I muri «anti-ideali»

L’ immigrazione è probabilmente uno dei più grandi problemi mai affrontati dall’Unione Europea e dai suoi abitanti; negli ultimi anni stiamo assistendo all’esodo di cittadini africani che fuggono o, meglio, tentano di fuggire da una terra che ormai non gli appartiene più a causa della guerra civile e dell’incessante minaccia terroristica.

Credo che, in questo frangente, l’uomo si sia completamente dimenticato di ideali come il diritto alla vita, i quali contraddistinguono le creature razionali dalle bestie. Ultimamente si cerca di evitare il problema costruendo imponenti muraglie di cemento o filo spinato per tenere lontana quella povera gente, che ha rinunciato a tutto per avere un’altra possibilità, ovvero quella di cominciare una nuova vita in un nuovo paese nel quale integrarsi e vivere degnamente.

Uno degli ultimi muri che è stato costruito è quello della cittadina francese di Calais; questa “barricata” è stata eretta per scoraggiare gli immigrati a tentare di arrivare in Inghilterra ma, in realtà, ha causato la creazione di un “quartiere abusivo” detto “The Jungle”: un nome, un programma.

Sinceramente penso che questi muri (inclusi quelli morali, cioè creati dai cittadini per “isolare” i migranti), più che un modo per risolvere il problema, siano un modo per ignorarlo e fingere che non esista cosicché noi possiamo vivere con la “coscienza pulita”.

Termino dicendo che per discutere di questo tema è importante documentarsi in più modi ed informarsi anche su tematiche adiacenti, non bisogna affidarsi a politici che vogliono solo “attirare possibili elettori” ed a giornalisti che sono influenzati da questi ultimi e “lucrano sull’ignoranza altrui”.

di Lorenzo Danesi

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