Incomunicabilità

Kimberly Caziero

Quante volte ognuno di noi vorrebbe potersi riconoscere in un adolescente con molti amici, una famiglia affettuosa e presente e una relazione idilliaca con il proprio ragazzo o la propria ragazza? Sicuramente questa immagine ideale che ci propone la società ci torna in mente quando una delle situazioni sopraccitate viene a mancare; la prima domanda che sorge è “perché non è così?”. E il primo sentimento che proviamo è la frustrazione. La realtà è che molte volte ciò dipende dal fatto che non ci sentiamo capiti dagli altri, come se fosse stata eretta una muraglia cinese di incomprensioni e orgoglio, barriera che nessuna delle due parti ha voglia di buttare giù. In questi casi è facile si sfoci in vere e proprie liti che danneggiano emotivamente chiunque sia coinvolto.

Quando dall’altra parte si trovano gli adulti subito sottolineiamo che il nostro modo di pensare e di fare è troppo diverso dal loro per via della differenza di età, perciò addossiamo la colpa a loro, una sorta di frattura generazionale che, secondo alcuni, sarebbe oggi aggravata dall’uso delle nuove tecnologie, accusate di rendere noi giovani più superficiali. Ma il discorso si complica notevolmente quando ci riferiamo ai nostri coetanei. Spesso le incomprensioni sorgono dal fatto che non ci identifichiamo nell’immagine di noi che gli altri ci rimandano, e viceversa.

Da quando ciò accade tendiamo a vedere, sempre più spesso, solo i difetti negli altri, per poi non riuscire a capire come si sia arrivati a quella situazione e come mai la persona che abbiamo davanti non sembra più quella che conoscevamo. In alcuni casi le due immagini di noi diventano contraddittorie, fino a farci riflettere a lungo su noi stessi, invece che sugli altri. In entrambi i casi vogliamo far valere il nostro punto di vista, nonostante la tristezza ci faccia sentire un po’ persi.

Questo fenomeno si chiama incomunicabilità ed è frequente nella nostra attuale società, sempre più frenetica e individualista; è una mancanza di relazioni potenzialmente dannosa anche a livello educativo.

Non a caso l’unico mezzo che può consentirci di scampare a delle crisi familiari o dal perdere i nostri amici più cari è l’empatia, ossia la capacità di abbandonare temporaneamente i nostri pregiudizi e la nostra visione delle cose per mettersi nei panni degli altri, scoprendo magari che i problemi, per quanto complessi sembrino, in realtà possono essere risolti con poco.

Non è facile essere empatici poiché bisogna uscire dalla nostra sfera personale, ma è un valido metodo anche per migliorarci, oltre che per capirci a vicenda.

Liceo Scientifico e delle Scienze Umane O.M. Corbino Siracusa

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