L’orgoglio della nazionale di calcio femminile

 

Elena Palazzolo

Lunedì 13 novembre l’Italia ha pareggiato con la Svezia, perdendo le qualificazioni ai mondiali (cosa che non succedeva dal 1958). È già stato detto tutto quello che c’era da dire: dalla critiche alle frasi nostalgiche sulle cose che ci perderemo quest’anno non essendoci qualificati . Ma non è del tutto vero che non ci siamo qualificati ai mondiali di calcio. È la Nazionale maschile a non averlo fatto, ma quella femminile è ancora in gara, e, anzi, pare stia andando piuttosto bene. La Nazionale Femminile esiste dal 1968, anno in cui gioca la sua prima partita contro la Cecoslovacchia; ai Mondiali si qualifica invece la prima volta solo nel 1991 e giocherà ancora nel 1999, senza poi riuscire più a qualificarsi. In questo momento le ragazze stanno giocando il round per accedere ai Mondiali: dopo aver vinto una volta contro la Moldavia e due contro la Romania e ancora un’altra con il Portogallo sono le prime del loro gruppo e sono pronte a incontrare la Francia il prossimo 20 gennaio.

In Italia del calcio femminile si sente davvero parlare poco. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, il calcio in rosa ha avuto maggior numero di spettatori rispetto a quello maschile. Ma nonostante il grande pubblico le ragazze vengono sempre pagate molto di meno dei ragazzi e nell’ultimo mondiale hanno persino dovuto giocare la finale su un campo sintetico riportando molteplici ferite. Molti calciatori si sono fatti avanti per le ingiustizie come Neymar, il quale ha una sorella la calciatrice, e anche alcuni Stati stanno cominciando a prendere provvedimenti.

Il caso più eclatante è stato quello della Norvegia che ha deciso di pagare i giocatori della Nazionale sia maschile che femminile con la stessa retribuzione. Ma guardando il nostro territorio Siracusa è una delle città più avanzate rispetto al resto della Sicilia avendo una scuola calcistica totalmente femminile e conseguendo risultati notevoli persino mandando ragazze alle Nazionali. Nonostante questo tutte le giocatrici di ogni sport ritenuto maschile devono affrontare ogni giorno il pregiudizio della gente che a volte fa battute e altre invia minacce arrivando al punto di costringere una squadra ad essere scortata dalle forze dell’ordine. Siamo nel 21º secolo eppure dobbiamo ancora combattere per cose che dovrebbero essere scontate: non ci sono sport maschili o femminili c’è solo lo sport che ami.

Liceo Scientifico e delle Scienze Umane O.M. Corbino Siracusa

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