Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Viaggio allucinante – Racconto

Appena Barney si svegliò si rese conto di non essere mai stato in un posto come quello in cui si trovava adesso, e di sicuro non aveva mai avuto così freddo prima di quel momento. Già, si era svegliato in un posto davvero molto freddo, e la cosa più strana era che questo posto pareva illuminato da una luce intensissima, come se Barney si trovasse a pochi chilometri dal Sole… Non era una luce calda, però: era più come se qualcuno ti puntasse una torcia elettrica davanti agli occhi, era una luce bianca e fredda. In effetti la luce accecò Barney dal momento stesso in cui si svegliò, e per quanto cercasse di stropicciarsi gli occhi e di tenerli il più possibile socchiusi la luce non cessava mai di abbagliarlo e non gli faceva distinguere l’ambiente intorno a lui. Dal posto dove veniva faceva sempre caldo e Barney aveva sempre vissuto nella penombra. Quando Barney si svegliò era tutto bagnato, ma del resto lui era sempre bagnato, solo che il posto dove si trovava ora era asciuttissimo. Spaesato da questo nuovo luogo che non c’entrava affatto con quella che era la sua casa, Barney scoppiò a piangere, pensava che probabilmente non si sarebbe mai abituato a quel posto e che tornare a casa gli sarebbe stato impossibile. E poi si sentiva bruciare dentro a ogni respiro, ma non era il peggio… All’improvviso Barney sentì dei suoni, dei rumori, delle voci. Erano voci altissime che gli rimbombavano in testa, voci profonde e metalliche che pronunciavano suoni che Barney non aveva mai sentito prima. A quel punto i pianti di Barney si tramutarono in grida disperate: gli esseri che emettevano quegli strani suoni avrebbero anche potuto aiutarlo, avrebbero potuto dirgli dove si trovasse, tanto per cominciare. Ma il punto era che quegli strani esseri sembrava proprio che non lo capissero. Barney allora cominciò a urlare più forte ma nessuno pareva degnarlo di una minima attenzione. Adesso Barney riusciva a vedere, molto sfocato e non più in lontananza di un metro da se stesso, però ci vedeva… La prima cosa che vide furono due mani più grandi della sua testa afferrarlo e sollevarlo per avvolgerlo in un panno bianco e profumato. Barney capì che le mani che lo stavano tenendo appartenevano a uno di quegli esseri che facevano quegli strani suoni. Allora gridò ancora più forte, terrorizzato da quello che l’essere gigante avrebbe potuto fargli. Le due mani enormi spostarono Barney tutto infagottato nel panno bianco e lo passarono ad altre mani giganti. Un altro di quei tremendi mostri! No, questo non era come quello di prima, questo era più accogliente, morbido e delicato. Aveva un buon profumo, ma soprattutto era caldo come il posto dal quale Barney veniva e che aveva lasciato per intraprendere un nuovo viaggio, il lungo viaggio della vita. Adesso Barney riusciva a vedere il viso di sua madre e per la prima volta da quando aveva incominciato a respirare si sentì a casa.
Giovanni D’Elia – Classe 2C Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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