Tutti sotto lo stesso cielo

Al giorno d’oggi, con una percentuale di immigrazione in continua crescita, soprattutto verso Paesi dell’Europa occidentale, spicca il tema dell’integrazione. La società contemporanea si è infatti trovata a dover affrontare la ‘sfida’ della multiculturalità: sempre più evidente è la necessità di cercare di risolvere le difficoltà della coesistenza, dovuta alle molteplici culture, valori e religioni. Gli Stati meta dell’immigrazione, fra cui la stessa Italia, sono industrializzati e si trovano a convivere con popolazioni aventi idee e culture totalmente diverse dalle proprie. Questo è dovuto anche al fatto che, nei Paesi dai quali provengono, esiste spesso una situazione di arretratezza, come nel caso dell’Africa, in cui esiste una cultura di sottomissione che porta ad un rispetto delle dottrine imposte e, quindi, a una chiusura nei confronti di altre società con idee e culture differenti. Le multiculturalità e l’integrazione sono due questioni abbastanza diverse. La multiculturalità è l’attuale compresenza di culture diverse dentro una società, mentre l’integrazione fra culture è un processo che porta alla concentrazione delle diversità ad un unico progetto; si tende cioè all’omologazione di un modello sociale in cui si negano le differenze considerandole un elemento sfavorevole ed inutile e quindi da eliminare . Ma non si può assolutamente pensare di rendere integro quello che è formato da nuclei diversi; si può invece pensare ad un progetto di inclusione tra le diverse culture che crea di continuo confronti tra i differenti modelli. Il piano interculturale necessita sicuramente di un processo importante, ma alla base di tutto ci deve essere il rispetto delle proprie culture. Non bisogna deridere o isolare una persona che pratica una cultura diversa dalla nostra. L’Italia è un Paese democratico e deve, quindi,  promuovere una convivenza costruttiva, relativa soprattutto nel riconoscimento delle altre identità culturali, in un contesto sociale e culturale variegato. La nostra società non deve assolutamente lasciarsi influenzare e spaventare da altre culture. A proposito di questo argomento, in classe abbiamo fatto un “gioco di ruolo” molto interessante che ci ha immerso completamente nei panni degli immigrati. Se ci rifletto un attimo, penso che se fossimo noi davvero ad aver bisogno di emigrare in questi Paesi, ci sentiremmo messi in disparte. Servirebbe quindi un rispetto da entrambi le parti, senza elogiare solo la propria cultura. Bisognerebbe creare una società che trae benefici dalle diverse culture senza creare barriere, ma cercare di vedere uno straniero come un possibile amico o fratello senza fermarsi al colore della pelle o al paese d’origine. Aiutare fin dove si riesce il prossimo da qualunque parte del mondo esso venga. Bisognerebbe essere più coscienti del fatto che io valgo quanto un africano, un africano vale quanto un turco e si potrebbe continuare così all’infinito. Ogni cultura o religione è una piccola tessera che potrebbe completare un mosaico perfetto. Alla fine non viviamo tutti sotto lo stesso cielo?

di Veronica Belotti

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone