Possedere John Travolta di Gianmarco Valenti

“L’anni 60, e chi c’ha capito niente? Manco er gatto Fritz. Che poi so’ io … o siete voi ? In ogni modo l’anni sessanta, belli o brutti, so’ passati …. pure se al ‘69 ce semo arrivati co la lingua de fori.” Così iniziava un noto film a cartoni animati, “Fritz il gatto”. Sentendo queste parole, mi sentivo fiero e soddisfatto di lasciare Roma. Ebbene sì, perché tra una settimana sarei partito per gli Stati Uniti con mia moglie Eleonora. Ma perché volevo lasciare il paese in cui sono nato? Beh, per il semplice fatto che non riuscivo a trovare un lavoro fisso e ben pagato. Era il 21 luglio 1970 quando salii sull’aereo che mi avrebbe condotto all’aeroporto di Massey Ranch in Florida. Già sapevo che, trasferendomi in America, avrei trovato un lavoro e una dimora. E così fu. Io ed Eleonora ci comprammo una piccola villa che sorgeva a pochi passi dal mare e come lavoro facevo l’immobiliare.
Una sera, dopo aver cenato, Eleonora mi chiese: “Amore ti prego, mi compri una televisione? Magari a colori, non in bianco e nero come quella che avevamo a Roma”. Io, sbalordito, le risposi: “Beh, sai amore, la televisione a colori costa un sacco, non so se …. Va bene dai! Con quello che guadagno possiamo anche permettercela…”. Lei fece un salto di gioia appena smisi di parlare e, abbracciandola, le dissi che il giorno dopo, appena uscito dal lavoro, sarei andato ad acquistare un modello. Il giorno dopo entrai in ufficio e notai un piccolo dettaglio: appena dopo l’appendiabiti era stata costruita una piccola porticina che non avevo mai visto prima. Cercai di aprirla, ma niente. Non si apriva. Appena uscito dal mio ufficio, alle 16:30 in punto, andai a prendere il televisore tanto desiderato da Eleonora. Appena arrivato a casa, lo provai subito: spinsi il pulsante di accensione e fui abbagliato da un fascio di luce potente che mi fece vedere bianco per tre secondi. Appena ripresi la vista, la televisione trasmetteva un programma con un giovane, alto e con i capelli ben pettinati. Leggendo i titoli di coda, scoprii che questo giovane si chiamava John Travolta. La sera stessa vidi Eleonora concentrata davanti alla tv: stava guardando un film con quel giovane di nome John Travolta. Mi disse che il film si chiamava “The devil’s rain” un film dell’orrore. Molto strano, poiché Eleonora non era attirata molto da questo genere, ma si giustificò dicendo che era incantata dall’interpretazione di questo John.
Il giorno seguente andai in ufficio, puntuale come sempre. Aprii la porta e sul tavolo trovai, sul solito vassoio rosso, la colazione che mi porta ogni mattina la mia segretaria. Mi misi comodo sulla mia sedia e mi gustai la colazione. Una volta finita, portai il vassoio in portineria e rientrai in ufficio, quando vidi che sul tavolo c’era una piccola chiave con su scritto “Corpo di John”. Rimasi fermo per capire a cosa servisse quella chiave. Provai nella serratura della porta del mio ufficio, ma era troppo piccola. Poi pensai che forse poteva aprire la misteriosa porticina che stava nel mio ufficio. Provai a girarla una volta, due…tre…finché CLACK! La porta si aprì e dentro c’era un piccolo sentiero. Con molta curiosità entrai. Lo feci gattonando perché, per quanto era piccolo il sentiero, ci entravo a malapena. Percorso questo sentiero, potei alzarmi in piedi e, non appena mi alzai del tutto, vidi qualcosa. Io stavo fermo, immobile, non riuscivo a muovere gambe né braccia, ma vedevo solo che ero nel corpo di qualcun altro. Con molta ansia vidi, attraverso gli occhi della persona in cui ero penetrato, un set cinematografico. Non sapevo cosa fare. Tutti salutavano questa persona: “Hello John, hello Johnny”. Quindi pensai che fosse una persona di grande fama e, non appena passò davanti uno specchio, non potei credere ai miei occhi: era lui, lui in persona! ERO ALL’INTERNO DI JOHN TRAVOLTA! Non sapevo cosa fare né cosa dire. Come fare per uscire dal suo corpo?
Nel frattempo, guardando attraverso i suoi occhi, vidi che stava lavorando a un nuovo film dal nome “Carrie”. Sforzandomi, capii che potevo muovere le gambe all’indietro, rientrare nel sentiero e ritornare indietro. Appena uscito dalla porticina, vidi che erano quasi le 20:00 e mi affrettai ad andare a casa. Spalancai la porta con un enorme tonfo, quando mi trovai davanti Eleonora che mi chiese: “Dove sei stato? Perché sei tornato così tardi?”. Senza rispondere alla sua domanda dissi: “C’E’ UNA PORTICINA NEL MIO UFFICIO ED É UN PASSAGGIO CHE TI CONDUCE ALL’INTERNO DI JOHN TRAVOLTA …. CIOÉ NON PROPRIO, DICIAMO CHE PUOI VEDERE SOLO ATTRAVERSO I SUOI OCCHI!”. Mia moglie mi guardò sbalordita e mi disse: “Ma ti sei drogato ?”. Alzando gli occhi al cielo, le risposi: “Ma no che non sono drogato!”. Lei, con aria sempre più insospettita, mi rispose: “Allora dammi delle prove!”. Stanco di discutere, le risposi: “Uhmmm, quando entro nella porta non mi posso muovere”, e me ne andai voltando le spalle ad Eleonora che rimase a bocca aperta.
La sera stessa, appena ebbi finito di cenare, mi diressi in salone, dove già sapevo che mi attendeva la mia cara televisione. Appena spinsi il pulsante per accendere la tv, per due secondi mi passò per tutto il corpo una forte scarica elettrica, come uno scanner. Non sapendo cosa fare, presi il telecomando e CLICK! Appena accesi la tv c’era “La febbre del sabato sera”. Allora spensi la televisione.
Il giorno dopo, una volta in ufficio, andai subito da John, che stavolta stava spaparanzato sul divano con la vestaglia e un bicchiere di vino rosso. Lo appoggiò sul tavolino e si alzò, dirigendosi verso la tv. Notai che aveva lo stesso modello che avevo io. Spinse il pulsante e a tutti e due arrivò una grossa scarica elettrica! Era sempre più forte e continuava…continuava senza sosta, finché SBAM! John cadde per terra. E io in lui. Non riuscivo a muovermi, avevo gli occhi fissi al soffitto, neanche quelli riuscivo a muovere. Facendo sforzi sovrumani, riuscivo a muovere a malapena la bocca. Per quanto tempo era passato non sapevo neanche se fosse giorno o notte. Erano passate un sacco di ore, ma nessuno si era preoccupato di me. Trascorse altre ore, qualcuno aprì la porta dell’ufficio e urlò il mio nome. Bofonchiai qualche parola per farmi sentire, ma nessuno mi sentiva. Cercai di alzare il volume della voce, ma nessuno sembrava sentirmi. Non mi arresi e con tutte le forze riuscii ad aprire la bocca e a urlare: “Sono qui, aiutatemi!”. Subito dopo sentii la voce di Eleonora che mi chiese: “Dove sei? Dimmi dove!”. Alzai il volume della voce e le risposi: “Qui, dentro la porticina, dopo l’appendiabiti!”.
Due agenti di polizia mi tirarono fuori da quel maledetto sentiero e da quella stramaledetta porta. Dopo essere uscito dalla porta, si diffuse un alone di fumo bianco, che svanì dopo qualche secondo facendo scomparire la porta. “Come stai amore? Cosa c’era dentro quella porta?”. Con aria un po’ confusa le risposi: “C’era un sentierino tutto nero e poi quando finiva potevo alzarmi in uno spazio, anch’ess tutto nero, e vedere attraverso gli occhi di John Travolta …”.
Voi vi starete chiedendo: ma John é morto? Certo che no! Appena il mio corpo fu uscito dal suo, egli fece uno scatto, come quando ti fai un’iniezione di adrenalina, e si riprese subito. Non potevo non raccontare il tutto a John in persona, naturalmente. Diventammo molto amici e lo aiutai in qualche film tra cui “Gli esperti Americani”, “Pulp fiction”, “Phenomeon”, “Senti chi parla” e molti altri …
Arrivò il nuovo millennio e nella mia casa, nello sgabuzzino, c’era un porticina che non ebbi mai il coraggio di aprire, ma ormai quella é acqua passata. Mi feci coraggio, afferrai la maniglia, entrai e trovai soltanto un sacco di scatoloni e tanta polvere. Ma guardando bene dietro una fila di scatoloni c’era un’altra porta. La aprii e non c’era nessun sentiero. Oltrepassai la soglia e non riuscivo a muovermi. Vidi un forte fascio di luce che mi attraversò gli occhi e una pista da ballo. Ma dove ero? A quale persona appartenevo? Quando costui andò in bagno e passò davanti lo specchio, non potei credere ai miei occhi: ERO DENTRO IL CORPO DI PATRICK SWAYZE! E poi chi lo sa tra qualche anno questo che fine farà ….

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