Disabilità: una realtà molto vicina a noi

A cura di Giorgia Settiasi, on la ollaorazione di Giulia Martorano e Franeso Reale

 

C’è una sottilissima linea che separa l’indifferenza dalla sensibilità. La seconda è fondamentale quando ci si addentra nell’universo della disabilità ed è spesso, se non imprescindibilmente, collegata all’empatia, alla pazienza e alla volontà di includere. Camminando su questa sottilissima linea di confine, si rischia di oscillare tra una parte e l’altra senza avere piena coscienza di ciò che ci circonda e, con il pretesto che certe domande non vadano poste per “sensibilità”, giustifichiamo il nostro modo di comportarci e di conseguenza, la nostra indifferenza. Siamo purtroppo indifferenti quando non abbiamo idea di chi siano i nostri compagni disabili, quali i loro nomi, i loro problemi. Non abbiamo cinque minuti per domandarci come potremmo aiutarli e se li vediamo ci limitiamo a spostarci, a fare loro spazio affinché riescano a passare accanto a noi. La nostra realtà e la loro non sono che la stessa, con sfumature e accenti diversi. Condividiamo la stessa scuola, a volte gli stessi professori, eppure ciò non basta a spingerci ad essere loro più vicini. Nella curiosità pura che spinge e porta alla conoscenza e non all’invadenza non vi è nulla di male, al contrario, l’indifferenza la definirei allarmante perché ne consegue una terribile esclusione. I colori di questa realtà sono i professori di sostegno, le famiglie, il GLHI, i centri territoriali di supporto, il PEI e vi sono oltre le disabilità i DSA, con i loro PDP, misure dispensative e strumenti compensativi. Molte di queste parole sembreranno nuove, sconosciute forse alla maggioranza dei lettori. Ad esempio il GLHI è il Gruppo di Lavoro per l’Handicap di Istituto; dovrebbero farne parte il personale ATA, i genitori, i rappresentanti di associazioni locali, l’ASL ma soprattutto gli alunni non disabili, insomma, noi compagni. Ha il compito, attraverso una collaborazione con il dirigente scolastico, di formulare proposte di tipo organizzativo ed educativo per migliorare la qualità dell’integrazione. Sapevate dell’esistenza di un organo così importante? I DSA sono invece i Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia; il PEI e il PDP non sono altro che documenti per programmare un piano di studi personalizzato a seconda che si tratti di un soggetto disabile o con DSA. Vi spiegheremo meglio più avanti e in maniera più dettagliata come queste tessere si incastrino tra loro. La scelta di questo particolare argomento ha quindi l’importantissimo compito di fare conoscere e di portare, dopo un grande studio fatto sulla base di quanto divulgato dal Miur e dal porsi molte domande, a quel processo di inclusione dal quale siamo forse ancora distanti, o almeno così è per una buona parte di noi studenti. Abbiamo perciò intervistato la preside e i docenti che insegnano in classi in cui sono presenti disabili o DSA. Però vogliamo lasciare la domanda più grande a voi lettori, affinché ne possa conseguire una riflessione e, perché no, uno stravolgimento del vostro punto di vista. Quanto ne sapevate prima e quanto questo tema vi coinvolge? Come pensate che il Corbino potrebbe e dovrebbe migliorare in merito a tutto ciò? È’ innegabile che vi siano grandi problemi, a partire dalle barriere architettoniche, ma, cominciando dalla conoscenza e proseguendo con una forte divulgazione, potremmo iniziare qualcosa di davvero grande e straordinario.