Maria stavolta non ce l’ha fatta. Di chi è la colpa?

Siamo in provincia di Caserta, la piazza gremita di gente, e Maria sta andando incontro al destino dal quale era riuscita a sfuggire già una volta. Era sopravvissuta a ben venticinque coltellate inferte dall’ex marito. L’omicidio è avvenuto in pieno giorno, sotto gli occhi sconvolti dei passanti. Maria lo stava aspettando su una panchina, ha concesso a Massimo, il suo ex compagno, un ultimo incontro e questa attesa le è valsa tre colpi di pistola che l’hanno colpita al torace, giusto il tempo di urlare “NO!”. Maria è stata vittima due volte di una violenza efferata, cosa le mancava? Cosa mancava a Massimo e cosa manca alla società che permettere queste violenze?

Le donne come Maria, in questa società, non sono capaci di gestire le emozioni in quanto non riescono a rivolgersi alle istituzioni a causa della loro poca efficienza.  Le donne si sentono spesso disarmate come se subire violenza fosse quasi “normale” una cosa che gli uomini si possono permettere di fare. Tutto questo a causa di una società che non educa alle emozioni, dove l’uomo è portato ad essere prepotente nei confronti di tutto ciò che lo circonda e a prendere con la violenza ciò che non riesce a raggiungere con “le buone maniere”. L’immagine della donna, dall’altro canto, è proiettata verso la ricerca della gratificazione a tutti i costi che viene raggiunta solo se il proprio uomo è appagato, non importa con quale mezzo. É arrivato il momento di un ribaltamento culturale ed il punto di partenza sta in quella fetta di società che ha chiaro il concetto di libertà di genere, solidarietà, rispetto, comprensione e gestione delle scelte altrui. La storia insegna che per avere successo in una rivoluzione la lotta di uno deve necessariamente diventare la lotta di tutti come hanno dimostrato i movimenti femministi del ’68; affianco delle donne c’erano gli uomini.

L’uomo deve sostenere questa ondata di cambiamento insieme alle donne, per non essere più il genere contro il quale puntare il dito.

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