manto arancione.
L’umidità avvolgeva le mie terre. Forse anche fin troppa umidità…
Nelle ultime tre settimane scrosci d’acqua avevano colpito le terre del Sud: l’acquazzone picchiava le colline del Vespro e le sue violente gocce si immergevano nel fiume come una pioggia di frecce. Il vento aveva spazzato via le foglie cadute, che insieme alla pioggia, creava tornado gialli, che come trottole danzavano liberi su se stessi.
E finalmente oggi è il primo giorno di sole: la luce è spuntata e filtra dalle nuvole nere come segno di speranza.
Ma volando scopro qualcosa che nessun altro animale avrebbe voluto scorgere: i fiumi del Sud erano straripati ed ora a circondare i colli Vespro vi era come un immenso lago, quasi un mare. L’orizzonte era bruscamente segnato dalle montagne, a Sud.
Atterro sulle ‘rive’ e, come il mare, l’insieme della potenza dei fiumi ondeggiava colpendo il terreno fangoso, con qualche scroscio ogni tre onde.
Impaurito, cammino di fianco al grande lago e dopo poco vedo ciò che rende oggi il giorno più buio della storia dei colli del Vespro: i superstiti delle pianure del Sud, allagate.
Arrancavano infreddoliti sulla riva, chi portati dalla corrente, chi su tronchi di legno. Tossivano e molti sputavano acqua gelida dai loro corpicini tremanti. Altri invece giacevano immobili sulla riva, freddi. Non respiravano.
E pensare che ora le loro terre erano il fondale di un nuovo mare che aveva distrutto loro la vita. Fra guaiti e lamenti, castori, scoiattoli, lupi e orsi mi chiamavano.
Impaurito, volo via istintivamente, dal grande lupo delle mie terre: lui sì che avrebbe saputo cosa fare…
E infatti manda subito una squadra di lupi a recuperare i superstiti, operazione che continuò fino a sera.

Diciassettesimo giorno d’autunno, verbale del Concilio dei lupi
“Come molti sapete, gli animali della terra del Sud, affamati e spaventati, sono giunti qui” cominciò il grande lupo “con le loro ultime forze. È nostro dovere aiutarli, per questo ho chiamato tutti voi, i grandi lupi dei colli del Vespro, per decidere insieme sul da farsi.”
“Secondo me, non vanno aiutati!” affermò deciso il grande lupo dei colli dell’Ovest “Sono animali rozzi, trogloditi: delle pianure, insomma!”
“Ma pensate che loro hanno affrontato molti pericoli per giungere qui” disse il grande lupo dei colli del Sud “la nostro terra, il nostro sangue ci lega a loro come animali. E fra animali ci si aiuta. Non possiamo lasciare i nostri fratelli a morire sulle rive!”
“Allora rispediamoli alle loro case!” disse il grande lupo dei colli dell’Est.
“Se ce l’avessero!” affermò arrabbiato il grande lupo del Sud “L’acqua gliele ha strappate via. È per loro impossibile tornare. Perciò, dobbiamo aiutarli. Pensavo che ogni animale avrebbe potuto ospitarne qualcuno, almeno fino a quando l’acqua non si sarà ritirata.”
“No e poi no!” disse in tono burbero il grande lupo del Nord “Gli animali delle pianure non varcheranno mai i confini delle mie terre. Perciò la mia risposta è no! Ospitali tu, piuttosto!”
“Già!” gridò il grande lupo dell’Ovest “Visto che vuoi tanto proteggerli, prendili sotto la tua ala. Perché da quanto ho capito di nessuno di noi tre ti aiuterà!”
A quelle parole, il grande lupo dell’Est e quello del Nord annuirono col muso e così uscirono di scena. Mentre il grande lupo del Sud, infuriato, si avviò nella direzione opposta. Ed intanto gli animali delle pianure si stavano congelando nei boschi del Sud, in attesa di una risposta dal concilio che potesse riscaldare i loro cuori glaciali.

Diciottesimo giorno d’autunno, il mio nido al crepuscolo
Stamani il grande lupo delle mie terre è salito sulla roccia della radura ed è stato accerchiato dagli animali ancora bagnati ed infreddoliti, ma anche dagli abitanti dei colli del Sud.
“Allora” comincia con tono profondo e solenne “al concilio abbiamo… ho deciso che ognuno di voi, parlo ai miei sudditi, ospiterà un animale delle pianure…”
Il suo discorso viene interrotto dalle grida di protesta degli abitanti, mentre gli animali delle pianure se ne stavano spaventati senza dire niente. Come ospiti fuori luogo… ma per me non lo erano: come aveva detto il grande lupo, sono fratelli e fra fratelli ci si aiuta.
Dopo un po’ di protesta, svogliati, ognuno di noi prende un animale da ospitare e a me tocca una volpe rossa, piccola e dal musino nero. Senza dir nulla, mi segue fino al mio nido. Gli spiego tutto della mia tana, ma lei non dice nulla. Sta in silenzio a guardarmi, come se parlassi una lingua a lei estranea.

Diciannovesimo giorno d’autunno, intorno al fuoco
Non ho molto tempo per scrivere e per me ora il tempo è oro. È successo tutto così in fretta che non credo ancora di essere qui, circondato da una cinquantina di animali ‘sfrattati’ dalle pianure, che ci scaldiamo davanti ad un fuocherello, nascosti nella selva, alla fredda notte.
Stamani per la prima volta, la volpe ha fatto parola e con la sua vocina sottile, distrutta dall’acqua malvagia, mi ha detto che nei colli del Vespro del Nord aveva dei parenti e che voleva raggiungerli.
Allora a pomeriggio inoltrato ci incamminiamo furtivamente. Pian piano, quasi per magia, si accodano altri animali, spuntando dalla foresta. Avendo subito violenze dai loro ‘ospiti’ desideravano anche loro raggiungere i colli del Nord, per ricominciare un’altra vita.
E così ora siamo qui, attenti a non farci scoprire dalle pattuglie del grande lupo del Nord, che avendo chiuso i confini, aveva ordinato di rispedire indietro qualsiasi clandestino fosse stato trovato nei suoi possedimenti.
Temo per gli animali delle pianure: quale saggezza e brutalità alimenta l’anima dei lupi…
Ma se ciò è la cosa migliore per loro, allora lo farò.

Ventesimo giorno d’autunno, il mio nido
Ieri, a mezzanotte, ho fatto passare il confine agli animali delle pianure. So poco di loro, solo di alcuni che sono stati beccati e rispediti qui, nelle terre del Sud. Ancora ho paura, paura di averli condotti alla morte. E mi sento in colpa.
D’altronde, in questi periodi bui, come ci possono essere svolte tragiche, altre volte arrivano finali allegri. Ma temo che per questa storia non ce ne sia uno.

Federico Spagna – Classe 2C

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