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Alternanza scuola-lavoro: un aiuto ai giovani ad ambientarsi nel mondo del lavoro o un’offerta di manodopera a costo zero per le aziende?

Il 13 ottobre scorso si è tenuta una manifestazione studentesca in più di 70 piazze italiane volta a far riflettere su ciò che non funziona della nuova riforma scolastica dell’alternanza scuola lavoro.

Migliaia di studenti si sono riversati lungo le strade armati di striscioni di protesta e pazienza, richiedendo che la loro voce venisse ascoltata dalle istituzioni.

I temi chiave della protesta vertono sulla retribuzione del lavoro, sulla pertinenza dello stage riguardo il proprio indirizzo di studio e sulla sostenibilità a livello temporale dell’alternanza stessa.

Il ministro dell’istruzione Fedeli risponde di doversi limitare a imitare la standardizzazione scolastica di un’Europa non poi così tanto unitaria.

La questione predominante riguarda il contratto sancito dal MIUR con multinazionali quali McDonald o Autogrill, a questo punto gli studenti sono costretti a chiedersi quale sia l’apporto al percorso di apprendimento di un alternanza svolta in una sede quali le sopracitate. L’accordo è stato fatto per dare ore di alternanza a circa 8 mila studenti in tutta Italia generando un quantitativo di ore a favore di queste aziende che permette di non assumere nuovi dipendenti stipendiati o di licenziare i presenti, ciò per lasciare posto a degli adolescenti non retribuiti.

Se questa riforma mira a formare gli studenti in età scolastica causa una mancanza di opportunità a persone in età lavorativa la domanda sorge spontanea. Siamo davvero costretti a dover limitare l’istituzione scolastica italiana e ridurla in ginocchio in nome di un’Europa volta al regresso sociale? È indiscutibile, questa riforma non mira altro che a rendere la scuola un luogo discutibile sul piano dell’apprendimento, vuota di ogni ideale sociale.

Restituiamo dignità alla nostra scuola, al nostro tempo, e al nostro studio.

 

Simone Fasoli                                                                

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