TARTARUGHE ALL’INFINITO- John Green

Vi è mai capitato di non riuscire a distinguere una cosa reale da una immaginaria?

Tipo quando siete talmente felici per una cosa capitatavi, da dovervi dare un pizzicotto affinché il dolore vi riporti alla realtà.

Cartesio voleva capire se si può sapere veramente se una cosa è vera, ma pensava che la sua capacità di mettere in dubbio la realtà dimostrasse che mentre la cosa poteva anche non essere vera, lui lo era. Ma è il dolore a far sentir viva una persona. Sottrae violentemente il desiderio di continuare a vivere ed è come essere scaraventati in una stanza buia e senza finestre in cui non si riesce a percepire niente.

È una battuta d’arresto che irrompe violentemente e, quando giunge, spesso senza alcun preavviso, inizialmente sembra non stia succedendo a te.
Si ha l’impressione di essere spettatori della vita di un’altra persona, di un altro te.
Pensi che sia solo un incubo. Ma non è vero, prendi consapevolezza che invece sei tu il protagonista di quella tragedia. Svanisce ogni certezza. Crollano le sicurezze.
E pensi di non essere in grado di sopportare quel gravoso fardello.
Ciò che fino a ieri sembrava importante, cessa di avere lo stesso significato quando il dolore irrompe nella tua vita.
Grande o piccolo che sia, il dolore muta la vita di una persona.
Per sempre.

Ed è così che vive Aza, una ragazza liceale di soli sedici anni, che viene accusata di essere il centro di ogni problema per chi le sta accanto e lei è così tanto assorta dai suoi pensieri malati, da non rendersene conto.

Holmesy è una ragazza bella e intelligente ma ossessionata dai batteri; mangia e sente i microbi nell’intestino, beve acqua e sente lo stomaco combattere non si sa che infezione, probabilmente il C. difficile.

La sua vita non è come quella dei suoi coetanei perché non riesce a vivere serenamente nulla, compie dei gesti davvero autolesionistici e si sente come dentro a una spirale piena di pensieri che si stringe sempre di più fino a soffocarla.

Non ricorda il momento in cui i suoi ‘’pensieri intrusivi’’ hanno iniziato a far parte di lei. Ma ricorda esattamente la causa scatenante: la perdita improvvisa del padre. Quest’avvenimento ha cambiato letteralmente la sua esistenza.

Trascorre una vita apparentemente normale, ma nessuno sa ciò che la sua testa è in grado di pensare. I suoi pensieri riescono a convincerla che non è lei a dipingere la sua tela, ma che è solo uno strumento nelle mani di altri. Riescono a distoglierla da ciò che è veramente: una ragazza con tanti sogni e tutta la vita davanti.

Invece, si ritrova a dover giustificare ogni qualsiasi mossa per non perdersi nel suo vortice di pensieri. Non riesce ad individuare il suo ruolo nella sua commedia. E’  l’amica di Daisy o la figlia di Ms. Holmes?

Non riuscendo a capire se sta eseguendo gli ordini di un parassita, si convince si essere uno strumento che esiste solo per trasformare l’ossigeno in diossido di carbonio, un mero organismo dell’Universo. Persino i pensieri diventano solo un genere diverso di batteri che la colonizzano.

Un giorno uno scienziato tiene una conferenza sulla storia della Terra davanti a un pubblico enorme, e spiega che la Terra si è formata miliardi di anni fa da una nube di polvere cosmica, e poi per un po’ è stata molto calda, ma poi si è raffreddata abbastanza perché si formassero gli oceani. Poi gli organismi monocellulari sono venuti a galla negli oceani, e poi nel corso di miliardi di anni la vita è diventata più ricca e complessa, finché duecentocinquantamila anni fa si sono evoluti gli esseri umani che hanno cominciato ad usare degli utensili più avanzati. Cosi lui fa tutta questa esposizione sulla teoria della terra e della vita, e poi alla fine chiede se ci sono domande.

Una vecchia in fondo alla platea alza la mano e dice: ‘’Tutto chiarissimo, signor Scienziato, ma la verità è che la terra è un piano appoggiato sulla schiena di una tartaruga gigante’’.

Lo scienziato decide di divertirsi un po’ con la donna e ribatte: ‘’Be’, se è così su cosa è appoggiata la tartaruga?’’.

E la donna risponde: ‘’Sul guscio di un’altra tartaruga gigante’’.

Lo scienziato seccato dice: ’’ Be’, e quella tartaruga su cosa è appoggiata?’’

E la vecchia dice: ‘’Signore, lei non capisce. Sono tartarughe all’infinito’’.

Aza non è pazza, sta  solo cercando di trovare la tartaruga alla base della pila, ma non è cosi che funziona.   “Ogni tartaruga poggia su un’altra tartaruga “ è la metafora che John Green utilizza per spiegare la “regressione infinita” e la nascita dell’universo. Green in Tartarughe all’infinito approfondisce magistralmente il tema dei disturbi mentali, (lui stesso ne ha sofferto) della solitudine, della ricerca di una identità.

Leggendo il libro si ha la sensazione di essere catapultati in una spirale senza fine. Leggi, leggi e rileggi fin quando non riesci a trovare un solo motivo per cui Aza dovrebbe continuare a restare aggrappata alla sua di spirale e non a lasciarsi andare. Speri possa farcela. Speri che scelga la vita, sempre.

Ma alla fine lei crescerà, avrà dei figli e li amerà, ma nonostante l’amore starà troppo male per occuparsi di loro, finirà in ospedale, migliorerà e poi starà male di nuovo.

Ma un giorno mentre prova a scrivere come arriva ogni volta a non avere più una via di uscita, capisce che l’amore non è una tragedia o un fallimento, ma un dono. Capisce di poter amare ed essere amata, che a questo mondo non ci si merita niente tranne l’amore, che l’amore è come diventi una persona e perché.

Se avete bisogno di servizi di salute mentale, rivolgetevi a uno specialista. Può essere una strada lunga e accidentata, ma la malattia mentale è curabile. C’è speranza, anche quando il cervello ti dice che non c’è.

 “Tu sei il fuoco e l’acqua che lo spegne. Sei il narratore, il protagonista e la spalla. Sei chi racconta la storia e la storia raccontata. Sei il qualcosa di qualcuno, ma sei anche il tuo te.”

-Federica Arcidiacono

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