Prima di parlare… pensa

Un pensiero della tradizione ebraica dice: “Quando la parola non l’hai pronunciata sei tu a comandarla, ma, una volta che l’hai pronunciata, è lei a comandare te”. Quando capisci qual è stato il prezzo da pagare per pronunciare parole libere capisci il valore da dare alle parole, ecco perché ogni volta che scriviamo o condividiamo con altre persone il nostro pensiero, sui social come altrove, essere aggressivi, caricare le parole di cattiveria significa sporcarle. Imparare a usare le parole significa imparare a vivere, e s’impara a vivere imparando a parlare. Purtroppo oggi l’importanza delle parole viene spesso sottovalutata, sia giovani che adulti ne fanno frequentemente un uso scorretto, senza pensare che una semplice parola può causare o placare una guerra sottolineando in maniera significativa la sua importanza. Con l’evoluzione dei termini, la nascita di nuovi neologismi e l’accantonamento di altri, vi è stato un importante cambiamento connotativo che carica ancor più le parole di significato. Basta pensare a tutte le volte in cui abbiamo detto infamie o cattiverie e confrontarle con le volte in cui pensavamo realmente a ciò che dicevamo. Spesso non pensiamo realmente alle conseguenze emotive che potrebbe avere una determinata parola, magari sbagliata o fraintesa. Ovviamente ciò non vale per tutti, ma dipende dal soggetto al quale ci riferiamo: c’è chi sa rimanere al gioco e chi, invece, è più sensibile. Inoltre, nelle nuove forme di comunicazione, le parole hanno perso ulteriore importanza e si da ancor meno peso a quello che si scrive, sentendosi più forti e sicuri di se stessi solo perchè si è dietro uno schermo. Ciò ci porta, nella maggior parte dei casi, a dire delle falsità solo per essere al centro dell’attenzione ferendo altre persone. E, nei casi peggiori, si può parlare di cyber-bullismo. Chi è vittima di cyber-bullismo non solo riceve offese dirette attraverso la rete, ma sa che quelle molestie vengo viste, lette e condivise da tantissime persone. Questi eventi sono pericolosi, e generano nella vittima molta paura di denunciarli: c’è il timore che i genitori reagiscano in modo eccessivo o che i cyber-bulli possano vendicarsi per essere stati smascherati. Questi ultimi, infatti, sono spesso protetti dall’anonimato visto che si nascondono dietro pseudonimi per poter agire indisturbati senza dover pagare le conseguenze delle loro azioni. La figura del bullo si caratterizza per essere scarsamente empatica, cioè difficilmente riesce a sentire le emozioni che prova l’altro. Fortunatamente, a Maggio 2017, è stata approvata la prima legge che definisce e contrasta la violenta “via rete”. La battaglia contro il cyber-bullismo, però, non è ancora finita dato che la legge non si basa sull’incriminazione dei bulli, ma punta sull’educazione e sensibilizzazione dei ragazzi affinchè vengano diffuse informazioni sull’utilizzo corretto della rete. Bisogna ricordare che nascondersi  attraverso la rete non è il modo corretto per affrontare i problemi, bensì è molto meglio parlare faccia a faccia con gli altri senza paura e timidezze.

Adriano Attore & Laura Milone

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