Arrivano gli sconti alle scuole superiori

di Klaudia Cani

Novità per i licei e gli istituti tecnici italiani, un anno in meno a partire dal 30 settembre 2018, come stabilito dal decreto, firmato dalla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, che darà il via alle sperimentazioni. Parteciperanno 100 scuole con una sola sezione e un ciclo scolastico breve, cioè di quattro anni anziché cinque. Se l’esperimento dovesse uscire, il decreto si estenderebbe a tutte le scuole superiori. Ecco qui alcune informazioni al riguardo.

Il progetto prevede

  • lo studio di almeno una materia in lingua straniera, che non sia “ lingua e letteratura inglese”, ma materie quali matematica, scienze o storia dell’arte;
  • un tetto massimo di venticinque alunni per classe;
  • l’alternanza scuola-lavoro, vista l’esigenza di tempo, sarà svolta durante le vacanze natalizie, pasquali o estive;
  • possibile variazione del calendario scolastico con anticipo, di qualche giorno, dell’inizio delle lezioni a settembre o posticipo delle lezioni a giugno.

La nuova riforma scolastica avviata dal ministero divide famiglie ed insegnanti tra chi è a favore e chi no.

I pro del liceo breve

  • Lo studente si sente più motivato e stimolato: il percorso di studi è impegnativo e ciò richiede un grande lavoro di organizzazione;
  • è più accattivante, perché si dovrà seguire lo stesso programma del liceo di cinque anni, ma rivisitato;
  • favorisce la collaborazione fra gli studenti che sono chiamati a lavorare insieme;
  • il nuovo metodo di insegnamento richiede l’ utilizzo degli strumenti informatici;
  • abbrevia la durata degli studi con la possibilità di entrare in anticipo all’ Università;
  • si entra prima nel mondo del lavoro.

I contro del liceo breve

  • un ciclo scolastico ridotto non permette agli studenti di assimilare i contenuti adeguatamente;
  • le lezioni, private dei dettagli e delle particolarità risulterebbero piatte e superficiali; inoltre gli alunni si sentirebbero sempre più esclusi dal sapere;
  • gli studenti rischiano di arrivare impreparati all’università a causa della preparazione incompleta e frammentaria;
  • molti studenti possono trovarsi in grande difficoltà, perché non tutti posseggono le stesse capacità di apprendimento ed elaborazione dei concetti e nelle classi aumenterebbe la disuguaglianza gli studenti ;
  • il progetto prevede inoltre l’ attivazione di progetti pomeridiani ed è facile capire che il tempo per gli scolari di rivedere e studiare gli appunti viene a mancare;
  • gli insegnanti temono che una progressiva riduzione dei posti di lavoro con la conversione dei licei quinquennali in quadriennali.

A chi dare ragione?

«In linea generale, credo che questa nuova opportunità presenti pro e contro: la prima impressione è che non ci siano reali vantaggi nel fare un anno di meno a scuola, visto che viviamo in media fino a 80-90 anni e che il mondo del lavoro è così variegato che non si può dire con certezza che un anno in meno a scuola comporterà un sicuro vantaggio competitivo rispetto a chi fa un anno in più» commenta Susanna Mantovani, professore Onorario di Pedagogia Generale e Sociale all’ Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Allo stesso tempo, però, non mancano le opportunità: «A volte i ragazzi sono stanchi di andare a scuola. Dunque, mi sento di dire che se la scelta di fare un percorso quadriennale è del ragazzo o della ragazza, e non l’esito della pressione degli adulti su di lui, può anche essere una risorsa. Un anno in meno potrebbe infatti permettere ai giovani di fare prima ciò che li interessa, da un particolare percorso di studi all’entrata nel mondo del lavoro. Oppure, può rappresentare la possibilità di fare un anno sabbatico, magari all’estero, utile per la formazione professionale».

 

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