Life or live?

Riccione, ragazzo preferisce filmare un giovane in fin di vita piuttosto che chiamare i soccorsi.

 

Sono le 4.15 circa del mattino del 23 ottobre 2017. Simone Ugolini, ragazzo di appena 24 anni, è a terra in seguito a un incidente con il suo motorino, di natura ancora sconosciuta. Il giovane si è schiantato contro un albero, i soccorsi dell’ambulanza sono stati inutili; morto sul colpo, le ultime scene della sua vita sono state riprese dal ventinovenne Andrea Speziali. Esperto d’arte e candidato alle ultime elezioni comunali, ciò che è subito venuto in mente al ragazzo è stato tirar fuori dalla tasca del jeans il suo smartphone e riprendere l’agonia della povera vittima.
“Mi hanno detto che avevano già chiamato i soccorsi”, sostiene che sotto choc e sconvolto voleva far qualcosa per il giovane. Ovviamente il web si è scagliato contro il regista che prova a difendersi ripetendo che “non è stata omissione di soccorso la sua”, stava solo “condividendo il suo dolore” per la scena.
È normale che al giorno d’oggi sia più spontaneo usare un telefono per registrare catastrofi piuttosto che per chiedere soccorso? È giusto prendere gli ultimi strazianti frammenti della vita di un uomo e renderli oggetto di dominio pubblico? Va bene riempire il web (accessibile a tutti, compresi i bambini) di immagini forti? È bene utilizzare così la rete? Sarebbe bene ricordare che ciò che viene postato non può sparire mai. Una volta online, resta per sempre da qualche parte disperso in questa enorme rete di pericoli. E al povero Simone nessuno potrà tornare il bene più prezioso indietro: la sua vita.

Sara Tarantino

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