Per Giovanni Falcone

La vita.
Un mazzo.
Cinquantadue carte.
Un unico gioco.
Fin da piccoli ci insegnano l’importanza dell’onestà, in qualsiasi campo.
Aspettare il proprio turno, pescare una carta, scartarla.
Aggiungi carte al tuo mazzo. Tattica, furbizia.
Vittoria.
È sempre così semplice?
Niente affatto.
O forse si.
Per l’avversario è così.
Un avversario contorto, senza volto. Apparentemente innocente, ma assolutamente letale.
Avversario dalle mille sfumature.
Un obbligo.
Scegli le carte giuste o bruciano il mazzo.
Bruciano la tua carriera.
Bruciano la tua vita.
Fine.
Uno contro infinite sfaccettature di male, esseri non identificabili.
Incognite di equazioni non risolvibili.
Mostri con la camicia. Vestiti da soldi, omertà e omicidi.
Scegli attentamente la carta o gioca a carte scoperte.
Tutto sul bancone.
Coraggio scaturito da una sottomissione in silenzio per troppo tempo.
No.
Ribelliamoci!
Tutti bravi con le parole, ma i fatti restano.
Solo pochi sono stati e sono tutt’ora così coraggiosi.
Basta essere trasparenti, sinceri.
Giovanni Falcone.
Nome che ci fa pensare a un magistrato che ha dedicato anima e corpo per ottenere la giusta pena per la mafia.
Venticinque anni fa.
Il giorno fatale.
23 maggio 1992.
“Scegli le carte giuste o bruciano il mazzo”
Fuoco.
Il mazzo è bruciato.

[L’Ultima Carta] di Martina Brignoli

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