CATFISH: false identità.

Testimonianza shock di una ragazza soggiogata sul web

Fu il celebre programma televisivo “Catfish” nel 2012 a portare all’attenzione mondiale i sempre più frequenti casi di false identità sul web. L’idea partì da Nev Schulman che,dopo aver scoperto che la ragazza con cui parlava da tempo su Facebook e di cui credeva di essere innamorato, non era chi diceva di essere, decise di documentarsi sul fenomeno e di aiutarne le vittime come lui. In sei edizioni ha già risolto novantasette casi.
Nel nostro Paese, solo nel 2014, i casi denunciati di false identità sul web sono stati 8906.

Ma cosa scatta nella mente di queste persone quando creano un profilo fake e cominciano a prendersi gioco delle persone?
Studiamo il caso di Chiara e Alessandra.
Chiara, ragazza di quattordici anni, residente a Brindisi comincia a fingersi un ragazzo di nome Jacopo su Instagram e scrive a delle sue compagne di scuola, ottiene la loro fiducia e il loro interesse. Viene scoperta, così inventa gravi problemi di salute e cambia identità ben altre dieci volte, finché non viene definitivamente smascherata, attirando su di sè numerose minacce da parte delle sue vittime. Questo però non la scoraggia: ha continuo bisogno di quelle attenzioni che la vera Chiara non riesce ad ottenere nella vita reale. Cambia, però, oltre alla sua identità, anche le sue vittime. Crea il profilo di Giacomo Pollini, sia su ask che su Instagram, due piattaforme social molto popolari e inizia a postare foto di uno YouTuber tedesco poco conosciuto, facendo credere che sia il suo aspetto. A differenza dei suoi precedenti, scrive a ragazze che abitano prevalentemente nel nord Italia e che quindi, non sanno dell’esistenza di Chiara.
Finché un giorno comincia a scambiarsi assiduamente messaggi con una ragazza della provincia di Varese, molto conosciuta sui social, crescendo così di popolarità ed arrivando a conoscere Alessandra.

“Era il 02/02/2017 quando ricevetti una notifica Instagram da parte di un certo Giacomo Pollini, mi aveva scritto per farmi notare che un ragazzo con cui si scriveva una mia cara amica fosse palesemente fake.
Il nostro rapporto, nacque con una discussione e per puro caso. Dopo qualche giorno in cui ci scambiammo messaggi su Instagram, mi chiese il numero e iniziammo a parlare giorno e notte su whatsapp.
Il mio telefono era diventato il mio mondo, non uscivo più di casa e anche mentre ero in mezzo alla gente non facevo che inviare migliaia di messaggi a questo ragazzo. Ero diventata completamente dipendente da lui.
Su whatsapp non metteva mai foto sue, mentre il suo profilo Instagram ne era pieno.
Non rispondeva mai alle mie telefonate e mi faceva raramente qualche audio (di cui voce,scoprii in seguito,appartenere ad un amico siciliano), ma non diedi molta importanza a ciò.
Diceva di vivere a Varese, infatti organizzammo più volte di incontrarci, ma ogni volta lui trovava una scusante. Finché non mi comunicò di doversi trasferire in Sicilia per gravi problemi familiari, tra cui la morte del padre (che seppi in seguito essere completamente inventata).
Dopo qualche tempo scoprii che non era il ragazzo delle foto e quello stesso giorno lui inscenò un grave malore che lo fece ricoverare in un presunto ospedale nelle vicinanze. La sera gli dissi che avevo scoperto tutto, lui inizialmente negò, ma messo di fronte alle indiscutibili prove, mi chiese scusa e mi mandò il video di un ragazzo, che mi disse essere il vero lui. Ero scettica, ma la sua reazione mi impietosì e decisi di fidarmi di lui.
Il nostro rapporto si evolse sempre più, ero convinta di essermi innamorata di lui e gli inviai delle mie foto intime. Mi faceva sentire apprezzata, diceva che ero perfetta.
Il 6 marzo mi chiese di fidanzarci, io rifiutai inizialmente: come potevo stare con una persona che non avevo mai incontrato? Lui disse che si sarebbe tolto la vita, così accettai per paura di perderlo. Inscenò più volte suoi tentativi di suicidio e suoi forti malesseri, a cui onestamente facevo fatica a credere, ma che provocavano in me una grande preoccupazione, fino a portarmi al digiuno. Persi nove chili nel giro di due settimane e mezzo, svenivo in continuazione e i miei voti a scuola calarono precipitosamente.
Il 26 marzo mi supplicò di chiamarlo, lo feci e per la prima volta rispose, ma non era Giacomo. Era una voce femminile, mi disse di chiamarsi Chiara.
Giacomo non era mai esistito, se non nella mia testa. Per tutto quel tempo era sempre stata Chiara.
Questa rivelazione mi provocò numerose crisi isteriche: mi ero fidata completamente di una persona che non aveva fatto altro che mentirmi su ogni cosa.
E se avesse propagato le mie fotografie sul web? Questo era il mio unico pensiero in quei giorni.
Chiara raccontò a tutti delle foto che le avevo mandato, avevo davvero paura che la mia reputazione fosse rovinata per sempre.
Certo, avrei potuto denunciarla, ma questo avrebbe significato confessare a mia madre di aver inviato quelle fotografie e me ne vergognavo, per cui decisi di provare a risolvere le cose da sola.
Com’è il nostro rapporto ora?
Il venticinque giugno ci siamo incontrate e siamo state molto bene insieme, contrariamente alle aspettative. Ovviamente, non ho potuto dirlo ai miei genitori, non avrebbero mai approvato.
Al momento il nostro rapporto è molto simile a quello che avevo con Giacomo.
Molte volte vorrei chiudere tutti i rapporti con lei, a causa della sua instabilità, ma ogni qualvolta in cui ho tentato di farlo, lei ha messo in giro voci maligne su di me, spingendo i suoi seguaci ad insultarmi pesantemente, anche pubblicamente, e costringendomi a disattivare il mio profilo Instagram.
È difficile uscire da queste situazioni: inizialmente per il senso di dipendenza causato dall’altra persona, poi per la paura del giudizio altrui.”

Con questo articolo non vogliamo screditare le amicizie che nascono sul web, ma spingervi ad avere alcuni piccoli accorgimenti. Per esempio, insistete per fare videochiamate e nel caso voleste incontrarvi con qualcuno conosciuto sui social, chiedete ad un gruppo di amici di venire con voi e informate i vostri genitori.
Ad Alessandra è andata bene, ma al posto di Chiara ci sarebbe potuto essere anche un uomo di una certa età, con scopi completamente diversi, come per esempio la pedopornografia che è purtroppo una realtà attuale.
Chiara avrebbe potuto diffondere le fotografie su internet e quello che viene postato sul web, non può essere cancellato.
Alessandra è stata forte, ma molte persone arrivano a tentare il suicidio per paura che la propria vita sia per sempre rovinata e quello che è nato per noia, come un gioco, può finire in tragedia.

In questo articolo sono stati utilizzati nomi fittizi, per proteggere la privacy delle persone coinvolte.

Siria Lettori & Angelica Pangilinan

ITE Enrico Tosi, Busto Arsizio

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