Un viaggio da sogno – Racconto

Un giorno un ragazzo di nome Tom si trovava nella sua casetta sull’albero, non troppo lontano da casa. Sulla scrivania c’erano molti fogli pieni di appunti, il titolo di tutti era: “Viaggio in mare”. Questo infatti era il più grande sogno di Tom. Tornato a casa si era disteso sul letto a pensare e a sognare il suo viaggio. Gli era tornato in mente di un giorno che si era perso nel bosco. Era terrorizzato, aveva sentito i lupi ululare alla luna. Così si era rannicchiato dietro un masso e aveva chiuso gli occhi. Poi aveva sentito dei passi e i lupi guaire. Aperti gli occhi, aveva visto che i lupi stavano fuggendo e davanti a lui c’era un vecchio. Tom non aveva nemmeno avuto il tempo di ringraziarlo che lui era sparito. Non capiva cosa fosse successo e l’unica traccia era un bracciale. Il ragazzo lo aveva raccolto e osservato con attenzione. Sembrava d’oro, decorato con quattro pietre: verde, azzurra, gialla e rossa. Aveva capito che non era un bracciale qualunque e una voce dentro di lui gli aveva detto di tenerlo. Così se lo era messo al polso. Non sapeva se la voce era nella sua testa o se era qualcuno a dirgli cosa fare, ma non gli importava. Così finì il suo sogno-ricordo. Tom aprì gli occhi di colpo, era ancora un po’ turbato, ma tornò a dormire. Il giorno dopo decise di chiedere in giro per il paese se qualche nave aveva bisogno di un uomo. Sentì qualcuno gridare: “Serve un equipaggio per la Saetta del mare!” Tom andò a parlare con quell’uomo e gli chiese balbettando: “ iiio, voorrei arrrrrruooolarmi, ssoo ffare mmolte coosse”. L’uomo lo guardò storto e disse: “Va bene ragazzo, tu farai il mozzo.” Tom annuì e si avviò verso casa.
Era arrivato il giorno tanto aspettato, Tom prese uno zainetto, che riempì con lo stretto necessario e scrisse una lettera al babbo e alla mamma, la mise in una busta e la appoggiò sul tavolo della cucina. Si diresse verso il porto. Lì, l’uomo visto il giorno prima, gli fece segno di salire sulla nave. Era di legno liscio e scuro, con le vele di un tessuto bianchissimo. Tom fece un giro e arrivò dal Capitano Squalo Bianco. Portava il classico cappello da pirata con una piuma nera. Aveva il naso appuntito come un uncino, la bocca sottile. Il Capitano disse: ”Tu devi essere il mozzo, sistema la tua roba e mettiti al lavoro, voglio che questo legno splenda come i miei denti.” Il Capitano gli mostrò i denti, erano sporchissimi e il suo alito puzzava di pesce marcio. Tom pensò tra sé e sé: “Puliti i suoi denti… Mah, ne dubito”. L’equipaggio era arrivato: una vecchietta con una borsetta, un vecchietto con un bastone, un uomo grande e robusto con un coniglietto di peluche e infine uno strano ragazzo con occhiali a forma di cannocchiale. Lanciarono l´ancora e partirono.
La loro meta erano le Isole Bermuda. Tom aveva sentito parlare di quel luogo, lì sparivano tutte le navi e questo lo preoccupava, ma in quel momento era troppo eccitato. Passò qualche giorno. Nel viaggio aveva conosciuto tutti. L’uomo con il peluche si chiamava Jack e la sua passione erano i peluche, strano per un uomo così robusto come lui, faceva ridere tutti, con il suo orsetto Bubu. La vecchina si chiamava Anna e all’occorrenza usava bene la sua borsetta, sbattendola contro i cattivi. Il vecchietto si chiamava Fabrizio e la sua passione era la pesca, era una persona che sapeva tutto di tecniche di sopravvivenza e Tom lo stimava molto. Il ragazzo con gli occhiali a cannocchiale si chiamava Marco ed era un inventore. Infine c’era il Capitano, un uomo coraggioso e intelligente.
Erano quasi arrivati quando il cielo si oscurò, stava per arrivare una tempesta. Le onde sbattevano violentemente contro la barca. Il vento aumentava, si vedevano i fulmini in alto nel cielo e si udivano i tuoni. Il Capitano urlava ordini da ogni parte, il vento ruppe una vela e l’altra era sul punto di strapparsi. L’albero maestro oscillava sempre di più e da un momento all’altro si sarebbe spezzato. Il mare li stava risucchiando come un aspirapolvere. Ci fu un lampo e poi una grande botta, che fece cadere tutti a terra svenuti, tranne Tom. Vide i suoi amici accanto a lui, si guardò intorno e capì di non essere nel solito mondo conosciuto. Davanti a lui c’era quel vecchio che l’aveva salvato da piccolo. Ma era troppo emozionato per fare domande, così rimase in silenzio e osservò. L’erba era di colore rosa e cambiò colore al passaggio di una specie di coccinella. Intorno a Tom c’erano alberi con foglie-farfalle; alberi luminosi generati dalla polvere di stelle. Davanti a Tom c’erano montagne apparentemente normali, tranne per il fatto che tutte le volte che il vento soffiava sballottavano come gelatina. Il mare era molto appiccicoso, meglio non farci il bagno se non volevi rimanere incollato… In cielo c’erano nove soli e cinque lune. Quando avveniva l’eclissi (che durava due giorni), venivano alla luce le piante eclissiane. Le nuvole, usate spesso come mezzo di trasporto per animali ed esseri non volanti, erano parcheggiate vicino ad una pozza d’acqua per potersi rinfrescare. A popolare questo mondo particolare c’erano animali mutaforma, invisibili, superveloci, con il pelo fosforescente, altri, bevendo acqua farfillina (che si estrae dai petali della violica farfillinas) riuscivano a cambiare voce e a spostare oggetti con la mente. Erano tutti molto speciali, insomma. Si sentiva profumo di caramelle e frutta fresca. I rumori più frequenti erano strani: il cinguettio dei pesciolini, il brucare degli uccelli e lo sguazzare degli animali invisibili. In una parte quasi del tutto disabitata, però, il colore dominante era il nero tenebra. Tanti anni prima quella parte “morta” era in realtà la parte più allegra e colorata di quel mondo, perché lì c’erano dei passaggi per arrivare nel nostro pianeta, finché un giorno era arrivato un ragazzo chiamato Mister Tenebra. Il suo vero nome era Jimmy. In passato era stato un ragazzo normale. Ma un giorno tutto era cambiato. A scuola era arrivata una nuova ragazza di cui lui si era innamorato. Aveva rivelato il segreto al suo amico fidato. Ma proprio lui le aveva chiesto di uscire e lei aveva accettato. Anche Jimmy voleva chiederle la stessa cosa, le aveva comprato una rosa, la più rossa, la più bella di tutte. Aveva assistito all’intera scena, il suo cuore si era spezzato. La rosa tra le sue mani aveva velocemente cominciato a marcire e da allora provava solo odio per il mondo. Non aveva più voluto vedere o sentir parlare di rose e di colori. Aveva deciso di andarsene il più lontano possibile; scoperto il passaggio per il nuovo mondo, aveva deciso di farvi arrivare le tenebre e il deserto.
Tanti anni prima gli abitanti del mondo “speciale” avevano deciso di dare potere a delle persone e a degli animali e avevano consegnato loro un particolare oggetto. Gli animali erano: un unicorno alato, che aveva la pietra gialla, che dava il potere di leggere e condizionare il pensiero e prevedere il futuro; una fenice di fuoco, con la pietra rossa, che conferiva il potere di teletrasportarsi e cambiare le condizioni del tempo a piacere; un pesce per metà blu e per metà grigio, che aveva la pietra azzurra, che dava il potere di comandare il tempo a proprio piacimento. Infine a un uomo giovane e altruista avevano dato un bracciale con quattro pietre: una azzurra, una rossa, una gialla e una verde. La pietra verde dava il potere più importante: proteggere e difendere. Quell’uomo era il guardiano di quel mondo.
Il vecchio che Tom aveva incontrato quando era piccolo gli aveva raccontato tutta la storia. Tom gli chiese: “Ma allora, se il bracciale lo possedeva il guardiano, vuol dire che tu sei il guardiano, perché l’hai perso quando sei scomparso…”
Il vecchio annuì e il ragazzo chiese ancora: “Ma se tu sei il guardiano perché non puoi sconfiggere Mister Tenebra da solo?”
Il vecchio rispose: “Ci ho provato, ragazzo, ma non ci sono riuscito: è troppo potente, per questo ti ho fatto venire qui.”
Il ragazzo sgranò gli occhi e disse: “Com’è possibile che tu mi abbia portato qui? Il temp…” Tom non fece in tempo a finire la frase che capì subito. Così chiese: “Come facciamo a sconfiggere Mister Tenebra?”
Il vecchio rispose: “Non lo so”.
Intanto i compagni si stavano svegliando. Tom spiegò loro ogni cosa, mentre il guardiano meditava. “Dobbiamo trovare il suo punto debole…” disse Tom ad un certo punto, quindi continuò rivolgendosi al vecchio: “Tu hai detto che Mister Tenebra non voleva più sentir parlare o vedere rose, quindi il suo punto debole è quello”.
Il vecchio disse: “Abbiamo bisogno di una mano”. Si fece dare il bracciale da Tom, cliccò la pietra verde, che si illuminò, e dopo poco arrivarono i tre guardiani animali. Spiegò loro che avevano bisogno di aiuto. L’unicorno propose di cavalcare le nuvole che erano parcheggiate lì vicino. Ma le nuvole li strattonarono via come cavalli imbizzarriti. Il vecchio però era comodamente seduto su una di esse. Tutti gli chiesero come aveva fatto e lui rispose : “Dovete coccolarle e dire loro quanto sono belle, sono molto vanitose”.
Dopo aver seguito le istruzioni del vecchio, si diressero verso la parte “morta”, dove c’era il palazzo di Mister Tenebra. C’era un fiume, con dei coccodrilli e piranha e le guardie a proteggere il portone. La fenice propose di usare il teletrasporto per arrivare dall’altra parte, ma lo poteva usare solo una volta al giorno e non dovevano sprecare questa opportunità. Così superarono il portone grazie all’unicorno, che “convinse” i piranha e i coccodrilli a lasciarli passare.
Si trovarono davanti alle guardie e a quel punto la fenice fece arrivare delle nuvole sopra le loro teste. Da lì dei fulmini le colpirono, riducendole come polli arrostiti. Spinsero il portone del castello e arrivarono in una grande stanza buia con al centro una poltrona nera, girata. Il portone sbatté forte e a quel punto la sedia si girò e sopra c’era seduto Mister Tenebra. Fece una risata malvagia, premette un pulsante rosso e sotto di loro si aprì una botola. In fondo c’era della lava. Stavano cadendo, le ali dell’unicorno erano schiacciate e lo stesso per la fenice, così il pesce fermò il tempo, solo lui si poteva muovere. Prese Tom per i piedi e poi insieme presero tutti gli altri e li riportarono in superficie. Quindi fece riprendere lo scorrere del tempo. Mister Tenebra stava ancora ridendo ma la sua espressione cambiò quando vide tutti fuori dalla sua trappola mortale. Tom guardò il vecchio, che capì subito cosa doveva fare e toccò la pietra verde. Dalle sue mani uscì una luce e apparve una rosa. Tom la lanciò in aria e quella esplose, creando una pioggia di petali. Mister Tenebra cercò di proteggersi con il mantello ma gli cadde sulla spalla un petalo. Un altro fascio di luce coprì questa volta il cattivo, che si trasformò in un topolino bianco. Il vecchio lo rinchiuse in una gabbietta. Mister Tenebra urlava: “Vendetta! Vendetta!” ma ormai i nostri amici sentivano solo squittii. Lo portarono in una grotta in cui si trovava il saggio bradipo, che avrebbe sorvegliato la gabbia. Il topolino con il mantello voleva ancora sottomettere il mondo al male, così pensò che avrebbe potuto organizzare un esercito di suoi simili. Ma capì che aveva bisogno di tempo. Chi lo sa… in futuro potrebbe trovare il modo di liberarsi e riuscire nel suo piano…
Ad un certo punto Tom aprì gli occhi. Si girò intorno, era in camera sua, sul letto, e capì che era stato tutto un sogno. O magari non si era sognato proprio tutto… la fantasia fa compiere viaggi incredibili talvolta…

Valentina Bruni – Classe 1A

Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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