Perché ne abbiamo paura?

Incredibile ma vero! Il clown, che dovrebbe stimolare l’ilarità, può essere invece causa di disturbi e di tormento. Tale paura ha un nome ben preciso: ‘coulrofobia’.

La reazione ad uno stimolo spaventoso viene provocata generalmente dalla visione di immagini raffiguranti morte, violenza o dolore. Come può, allora, un personaggio ‘positivo’ come il pagliaccio risultare così minaccioso? L’inquietudine nei confronti di quest’essere, ha inizio all’età di due anni, quando i bambini faticano a distinguere la realtà dalla fantasia. Crescendo si smette di provarla (pare però che il 2 per cento della popolazione mondiale adulta continui ad averne timore). Fu condotto, nel 2008, uno studio presso l’Università di Sheffield, in Inghilterra, su 250 bambini di età compresa tra i 4 e i 16 anni. Fu chiesto loro un parere al fine di migliorare l’arredamento di un ospedale pediatrico. I risultati hanno a seguire suggerito che le pareti dei reparti, decorate con immagini rappresentative di clown, suscitavano reazioni di angoscia, unita poi ad una spiacevole percezione di confusione ed estraneità tra gli animi dei pazienti. I ricercatori son così giunti alla conclusione che il senso di paura e di disagio provenisse da un concetto di ‘familiarità turbata’.

Il clown, personaggio che detiene il compito di intrattenere e divertire gli spettatori. Dal naso rosso, eccentriche parrucche e trucco marcato. Percepito come divertente, ma al tempo stesso raccapricciante. Esso rappresenta una contraddizione fra la sua figura allegra e variopinta, creata per divertire i più piccoli, ed il suo essere diverso, a causa del mascheramento inaffidabile, minaccioso ed irriconoscibile.
Ma cosa vi è dietro questa personalità? Non è possibile presumere con esattezza cosa si celi oltre quel travestimento; quest’ultimo conferisce in chi lo indossa una nuova identità. La fobia stessa si sviluppa nel momento in cui il soggetto preso in considerazione (persona, impressione, fatto o situazione) viene avvertito come familiare ed alieno simultaneamente. Il personaggio, irriconoscibile, rompe così le norme sociali, sostando entro un sostanziale anonimato.
Al clown appartiene un volto che non si comporta come dovrebbe, i cui tratti caratteristici son familiari, al contempo distorti ed esagerati attraverso il make-up. Possiede inoltre un riso forzato, che non corrisponde all’espressione reale e naturale della bocca.  Questo raffigura una finta allegria, percepita agli occhi del pubblico come segno di scherno e di furbizia.

Un personaggio risulta inquietante nel momento in cui non si comprende se sia o meno da temere. L’insieme del dettaglio finirà per mettervi a disagio. E ripensandoci adesso, ne hai paura anche tu?

 

Sofia Maghini, Liceo Democrito

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