Scuola Secondaria di Primo Grado "Puccini" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Uno strano incontro… – Racconto

Una mattina di luglio arrivò in albergo un omino tutto incappucciato, gli si vedevano a malapena gli occhi, si diresse verso il balcone per prendere le chiavi della sua casa prenotata il giorno prima. La segretaria gli diede le chiavi con mani tremolanti dalla paura perché fino a quel giorno non aveva mai visto una persona del genere. Il tipetto, appena prese le chiavi, si diresse verso l’ascensore con aria molto sospettosa.
Io decisi di seguirlo di nascosto perché questa storia mi aveva incuriosito. Lo seguii fino alla sua camera; lì per lì sembrava tutto normale fino a quando ho scoperto che non sapeva mettere le chiavi nella porta. Dentro di me ho pensato che tutte le persone umane sanno mettere le chiavi in una porta… Con questo dubbio me ne andai perché era passata almeno mezz’ora.
Il giorno dopo decisi che avrei osservato ogni suo movimento. Quando eravamo in sala da pranzo io mi misi in un tavolo vicino al suo per guardarlo. Quando arrivò la cameriera quello strano tizio non ordinò pasta al pomodoro ma ordinò riso con bolle di sapone e scarafaggi bolliti. Chissà come avrebbero fatto a servirlo in cucina…
La cameriera, molto insospettita, se ne andò a dare le ordinazioni al cuoco. Esso si mise a preparare questo stranissimo piatto perché non voleva avere problemi con i clienti.
Dopo un po’ lo strano piatto arrivò e il tipetto fu molto felice e iniziò subito a mangiare; invece di mangiare con forchetta e coltello tirò fuori dalla giacca due ”posatelaser” con cui iniziò a mangiare il suo riso con bolle di sapone e scarafaggi bolliti.
Successivamente la cameriera arrivò anche da me e io ordinai alimenti “normali”. Era passato solo un minuto dal momento in cui era stato portato il piatto all’omino quando egli se ne andò perché aveva già finito di mangiare. Invece di lasciare sul tavolo dei soldi, vi depose delle pietre molto strane.
Io decisi di seguirlo anche quel giorno per vedere se avesse imparato ad aprire la porta, infatti ci riuscì ma senza muovere neanche un muscolo: altro comportamento strano, comunque…
Stetti davanti alla sua porta tutto il giorno fino a quando l’orologio suonò le otto, mi alzai e mi diressi verso la mia casa ragionando del fatto che quello strano “signore” non era mai uscito dal suo appartamento.
Il giorno seguente fu ancora più strano….
Appena mi svegliai, mi diressi subito verso il suo appartamento e guardai dall’occhiello per vedere cosa stesse facendo, e vidi che stava facendo la valigia per partire, quindi capii che quello era l’unico giorno per capire chi fosse e da dove venisse. L’omino appena uscì dalla porta mi vide e mi guardò in modo minaccioso, io lo salutai in modo cordiale e me ne andai. Passò qualche minuto quando lo vidi arrivare sempre incappucciato e con quegli occhi molto particolari.
Per colazione prese del latte ma invece di prenderlo con i biscotti lo prese con del cervello fritto. Strano abbinamento davvero… Il cuoco glielo preparò subito, sempre per il motivo dello scorso giorno. E quella volta l’omino prese le sue ”posatelaser” e in un minuto aveva già finito di mangiare. Fin qui tutto”normale”.
Dopo aver ripulito il piatto si diresse verso il balcone dove lasciò le chiavi alla segretaria e se ne andò. Io, come al solito, lo seguii di nascosto; dopo aver fatto un chilometro di camminata mi trovai davanti a un campo isolato dal resto della città in cui c’ eravamo solo io (segretamente nascosta) e quel tipetto. Ad un certo punto si sentirono dei rumori strani provenienti dal cielo: io alzai la testa e vidi che sopra la mia testa c’era un UFO… Io ero molto spaventata perché non avevo mai visto un Ufo in vita mia. Lo strano omino si tolse la giacca e si diresse verso l’Ufo, che intanto era atterrato nel campo; senza giacca potei notare che era un vero e proprio alieno! Inoltre vidi anche che a capo di quella strana navicella c’era una sorta di ET che stava indicando all’alieno il passaggio per salire a bordo.
Io a quel punto non seppi più cosa fare e allora ritornai all’albergo. Mentre salii le scale, vidi che a terra c’era una di quelle ”posatelaser” che l’alieno teneva nella sua giacca , io senza neanche pensarci la presi e me la misi in tasca in ricordo di quelle strane giornate trascorse in albergo.
Stetti tutto l’anno a pensare a quello strano incontro che ancora oggi mi tormenta.
Anche quella estate continuai a frequentare sempre quell’albergo… Dopo aver preso le chiavi mi incamminai verso la mia camera per sistemarmi . Dopo cinque minuti ero pronta per andare in piscina , uscii dalla camera e mi diressi verso l’esterno. Potrebbe sembrare strano ma, quando arrivai in piscina, vidi lo stesso “omino” incappucciato dell’anno scorso. Mi schiaffeggiai pensando che stessi sognando ma era tutto vero. Io mi diressi verso di lui per chiedergli chi fosse, ma appena gli chiesi come si chiamava lui mi prese la mano e mi portò via, nel campo dove la scorsa estate se n’era andato nello spazio; io avrei voluto urlare ma mi avevano messo una benda sulla bocca, per fortuna le orecchie erano libere e riuscii a sentire che gli alieni volevano cancellarmi la memoria perché avevo scoperto la loro identità.
E così fecero…anche se non ci riuscirono.
Quando mi svegliai mi trovai nel mio letto dell’albergo, da sola. Gli alieni pensavano che io non mi fossi dimenticata tutto ma, come ho già detto, non ci riuscirono e infatti ancora oggi mi ricordo di quell’incontro con quell’alieno.

Matilde Bruni – Classe 1B
Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze

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