Biotestamento: finalmente la legge in Italia

di Mirko Manset

Il 2017 ha segnato per l’Italia un grande passo verso il diritto alla vita e alla autodeterminazione: il 14 dicembre, dopo mesi di discussioni e dibattiti, il Senato ha finalmente approvato la legge sul biotestamento.

Il biotestamento o Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) è un documento che manifesta per iscritto le decisioni del paziente riguardo al consenso o meno dei trattamenti  e delle diagnosi in caso di una malattia che non gli consentirà la possibilità di esprimersi autonomamente. Ogni persona maggiorenne e pienamente cosciente, quindi capace di autodeterminarsi, può esprimere anticipatamente le proprie decisioni e preferenze terapeutiche nel biotestamento  che deve essere sottoscritto da un pubblico ufficiale e da un medico.

Dopo molti casi recenti, tra cui queli di Dj Fabo costretto a recarsi in Svizzera per porre fine alle proprie sofferenze, il tema del fine-vita è stato uno dei più discussi durante l’anno passato e finalmente anche in Italia, nonostante il ritardo rispetto agli altri paesi, arriva una legge che tutela la libertà dell’uomo fino ai suoi ultimi momenti. Con il biotestamento, infatti, viene così vietata ogni forma di accanimento terapeutico, spesso causa del dolore insopportabile dei pazienti costretti a vivere per mezzo di una macchina, una vita nella quale rimane ben poco di umano. Se la scelta di un paziente è quella di porre fine alle proprie sofferenze, ormai insostenibili, è giusto che prenda da solo la propria decisione e non siano i medici, i dottori o altri che continuino invece a tener vivo il dolore di un uomo che ha scelto di smettere di soffrire.

I valori di libertà e dignità vengono quindi garantiti anche dalla legge: se prima un paziente avesse scelto, con il consenso dei famigliari, di spegnersi in Italia gli stessi famigliari e il medico sarebbero stati accusati di omicidio volontario; o addiritura un paziente avrebbe potuto suicidarsi perdendo il diritto di una morte dignitosa. Con la Dat invece, ognuno ha la possibilita di prendere la propria decisione assumendosi ogni responsabilità garantendo, a chi lo sceglie, una morte onorevole.

Tuttavia le opinioni sulla nuova legge sono ben contrastanti: se da un lato c’è chi difende la libertà sul fine-vita, c’è anche chi crede nel valore della vita che dovrebbe esssere difeso in ogni modo cercando di preservarlo fino alla fine. Ma il valore della vita esiste ancora in uno stato vegetativa dove è una macchina a permettere la respirazione? La risposta è dentro ognuno e nessuno ha il diritto di scegliere per qualcun altro: se la vita che rimane è di sola sofferenza e dolore insopportabile, perchè qualcun altro deve decidere?

Grandi istituzioni come la Chiesa Cattolica si sono apertamente schierate contro biotestamento ed eutanasia attribuendo alla vita un valore sacro e credendola “dono di Dio” da non sprecare o “buttare via”; invece chi si è dimostrato a favore della nuova legge sostiene che con il Dat vengano difesi i diritti di vita, dignità, libertà e autodeterminazione fondamentali per una società. Forse è proprio a causa della posizione della Chiesa e dello stretto rapporto tra questa e l’Italia, che l’eutanasia, ovvero il suicidio assistito, è ancora un lontano miraggio per il nostro paese (al contrario di Svizzera, Belgio e Olanda dove invece è legale) ma l’aver finalmente portato il tema del fine-vita anche in ambito legislativo è un grande passo per la giustizia italiana che finalmente riconosce e affronta una questione tanto delicata quanto fondamentale.

Favorevoli o non, la legge sul biotestamento è stato un’importantissimo evento del 2017 che sicuramente non chiude il dibattito sull’argomento ma anzi apre le porte verso il dialogo e verso la ricerca della soluzione migliore per una società ancora in evoluzione che incontra sempre più problematiche allora inesistenti o ignorate.

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