DALLO SCHERZO ALLA BUFERA

La curva nord esagera, scoppiano le polemiche.

Il calcio, che dovrebbe essere un momento di svago e unione, è di nuovo al centro delle polemiche. Dopo la partita Lazio-Cagliari i tifosi laziali, ospiti della curva sud causa squalifica, sono stati protagonisti di un gesto che ha fatto parlare l’Italia intera. Siamo in uno dei luoghi più stimolanti della capitale per gli amanti dello sport: lo stadio Olimpico di Roma. Lo scenario è macchiato però da immagini che poco hanno a che vedere con il calcio e le relative rivalità tra tifoserie. I seggiolini della curva sud appaiono tappezzati da immagini rappresentanti Anna Frank che veste i colori giallorossi come insulto verso i tifosi romanisti. Il fanatismo sfocia nuovamente nell’ignoranza e nell’esagerazione, nel superamento della sottile linea tra gesto goliardico e mancanza di rispetto. Le immagini legate alle persecuzioni nei confronti degli ebrei, di cui Anna Frank è l’immagine simbolo, che hanno segnato uno dei momenti più tragici della intera storia del umanità ,possono essere davvero giustificate come semplici atti di superficialità e immaturità? Come in pochi altri casi, in questo caso l’opinione pubblica sembra non dividersi. A difendere infatti l’accaduto sono solo i tifosi della curva nord che spiegano “Si tratta di scherzo e sfottò da parte di qualche ragazzo forse, perché in questo ambito dovrebbe essere collocata questa cosa, anche in virtù del fatto che, come da sentenza di tribunale, non è reato apostrofare un tifoso avversario accusandolo di appartenere ad altra religione. Ma evidentemente nemmeno la Figc se ne ricorda se è vero che hanno aperto un’inchiesta” afferma uno dei capi ultras. Queste giustificazioni non sembrano convincere
l ‘opinione pubblica che considera con indignazione questo gesto come una manifestazione irrispettosa più vicina all’odio e alla discriminazione che all’affetto e al sostegno per la proprio squadra. Le inevitabili scuse da parte della società Lazio hanno momentaneamente calmato le acque ma gli amanti dello sport e dei suoi valori sembrano non accettare più queste situazioni che macchiano di violenza ciò che c’è di bello in un’attività che dovrebbe portare spirito di appartenenza, rispetto dell’altro e sana competizione.

Diego Franceschetti III B S.U. Liceo Plauto

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