Una giornata al Quirinale all’insegna della memoria

Il 25 gennaio 2018 aperte le porte del Quirinale agli studenti del Leonardo: commemorata la ricorrenza del Giorno della Memoria assieme alle più alte cariche dello Stato

di Federico Manganella

Sono ottanta gli anni trascorsi dalla promulgazione, in Italia, delle leggi razziali, scritte e pensate dall’allora capo del governo Mussolini: 1938-2018, ottanta anni esatti dall’inizio, in Italia, di prevaricazioni e discriminazioni a danni di quanti erano considerati un pericolo per la “razza ariana”, Ebrei per primi

La scritta campeggia ben in vista sui monitor allestiti nel Salone dei Corazzieri del palazzo del Quirinale, come una sorta di monito, un memorandum per scacciare l’indifferenza che molti ostentano nei confronti di una tematica così importante ed attuale, per sconfiggere il negazionismo che, secondo Primo Levi, appartiene a “quelli che sarebbero pronti a rifare Auschwitz”

Ed è l’indifferenza il grande pericolo contro cui lo Stato vuole salvaguardarsi: lo fa con una decisione esemplare e dalla forte valenza storica, l’elezione a senatrice a vita di Liliana Segre, italiana ebrea sopravvissuta all’Olocausto

La memoria è il vaccino contro l’indifferenza” sono le parole con cui la neo-eletta ha dato nuova importanza all’insieme di iniziative che, ogni anno, le istituzioni e le scuole organizzano per non tacere tutti i momenti trascorsi da quel 27 gennaio 1945, giorno in cui i Russi svelarono realmente al mondo le nefandezze del campo di concentramento di Auschwitz

È infatti la scuola, come afferma nel corso della cerimonia la Ministra per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Valeria Fedeli, il luogo in cui educare cittadini capaci di comprendere la gravità dell’accaduto e la sua unicità nella storia europea

Ci sono stati infatti altri genocidi – basti pensare agli Armeni o al popolo ucraino – ma quello perpetuato dai regimi totalitari di Germania e Italia, nel corso degli anni ’40, rappresenta un evento straordinario per la scientificità con cui fu pensato ed elaborato fin nei minimi dettagli, per la volontà di sterminio, il delirio razzista, nonché per le ingenti quantità di mezzi utilizzati per la sua messa in pratica

Così come Mussolini si accanì su insegnanti e studenti ebrei, per colpire i “parassiti” del regno alle loro fondamenta, spetta adesso alla democrazia continuare ad affermare i valori su cui essa si fonda, “senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali”, come recita il terzo articolo della Costituzione della Repubblica, di cui, tra l’altro, ricorre il 70° anniversario dall’entrata in vigore

Nel corso della cerimonia è stato fatto richiamo costante fra i due manifesti, quello della razza e quello della repubblica democratica, susseguitisi alla distanza di appena dieci anni: è in quest’ottica che il ruolo e le responsabilità dello Stato italiano sono stati messi in luce da alcune immagini proiettate e dal discorso finale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Lo Stato non ha e non deve aver paura di fare i conti con il capitolo più buio del suo passato, una pagina così infamante, perché è proprio la Costituzione a rappresentare il baluardo con cui proteggersi dal riproporsi di eventualità simili, con cui fermare colui che, negando la Shoah, sarebbe pronto a rifarla

La Memoria diviene così un imperativo morale, un impegno a cui tutti i cittadini sono chiamati, giorno dopo giorno, e, tra essi, soprattutto noi studenti: è per tale ragione che i sopravvissuti, dopo un silenzio durato, per alcuni, anche mezzo secolo, ogni anno si impegnano a portare, a tramandare la loro testimonianza dinanzi a folle di ragazzi silenziosi. Perché, quando i protagonisti dell’Olocausto non potranno più parlare, non potranno più far ricordare, allora toccherà a noi, nati del XXI secolo, non dimenticare l’insegnamento trasmessoci dalle loro parole, dal racconto di quella tristissima notte del 2 agosto 1944, quando tutti i Rom e i Sinti del Lager E di Birkenau vennero mandati a morire, vennero sterminati

È, come sempre avviene, proprio la loro testimonianza, di Liliana Segre e Piero Terracina, intervistati da quattro studenti, a rappresentare il momento cruciale della cerimonia. Nonostante le loro vite siano state macchiate da una tale carneficina, dall’azione di un governo incurante e sordo alle suppliche che gli giungevano anche da alcuni esponenti della “razza ariana” – come testimoniano le lettere declamate da Remo Girone e da sua moglie, Victoria Zinny – è possibile uscire da Auschwitz, ricominciare una nuova vita, radicalmente diversa da quella che si era condotta fino a quel momento

Eppure, la persecuzione, lo sterminio senza senso, resteranno sempre interrogativi insoluti nelle menti di tutti, un “perché?” opprimente che, da ottanta anni, da quando le porte della scuola elementare si sono chiuse a quando si sono aperte quelle del Senato, continua ancora a tormentare la neo-eletta senatrice a vita. Lo stesso sgomento e la stessa speranza affermati anche dalla cantante israeliana Noa, presente durante la commemorazione, all’interno dei suoi due brani “La vita è bella” (colonna sonora dell’omonimo film di Benigni) e “Twinkle twinkle little star”, la stella gialla, simbolo degli Ebrei, che diviene il tormento di una bambina proprio per la sua insensatezza

Contro atrocità di tale portata è fondamentale continuare ad affermare la Memoria come arma, antidoto e vaccino per scacciare falsi miti e indifferenza, per affermare il pieno coinvolgimento del Fascismo all’eliminazione fisica degli “impuri”; perché ancora oggi, ottanta anni dopo, sono ancora attivi focolai di xenofobi negazionisti e neofascisti, perché la Memoria non è solo semplice ricordo, ma norma di civiltà che deve esser interiorizzata e messa in pratica quotidianamente, perché non si può e non si deve dimenticare

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