La provincia “babba”

Nicoletta Fichera

Per molto tempo quella di Siracusa è stata definita “provincia babba” per la presunta assenza di mafia e atti legati alla criminalità organizzata, ma, purtroppo, come dimostrano gli avvenimenti degli ultimi mesi, la nostra città di “babbo” non ha niente. Molto recentemente si sono verificati, infatti, numerosi casi collegati al fenomeno del racket, o estorsione: attraverso brutali minacce la criminalità riesce a convincere i proprietari delle attività commerciali non solo a pagare un pizzo (spesso anche esorbitante rispetto ai reali quotidiani guadagni) ma anche a non denunciare. Nell’anno 2015-2016 infatti su 54 estorsioni solo 16 sono state denunciate. Nel 2017 si sono verificati altri casi ma, questa volta, la reazione dei cittadini e dei commercianti sembra essere stata più efficace e rispettosa della legalità. Il primo di questi crimini si è verificato il 17 gennaio 2017 quando, davanti alla panineria “Ciritorno”, è esplosa una bomba; per permettere al locale di riaprire è stata indetta una raccolta fondi dai cittadini stessi. Altro avvenimento quello di inizio ottobre: l’esplosione di un ordigno alle prime luci dell’alba ha causato danni a un locale ma la sera stessa il proprietario lo ha riaperto con il bello slogan “riapertura col botto”, per ironizzare sull’accaduto e per dimostrare che questo tipo di atti non spaventano le persone che vi lavorano. Altri casi più recenti si sono verificati a Solarino, con tre incendi la cui causa, dichiarata, è stata sempre l’estorsione, e altri due su cui sono ancora in corso le indagini. E’ importante ribadire che sono i cittadini a non doversi piegare e a non dover sottostare a questi fenomeni di criminalità ma, al contrario, a dover imparare a non avere paura delle minacce e a denunciare i fatti di cui sono a conoscenza. Far finta che il problema della mafia nella nostra città non esista e sperare di non essere presi di mira non servirà ad estinguere il problema; al contra-rio, il silenzio e la paura alimentano la mafia e le danno potere. Pertanto bene che tutti noi facciamo emergere il problema in modo che innanzitutto se ne parli; ad esempio attraverso manifestazioni come quella del 30 novembre, alla quale ha partecipato anche la II G del liceo. I cittadini dovrebbero riflettere e rendersi conto che il rispetto della legalità deve partire da ogni singolo individuo. I mafiosi sono consapevoli dell’enorme potere che tutti noi uniti abbiamo e lo temono; per questo cercano di spaventare con minacce e intimidazioni, ma bisogna resistere e denunciare nonostante tutto. Questi sono i veri “eroi” al giorno d’oggi: coloro che non si piegano e non temono le conseguenze delle loro azioni, perché sanno di essere nel giusto. La strada verso il raggiungimento della legalità è ancora lunga, ma tutti noi possiamo fare almeno un passo in quella direzione vivendo secondo principi giusti e mostrando la nostra solidarietà, contribuendo a raccolte di fondi o aiutando attivamente. Inoltre è fondamentale educare i cittadini alla legalità sin dalla tenera età, come fa la scuola, dove ognuno di noi si confronta con gli altri e impara a rispettare il prossimo, apprendendo le norme di convivenza civile. In conclusione è evidente quindi che la nostra non è affatto “la provincia babba”, ma ci auguriamo che presto possa diventarlo, se questo significa vivere in pace, senza minacce e senza criminalità.

 

 Liceo Scientifico e delle Scienze Umane O.M. CORBINO SIRACUSA