RECENSIONE: SE MI LASCI TI CANCELLO

Eternal sunshine of the Spotless Mind : oltrepassati i primi minuti di sbigottimento generati dalla traduzione tutta  italiana “Se Mi Lasci ti Cancello” , e anche se non si giudica il libro dalla copertina  il titolo sembra ridurre il film ad un cinepanettone, stuprando il titolo originale preso direttamente dal poeta Alex Pope, è  pura poesia, lo spettatore viene catapultato in un’ esperienza unica.  Regia impeccabile da parte di Michel Gondry che si cimenta nel suo secondo film, ma è la sceneggiatura di Charlie Kaufman a creare quell’ insostenibile lotta psicologica che prende vita sotto gli occhi di chi guarda. 108 minuti di applausi per Jim Carry e Kate Winslet. Il primo riesce ora a staccarsi da quell’ombra dal sapore stereotipato che si stava creando attorno alla sua figura. La sua formazione scolastica viene meno per dare spazio ad un attore eclettico dalle capacità a tutto tondo; un’interpretazione che spacca lo schermo senza bisogno di manierismi ed esasperazioni facciali, seppur anche queste sono dimostrazioni del suo talento.  E poi c’è Kate, esce anche lei dalla grotta in cui era stata relegata, rompendo finalmente ogni legame con quella stessa attrice del “Jack ho freddo”, per trasmettere tutto il processo psicologico del suo personaggio che le calza a pennello.  E così come ogni dipinto che si rispetti merita una cornice adeguata solo Ellen Kuras, direttrice della fotografia, poteva tramite la sua tecnica unire i bordi della pellicola. Le immagini riassumono l’idea stessa del film, sono totalmente sfocate o talvolta si riducono a semplici macchie di colore, si rimane spiazzati perché cercare di ricordare un’immagine a nitidezza zero sa essere frustrante e lo spettatore solo cosi può capire cosa provano i protagonisti.

In poche parole, un “filmone”, sotto ogni punto di vista, che gioca sull’ inverosimile per creare una storia realistica nell’impossibile. Un Memento assurdo si potrebbe osare dire, cinema e psicologia si trovano sotto un connubio impeccabile che lascia ampio spazio alla riflessione e riflette alla perfezione la dinamicità di quella che è la società moderna, che preferisce anestetizzare il dolore piuttosto di affrontarlo e che di sicuro sceglierebbe un “eternal sunshine of the spotless mind” per la fretta di cancellare e ricominciare.

 

Claudia Ascone, Liceo Democrito

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