Lo sterminio degli ebrei

 

La SHOAH è il termine ebraico col quale si indica la persecuzione e il programmatico genocidio degli ebrei europei da parte del regime nazista nel corso della Seconda guerra mondiale. Per indicare l’evento è comunemente, anche se impropriamente, usato il termine olocausto, che originariamente definiva il rito religioso in cui l’offerta veniva distrutta dal fuoco.

L’espressione Shoah si riferisce al periodo che intercorre fra il 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l’8 maggio 1945, la fine della guerra in Europa: in questo periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei ma anche Zingari,
serbi, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali,
Testimoni di Geova, delinquenti abituali e persone definite “anti-sociali” (mendicanti, vagabondi, venditori ambulanti).

La maggior parte delle persone soppresse passarono peri campi di sterminio, che erano campi di concentramento con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica. Questi erano grandi estensioni di terreno, circondate da alte e fitte barriere di filo spinato attraverso le quali passava la corrente elettrica per fulminare chiunque avesse tentato di fuggire. Alcuni però riuscirono a sopravvivere e noi oggi abbiamo anche delle testimonianze come quella di Maria Komel:

“Sono stata arrestata dai tedeschi insieme con i fascisti, il 25 giugno 1944.Mi hanno portata a Loca, dove sono nata, ma ci hanno portato a Moncorona, un paese vicino a Gorizia, ci hanno portati in una casa, in uno spazio grande, presso una casa e là hanno scelto gente per Germania, gente per torturare, hanno preso anche i partigiani, li hanno torturati. Sono stata arrestata perché tutto il paese Loca, compresa Moncorona, hanno fatto un rastrellamento, hanno portato via tutta la gioventù, non solo, anche persone anziane che non sono più tornate, sono andate a finire, come noi, in campo di sterminio e non sono più tornate. Il vagone era pieno di gente, con me tutte ragazze, vi era una ragazza incinta e non lo voleva dire perché suo marito era austriaco militare tedesco. Quando ha saputo cosa fanno in Germania è scappato ed è andato con i partigiani e i tedeschi lo sapevano, per quello questa ragazza non voleva dire con chi era sposata ed è andata a finire in campo di sterminio con me, ha partorito il bambino nel mese di gennaio con la neve alta, il bambino aveva dieci giorni ed è morto Sì, direttamente in campo, siamo arrivati ad Auschwitz, questo camino grande si pensava fossero fabbriche, ci siamo dette qua ci sarà da mangiare e faranno il pane, invece, proprio questa che era incinta incominciava a piangere, le abbiamo chiesto perché e ha risposto “Ragazze mie non sapete dove siamo arrivate”, infatti, sotto vi erano i militari SS che ci aspettavano per accompagnarci (siamo arrivate di notte), Auschwitz era suddivisa in tanti posti e uno di queste SS sapeva il serbo-croato e ci ha domandato a che religione appartenevamo e abbiamo risposto che appartenevamo alla religione cattolica. Ci ha risposto “Siete fortunate perché vedete quel fuoco? Se foste state ebree questa notte sareste andate dritte lì “.

Ci hanno portate dritte in una baracca, per terra era piena di acqua e ci hanno detto di distenderci per terra. “Come si fa?” .. “O così o resti in piedi”, questa gente che era nella camera che dormiva ci camminava di sopra di notte perché doveva anche andare alla toilette così abbiamo passato la prima notte.Il giorno dopo ci hanno portato in un’altra baracca e lì ci facevano i numeri ……. Scusate, devo tornare indietro, quando siamo arrivati ci hanno fatti andare in questa baracca, in un grande salone, ci hanno spogliati nudi, tagliati i capelli, ci hanno tagliati dappertutto, ci hanno fatto andare su un lungo corridoio e alla fine ci hanno tagliato i capelli e là si doveva entrare in una vasca ma non si sapeva quanto era profonda per cui si aveva paura di entrare.Dietro vi era un ufficiale tedesco che ci scortava, era una specie di disinfettante e di lì si passava dentro in un bagno grandioso con le docce e là ho visto delle ragazze senza i capelli, a me li hanno lasciati corti, senza capelli, e abbiamo preso paura perché si pensava che ci avrebbero messo insieme con gli uomini, invece, erano le ragazze con i capelli tagliati a zero e lì ci hanno aperto l’acqua un po’ calda e un po’ fredda e appena insaponate hanno chiuso l’acqua e si doveva passare avanti.Nello spazio da dove siamo venuti vi era un mucchio di abiti sporchi di sangue e di tutto e ci si doveva vestire, più avanti un mucchio di scarpe, il paio nemmeno a parlarne, ti dovevi scegliere subito, di lì ci hanno portato in questo reparto e ci hanno fermati per dormire di notte.Il giorno dopo ci hanno messi in fila e ci hanno tatuati i numeri e certe hanno stretto per cancellare ma se cancellavi erano botte perché loro ti chiamavano per numero, il nome non esisteva, tu eri un numero come le bestie per il macello perché là si aspettava la morte.Ci hanno disinfettato sotto le braccia e sotto, un disinfettante che era una tortura, tanto male e non avevi niente per pulirti e lacrime che venivano giù, era veramente una tortura.Il mio numero era 82453. Mangiavamo Le patate con il mestolo, con la sabbia te le buttavano là, non vi erano forchette, cucchiai, magari di notte, con rispetto parlando, certe che non andavano lontano al gabinetto perché era lontano la facevano là, magari tu mangiavi senza acqua, senza niente, l’acqua era come avvelenamento perché se la lasciavi lì un quarto d’ora venivano gocce di ruggine di sopra. Infatti, era proibito bere l’acqua, si mangiava neve in inverno e si calmava anche la sete. Sono tornata a casa il 1 settembre del 1945, il viaggio era molto lungo, non ricordo nemmeno quanti giorni ma era un viaggio felicissimo.”

 

 

Ludovica Izzi, Scuola Secondaria di primo grado, classe IIIC

 

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