Il femminicidio

Il termine femminicidio indica tutti quei casi di omicidio commessi da un uomo contro una donna per motivi basati sul genere. In Italia i numeri parlano da soli, più di 6 milioni di donne hanno subito violenza per lo più attuate da ex mariti, fidanzati e partner. Molto spesso queste violenze non sono nemmeno denunciate ma addirittura giustificate dalle stesse donne, questo succede per un retaggio culturale ancora particolarmente maschilista, dove la violenza domestica non sempre è percepita come un crimine. In Italia gli stereotipi di genere sono ancora purtroppo profondamente radicati e predeterminano i ruoli degli uomini e delle donne all’interno della società. Dunque per cercare di arginare questo fenomeno c’è bisogno di un cambiamento culturale e della volontà di farlo. Dobbiamo partire dall’educare e ricominciare a rivedere il concetto di mascolinità, che esalta l’uomo unicamente in quanto simbolo di forza e potenza e quello della femminilità come “sesso debole”. Bisogna insegnare che alla base di qualsiasi rapporto serve rispetto.

Negli ultimi 5 anni si sono registrati 774 casi di omicidio, una media di 150 all’anno, circa ogni due giorni viene uccisa una donna in Italia per femminicidio. Il rapporto che lega la vittima con l’assassino è per la maggior parte delle volte di natura sentimentale. Sorprendente è come la maggior parte degli uomini uccidono la donna: l’arma più utilizzata è il coltello, le donne vengono colpite ripetutamente anche dopo il decesso con un modus operandi brutale e primitivo. Il movente è quasi sempre legato alla gelosia. Nel 2013 il Senato ha approvato il decreto legge contro il femminicidio, riconoscendolo come violazione dei diritti umani e di discriminazione. In conclusione, davanti questo fenomeno non dobbiamo rimanere indifferenti e minimizzare l’accaduto, poiché la nostra indifferenza si tramuta in possibile complicità chiusa in una storia d’amore che d’amore non ha nulla.

Giulia De Santis, ITA Sereni Succursale

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