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Alla scoperta dei tesori artistici e archeologici di Vibo Valentia

nelle “Giornate Fai di Primavera

E’ stata una sorpresa, scoprire le meraviglie del museo d’Arte Sacra del Complesso conventuale di San Domenico, oggi Valentianum, dove vengono custodite opere tra le più importanti dell’arte meridionale, come le statue bronzee di Cosimo Fanzago provenienti dalla Certosa di Serra San Bruno. Gli studenti vibonesi sono stati gli animatori e i protagonisti delle Giornate Fai di primavera che, a dispetto delle temperature per niente primaverili, hanno segnato un altro successo della grande festa dedicata alla riscoperta dei beni culturali del nostro Paese. Anche quest’anno, le varie delegazioni territoriali del Fondo ambiente italiano, in oltre 400 località italiane, hanno avviato iniziative per far conoscere, tutelare e conservare il patrimonio d’arte, natura e paesaggio del Bel Paese. Seguendo l’itinerario predisposto dalla delegazione Fai di Vibo Valentia la nostra terza E, insieme alle classi seconda e quarta dell’indirizzo turistico dell’Istituto tecnico economico “Galilei”, lo scorso fine settimana abbiamo iniziato il tour dal Real Collegio Vibonese (attuale Convitto Filangieri), visitando l’incantevole sacrestia lignea, completata da Fra Diego da Monteleone tra il 1663 e il 1666. L’opera di immenso valore artistico è situata dietro il presbiterio del santuario di Santa Maria degli Angeli, chiesa nota per il celebre gruppo del Crocifisso del 1600. Al Valentianum oltre ai tesori del Museo d’Arte Sacra del, come le statue bronzee di Cosimo Fanzago (Clusone, 1591 – Napoli, 1678), le due statue superstiti del “Trittico Gagini” e le tele dei celebri pittori monteleonesi, Emanuele Paparo, Brunetto Aloi e Silvio Enea Strani, abbiamo avuto la possibilità di ammirare una mostra di artisti del Vibonese e il museo d’arte contemporanea Limen della Camera di Commercio. Con un pullman messo a disposizione dalla delegazione Fai di Vibo ci siamo trasferiti in località Cofino per visitare i resti del Tempio di Kore e Demetra, divinità della Natura, individuati dagli scavi condotti nel 1921 da Paolo Orsi e quelli eseguiti negli anni ‘60 e ’80. «Si tratta – hanno affermato gli studenti apprendisti ciceroni dei Licei “Morelli”, “Berto” e “Capialbi” – di un’area sacra il cui tempio, di ordine ionico, si data tra il quinto e il sesto secolo avanti Cristo». La “passeggiata nella storia” doveva far tappa alle vicine Antiche mura greche site, ma le avverse condizioni meteo hanno impedito quest’altra importante visita, che è stata soltanto rinviata insieme ad altri luoghi simbolo della storia di una città come Vibo Valentia che ha “vissuto” con pienezza ogni epoca.

Alunni della Terza E – indirizzo Turismo ITE “G. Galilei” Vibo Valentia