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Superbia, invidia e avarizia… peccati capitali dell’Italia di ieri e di oggi

Nel sesto canto dell’inferno Dante si intrattiene a differenza dei canti precedenti a parlare con un’anima, quella di Ciacco. Il poeta chiede all’anima come evolverà la situazione politica di Firenze. Ciacco risponde che ormai l’invidia la superbia e l’avidità sono le faville che hanno portato Firenze alla rovina.

Paradossalmente dopo poco più di sei secoli la situazione in Italia sembra ripetersi. Oggi in Italia lo stato è diviso in più partiti che invece di coesistere insieme fra di loro e cercare delle soluzioni alle tematiche che più toccano la nazione fanno guerra fra di loro creando squilibri interni alla politica. Come diceva Ciacco ancora oggi la rovina del nostro paese è dovuta a tre dei sette peccati capitali: l’avarizia, l’invidia e la superbia. I peccati capitali sono un elenco di comportamenti che portano alla devastazione dell’anima umana. La superbia deriva dal latino ”superbus”(superbo) formato da super (sopra) bus (forza), ed indica chi si mostra al di sopra con la propria forza. La superbia si manifesta con eccesiva autostima e disprezzo nei confronti dell’altro o del diverso, secondo alcuni fonti viene considerato il peccato più  mortale per lo spirito poiché il superbo vuole sostituire Dio, infatti giudica e ostenta giudizi sugli altri.

L’invidia  è la tristezza che nasce nell’ uomo nel constatare che altri posseggono o cose o qualità che l’invidioso non possiede, colui che invidia è felice delle disgrazie altrui.

Infine l’avarizia, “l’avaro è un’altruista nascosto infatti accumula denaro o beni materiali fino al suo ultimo giorno di vita sulla terra, senza rendersi conto che ne godranno gli altri dopo la sua morte (Marco Trevisan). L’avarizia consiste nel circondarsi di beni materiali senza volersene mai se

parare. L’avaro è incontenibile, quello che ha non è mai abbastanza. Per lui possedere è come un circolo vizioso, non riesce a smettere di accumulare beni materiali.

Questi  tre peccati hanno contributo alla rovina delle anime della gente quindi della società. I rappresentanti del nostro paese sempre più spesso perdono il focus della questione e si fanno condizionare dalle citazioni sopracitate. Il superbo non si fa  scrupolo a non aiutare gli altri, all’avaro sta a cuore solo la propria vita e il proprio benessere e, invece di aiutare i più bisognosi, si isola nella sua torre d’avorio facendo finta di non sentire la fame del proprio paese. L’invidia e la superbia sono la faccia della stessa medaglia, entrambe corrodono l’anima umana e ostentano giudizi e sentenze futili sugli altri. Nel nostro paese alberga il più completo individualismo e strafottenza nei confronti dell’altro. L’avarizia, la superbia e l’invidia, quasi per paradosso in modo armonico, segnano e corrodono l’anima umana.

E’ difficile trovare oggi un politico che si occupi del paese senza arricchire le proprie tasche. Secondo me ognuno di noi nel suo piccolo non deve cedere alle tentazioni, bisogna  ricercare i veri ideali, perseguire l’equilibrio e la pace interiore ed esternare tutto al di fuori. Il nostro paese deve ritrovare la giusta armonia e abbandonare futili tentazioni.

Molti degli avvenimenti drammatici della storia italiana sono avvenuti a causa di questi peccati, come la corruzione, l’occultamento di prove necessarie alla risoluzione di casi, ad esempio la mafia. Che cos’è la mafia se non altro che avarizia, superbia ed invidia? La mafia si arricchisce sulle spalle degli altri, la mafia corrompe gli uomini, il mafioso si circonda di beni materiali. La mafia viene spesso raffigurata come una piovra che attanaglia ed uccide la gente, lo stesso vale per i tre peccati ai quali Ciacco attribuisce la disgrazia di Firenze, ma con la giusta temperanza e tenacia siamo ancora in tempo a salvare l’Italia dai tentacoli dell’avarizia, dell’invidia e della superbia

Maria Chiara Billeci  IIIA