Viaggio verso l’infinito – Racconto

Ciao, il mio nome è Adam Millibar e molti durante il lungo corso della mia vita terrena mi hanno definito un pazzo. Uno di quei tipi deliranti che andrebbero curati in un manicomio. La verità è che quei molti erano ciechi; non vedevano ciò che vedevo io. Allora non sapevo cosa avrei scoperto e a cosa sarei andato incontro… sapevo solo cosa avrei voluto fare, e l’ho fatto. Ho realizzato l’impossibile.

Tutto era distrutto e completamente oscurato da un’enorme nube di polveri che rendeva le luci del giorno più tenui, sull’ocra andante. Vagavo senza una meta alla ricerca di qualcuno ma non mi imbattei in un’anima viva, ero l’unico sopravvissuto alla strage. Forti sensi di smarrimento si impossessarono di me, era come se fossi caduto in un baratro oscuro ed infinito. Il respiro mi si spezzava in continuazione mentre riflettevo su cosa sarebbe stato di me. Dapprima, in preda ad un attacco di panico, pensai che sarei inevitabilmente morto da un giorno all’altro se non subito. Forse a causa di un ulteriore grosso buco nell’ozono o per un’altra pioggia di meteoriti infuocati, che puntualmente bruciavano e distruggevano tutto ciò su cui piombavano.
Ma, se così fosse accaduto, allora non sarei qui a raccontare la mia storia.
Sedutomi su una roccia lì nei pressi e con la testa fra le mani per la disperazione, un’idea affiorò nella mia mente come un lampo e dissi fra me e me: “Noi non abbiamo mai avuto un motivo per vivere, tutti hanno sempre vissuto nella più totale ignoranza riguardo al vero scopo della loro esistenza. Io invece voglio darlo, questo motivo. Voglio sapere, voglio sapere dove porta la morte ma, soprattutto, che cos’è”.
La maggior parte risponderebbero che la morte è la fine di tutto, e confesso di aver risposto così anch’io, inizialmente.
Essendomi posto tale obbiettivo cominciai a riflettere fino a che giunsi alla mia conclusione: dovevo costruire una macchina. Dopo la terza guerra mondiale il mio bagaglio culturale riguardo alle tecnologie avanzate e alle scienze si ampliò notevolmente e non fu difficile costruire un marchingegno capace di sfruttare i principi della scienza atomica. Naturalmente feci i miei approfondimenti in segreto; in quei periodi era severamente vietato informarsi su qualcosa che lo Stato aveva proibito, la gente doveva restare ipnotizzata. Il mio obbiettivo era di riuscire, attraverso la macchina, ad arrivare non in un luogo, non in un tempo, ma ad una temperatura, cioè allo zero assoluto della scala Kelvin. A tale temperatura le particelle che formano la materia sarebbero state prive di energia cinetica e quindi del tutto immobili. Ciò significa essere catapultati in una nuova dimensione, magari quella che si raggiunge morendo, in cui non c’è la materia a circondarci, ma qualcosa di diverso ed indefinito, qualcosa di inimmaginabile ed ai miei occhi di estremamente allettante: ero davvero curioso… Dopo due giorni di continuo lavoro finalmente la mia macchina era pronta. A questo punto ci entrai e la misi in moto. Non sapevo di preciso cosa sarebbe accaduto… se mi sarei rimpicciolito o spostato nel tempo e nello spazio. Sicuramente mi aspettavo qualcosa di sbalorditivo. Con mia sorpresa successe però che rimasi dov’ero, solo che uscito dalla macchina ero sparito fisicamente, sentivo solo la consapevolezza di me stesso. Potevo percepire la sensazione di sollievo che mi rallegrava e la soddisfazione nell’avere raggiunto una nuova dimensione che percepivo con altri sensi… non più udito, vista, tatto, olfatto e gusto. In quei luoghi incontrai degli esseri strani che adesso per me sono gli Infiniti. Io ero come loro ormai, e adesso con loro vivo questa mia seconda vita in attesa della prossima, in attesa di fare conoscenza con nuovi Infiniti e con la certezza che il perché della vita è una formula che troviamo scritta e risolta nella morte. E la morte non è altro che la trasformazione dei sensi e la strada che porta a nuove dimensioni e a nuovi Infiniti.
Io sono Adam Millibar, io sono lnfinito.

Alice Jennifer Ruffo – Classe 2B Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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