IL POTERE DELL’AMICIZIA di Elisa Piacentini

Tommaso e Giacomo erano due ragazzi dodicenni e l’uno era il migliore amico dell’altro. Vivevano alla periferia di una grande città e nel loro quartiere li conoscevano tutti, un po’ per il loro diverso aspetto fisico, un po’ per i loro soprannomi: Tommaso era detto Tom, Giacomo, invece, veniva chiamato Jerry.
Tom era un ragazzo alto e magrissimo, con gli occhi marroni e i capelli castani. Era molto studioso, ma altrettanto dispettoso, e si divertiva a fare scherzi di ogni tipo ai suoi compagni di classe. Il suo sport preferito era il calcio. La sua paura più grande era quella dell’ acqua: già da quando era piccolo aveva un gran timore di entrare in piscina, e non aveva mai frequentato un corso di nuoto. Tuttavia, non aveva paura dei luoghi alti, tanto che l’estate precedente aveva praticato parapendio.
Jerry era basso e robusto, con gli occhi azzurri e i capelli neri. Era bravo a disegnare, ed era coraggioso. Il suo rendimento scolastico non era dei migliori, ma riusciva a cavarsela bene in quasi tutte le verifiche grazie al prezioso aiuto di Tom. Era bravissimo a nuotare, ma quando si trovava in luoghi alti aveva le vertigini. Il suo sport preferito era il calcio, e adorava organizzare sfide a rigori contro il suo amico Tom.
Quel pomeriggio i ragazzi decisero proprio di sfidarsi uno contro l’altro. Il giorno seguente non sarebbero dovuti andare a scuola per via di un certo referendum, e quindi avevano tutto il tempo per concedersi una partita a pallone nell’ immenso giardino di casa di Tom, munito di una porta da calcio. Così i due indossarono divise e scarpini, poi scesero in giardino e tracciarono sul terreno il dischetto dell’area di rigore.
Il primo a calciare il pallone fu Tom: egli si concentrò, scrutò un po’ la palla, prese la rincorsa e la calciò. Jerry cercò di pararla, ma la palla colpì la traversa e con un balzo finì nella proprietà vicina. “NOOOOO! Questa non ci voleva! Ora dovremo andare a recuperare la palla!”, disse Tom.
Nonostante lo sconforto, i due ragazzi scavalcarono la palizzata, e si ritrovarono nel giardino della casa accanto. L’abitazione era abbandonata e a prima vista spaventò Tom e Jerry: le pareti erano scrostate e da alcuni mattoni sporgeva qualche piantina selvatica. Inoltre il tetto era in parte crollato, e alcune tegole erano cadute in giardino.
“E ora che facciamo?”chiese Tom. “Sinceramente non lo so neanch’io”, rispose Jerry. Poi ci pensò su e riprese a parlare “Starsene a non far nulla non aiuta. Qui della nostra palla non c’è traccia, io propongo di entrare nella casa”. “Io avrei un po’ di paura, però se vogliamo continuare a giocare, è l’unica soluzione”, decise Tom.
Anche se un po’ intimoriti, i due amici decisero di entrare: il pavimento scricchiolava, e alcune ragnatele pendevano dal soffitto. Entrambi, spaventati, stavano per scappare, quando… “GUARDA! IL PALLONE!” esclamò Jerry. “Andiamolo a prendere!”
I due si avvicinarono all’ oggetto, ma si accorsero che ad ogni loro passo, esso si spostava sempre più lontano. Ad un tratto, mentre inseguivano il pallone, misero il piede sull’ingresso di una botola segreta, e precipitarono lungo un ripido e tortuoso scivolo.
“AIUTOOOOOO!” Urlavano spaventati durante il tragitto. Arrivati alla fine dello scivolo, i due ragazzi si guardarono attorno, poi udirono una voce che disse:
“Se il pallone volete ritrovare,
le vostre paure dovrete affrontare .
100 passi dovrete fare ,
poi una piscina potrete osservare.
Da un alto trampolino vi dovrete tuffare ,
poi l’acqua dovrete affrontare.
Buona fortuna vi dovrete augurare,
e sappiate che INDIETRO non potrete tornare…”
Appena la voce terminò di parlare, lo scivolo alle loro spalle scomparve.
“Ecco! Ora siamo nei guai!” disse Tom “Dobbiamo affrontare le nostre paure e non possiamo tirarci indietro!” “Sai Tom, anche io ho paura” rispose Jerry “Ma ora che ci penso, potremmo riuscire a fare tutto. Io non sopporto i luoghi alti, ma tu quest’estate hai praticato parapendio: sul trampolino ci potremmo sailre” “Beh, se la mettiamo così potremmo superare anche il secondo ostacolo! Io non so nuotare, ma tu sei bravissimo nel farlo!”, aggiunse Tom.
I due ragazzi, riacquistato un po’ di coraggio, iniziarono a camminare: Jerry aveva il compito di contare i passi. Tom, invece, possedendo una torcia, poté illuminare il tetro viale: esso era stretto e spaventoso, ai lati c’erano degli enormi alberi spogli, e talvolta qualche strano rumore squarciava il silenzio.
Ad un certo punto, i due ragazzi videro davanti a sè un’enorme piscina e un alto trampolino. “Ecco, siamo arrivati. Pronto Jerry?” “Certo Tom!”. Si fecero coraggio, poi Jerry chiuse gli occhi e Tom lo guidò fino alla cima del trampolino. Qualche secondo dopo, con un salto, si tuffarono. Una volta in acqua, Jerry riaprì gli occhi e prese per mano Tom, per far sì che non annegasse. I due nuotarono con fatica, ma nonostante ciò riuscirono a terminare la vasca.
Appena usciti dall’ acqua, un enorme getto d’aria calda li asciugò, e la palla tornò verso di loro con un balzo. Successivamente, salirono delle scale che li portarono nel giardino di casa di Tom, e proseguirono a giocare.
Da quell’ esperienza, i due capirono che nella vita bisogna affrontare le proprie paure, e che gli amici ci possono aiutare a farlo.

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