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Ciak…in classe! Alla scoperta di “Buongiorno Professore”

Intervista al Prof. Andrea Monda, le cui intraprendenti lezioni di religione diventano ore di Alternanza Scuola Lavoro e vengono trasmesse sul piccolo schermo

Prendiamo una classe a caso, e immaginiamo di inserire una telecamera per registrare e proiettare le lezioni in televisione. Tra “prof. posso andare in bagno”, sbadigli o “oggi mi giustifico” , da casa in molti cambierebbero canale. Specialmente se la materia insegnata non è delle più interessanti. C’è invece chi ha corso il rischio di fare una cosa del genere, e con il suo “all in” si è preso tutta la posta in palio: quel qualcuno è Andrea Monda, docente di religione al Liceo Classico Pilo Albertelli, che insieme ai produttori di TV 2000 ha avuto la brillante idea di rendere trasparenti le sue lezioni di religione, in onda ogni domenica alle 9.15 sul canale 28 del digitale terrestre, 140 di Sky.

Sebbene in parte questa attività sia organizzata da un’emittente televisiva, non c’è niente di programmato, nessun copione viene preparato dietro le battute degli interpreti, ovvero i ragazzi: è tutto frutto della loro spontaneità e originalità. Da tre anni a questa parte dunque, con funzione anche di Alternanza Scuola Lavoro, il Prof. tiene dei corsi pomeridiani con ragazzi di tutto l’istituto; la sua classe extra-scolastica si riunisce ogni due martedì, ed è formata all’incirca da 20 persone, tra chi partecipa “dal principio” e chi ha cominciato da poco. In ogni puntata, il prof. Monda propone un argomento e lo lancia ai ragazzi, che a turno colgono e intervengono con le loro riflessioni personali utilizzando video, canzoni, immagini, citazioni. Un po’ come il metodo socratico per far partorire la verità, insomma.

Occhio però a etichettare le sue, come ore di catechismo, perché la vera forza di queste lezioni è proprio la loro duttilità, in grado di spaziare da un argomento a uno completamente opposto con la sola forza trascinante della domanda, della curiosità. Talvolta tutti questi interrogativi portano anche dentro vicoli ciechi, ma questa è la più lampante dimostrazione della vivacità della sua classe, che si arrende solo… ai limiti conoscitivi dell’uomo. Ora, questa temeraria lezione-trasmissione è diventata una bella realtà, anche piuttosto seguita dagli schermi di casa, ma da dove è nato tutto? Cosa passa nella mente di un insegnante per trasmettere in TV le sue lezioni? Scopriamolo insieme, con le domande fatte proprio al padre di questa trasmissione, il Professor Andrea Monda.

  1. Come le è venuta in mente l’idea di creare un programma così inusuale come questo? “Inizialmente l’idea originaria era un po’ diversa da come è ora, perché io avevo proposto a TV 2000 di condurre una serie di lezioni private sui grandi temi che circondano l’essere umano, come il senso della vita e la figura dell’uomo. Dopo avermi conosciuto, il direttore di TV 2000 ha pensato invece di creare una sorta di docu-reality molto veritiero, aderente alla realtà: ciò che loro avevano a cuore era infatti il desiderio di trasmettere agli italiani la realtà dell’ora di religione, che non è catechismo, bensì una riflessione approfondita sulle tematiche più importanti della vita.”
  1. Lei punta sull’autenticità di questa trasmissione, dunque lei fa lezioni del genere anche nelle sue vere classi? “Certamente! A parte la lunghezza differente tra le puntate ( 30 minuti ) e l’ora didattica, la qualità è la stessa: dunque le mie lezioni sono esattamente come quelle che si possono vedere in TV. Forse questo è un unicum, ad essere onesto non ricordo lezioni scolastiche trasparenti e mostrate al grande pubblico.”
  1. Dai suoi interlocutori, ovvero i ragazzi, che cosa si aspetta? “L’ingrediente che i miei studenti devono utilizzare è l’autenticità, il saper mettersi in gioco, senza riserve e anche col coraggio di provocare e lasciarsi provocare, costruendo così un vero e proprio dialogo: schietto e mai superficiale. Loro dunque devono sfuggire alla banalità e raccogliere la sfida di un approfondimento continuo, per trovare sempre il significato profondo delle cose.”
  1. Lei ha scelto di pubblicare anche un libro su questo progetto, come mai? “In questo caso la scelta non è stata direttamente mia, ma di un editore della LDC di Torino che ha visto il programma e ha pensato che potesse essere un’esperienza divulgata in un libro come strumento educativo e pedagogico. Allora ci ho riflettuto e ho detto di si, chiamandolo naturalmente “Buongiorno Professore” .
  1. Fuori, ma anche dentro le lezioni, lei è molto aperto con i suoi ragazzi; ci parli un po’ della sua concezione insegnante-studente. “Il rapporto studente-professore è innanzitutto è una relazione umana, il che significa che bisogna mantenerlo nell’ampio limite di essa. Se infatti manca proprio la condivisione umana anche l’insegnamento fallisce, perché l’insegnamento è la trasmissione del sapere e non può avvenire se non c’è una relazione personale. Gli alunni prima di sentire cosa dice un insegnante lo osservano, e di conseguenza ne valutano la sua serietà e competenza; se la persona dell’insegnante appare “inconsistente” , incoerente, privo di passione, allora l’insegnamento non potrà nemmeno decollare. Il rapporto educativo funziona se il professore è un uomo integro e appassionato, ovvero deve voler bene ai suoi studenti e amare la sua materia e l’insegnamento. Se queste caratteristiche ci sono o mancano il ragazzo se ne accorgerà subito, e nel secondo caso lui spegnerà l’interruttore che lo lega al suo docente. Anche nel caso in cui sia stra-preparato ma con poca passione e personalità, la classe continuerà ad ignorarlo.”
  1. Guardando gli occhi dei suoi studenti durante le sue spiegazioni, si capisce che rimangono molto affascinati quando lei parla. Come fa a riscuotere così tanto appeal tra i ragazzi? “Credo che alla base di tutto ci sia la passione, e io posso dire con certezza che amo quello che faccio. Io non sono uno che “fa” il professore, io mi sento di esserlo: per prima cosa i ragazzi guardano proprio a questo, all’essere, a che uomo è quello che hanno davanti. Se trovano davanti a loro uno che crede in quello che fa, allora quel qualcuno diventa affascinante, qualcuno che attira, anche per essere criticato sia chiaro; in fondo si parla molto della religione, un tema che ha sempre toccato gli aspetti più controversi della vita, così la mia lezione diventa dialettica, anche agitata dalla discussione. Siccome i ragazzi mi riconoscono una “lealtà”, frutto di un modo di insegnare non furbo ma aperto, inclusivo, è normale che i ragazzi abbiano questo atteggiamento nei miei confronti.”
  1. Nella sua trasmissione uno dei temi più trattati, anche se ovviamente non solo questo, è quello della religione. Come vede il rapporto dei ragazzi di oggi con questa, per molti, oscura materia? “A dir la verità il tema della religione ha sempre messo a disagio un po’ tutti, specialmente i ragazzi. Da una parte alcuni ne sentono anche la nostalgia perché cercano qualcosa di più profondo rispetto alla banalità della vita quotidiana, dall’altra c’è una fuga dalla cosiddetta “religione istituzionale” di cui fanno parte la Chiesa e i sacerdoti. La religione purtroppo talvolta è vista un po’ come un obbligo dai ragazzi, e questo gli crea sensazioni di pesantezza e disagio. Ciò che davvero cercano le persone di questa età sono dei maestri ma che contemporaneamente fungono da testimoni credibili, ovvero coerenti; quando vedono che in parrocchia, ma anche a scuola e in famiglia, mancano questi valori, allora il messaggio che si vuole mandare si perde. Credo comunque che spetti a noi educatori riaccendere questo fuoco, e dico ri-accendere perché è già presente dentro tutti noi, ci siamo nati.”
  1. Lei che vive così intensamente il mondo della scuola, pensa che ci sia qualcosa che non va nel sistema scolastico italiano? Ed esiste un suo modello di scuola ideale? “Innanzitutto è opportuno ricordare che la scuola è fatta da esseri umani, ed è quasi facile dire che c’è qualcosa che non va perché l’essere umano per sua natura è fallibile. Ciò che mi dà più sconforto è quando ci si rassegna ad uno stato delle cose e si lavora solo per distruggere e criticare. La scuola senza dubbio può e deve migliorare in molte cose, ad esempio nel suo aspetto anaffettivo in quanto si dà poco valore alla relazione umana. In secundis non è bello che il mondo scolastico sia così “burocratizzato”, con i professori che sono concentrati solo sul famoso programma con l’ansia di finire in tempo per voti e medie; tutto ciò che è quantificabile in termini numerici, ai ragazzi non piace, perché si sentono inevitabilmente anche loro numeri in un mondo che non gli può interessare. Preferirei vivere una scuola che si basa più sul contatto umano e conferisce maggiore importanza alla qualità dell’insegnamento. Ad esempio per me una cosa che bisognerebbe verificare è l’operato dei professori, anche tramite gli studenti stessi, nonostante spesso già lo facciano ma indirettamente: in molti casi, cambiando scuola o sezione, bocciano di fatto la figura di uno o più insegnanti. Alla fine è sempre giusto parlare di libertà di un docente, ma non bisogna mai dimenticarsi della loro enorme responsabilità, perché noi abbiamo di fronte persone dai 6 ai 18 anni che sono ancora decisamente malleabili e duttili. Con loro dunque possiamo fare grandi danni come grandi cose…”

Bella la storia di “Buongiorno Professore” , bella come la duttilità dei suoi argomenti, come il coraggio della domanda del gruppo classe, ma soprattutto bella la sua autenticità.

A proposito di autenticità, ad essere onesti mi sono dimenticato di chiedere all’insegnante una piccola curiosità: il perché del nome della sua trasmissione. Riflettendoci bene però credo di essermi dato una risposta da solo. In fondo la frase “buongiorno professore” indica la “colazione verbale” con cui comincia la giornata di tutti gli studenti italiani. E’ quella formula che dà inizio alla mattinata di lezioni, alle spiegazioni, e alla vita di classe. E soprattutto a quell’intesa che talvolta può essere speciale tra uno studente e il suo insegnante…

 

di Emanuele Caviglia

Liceo Classico Pilo Albertelli

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