Un viaggio per un destino ancora tutto da scrivere

Dalla prua della nave “Excalibur”, vidi le prime luci dell’alba che illuminavano l’oceano.

Ormai eravamo partiti da più di due settimane da Napoli. Nel nostro paese si viveva nella paura creata dalle tensioni fra le nazioni, ma anche dai problemi all’interno del popolo, infatti la crisi economica che si era presentata un anno prima, nel 1908, aveva accentuato le ostilità fra le classi sociali più ricche e il ceto più povero. Ero partito insieme ai miei amici di infanzia, tutti e tre avevamo solo una valigia con pochi abiti portati dall’Italia.

Osservando l’alba, notai che era molto diversa da quella che vedevo a Napoli, era più luminosa e colorata.

Scorsi anche un lembo di terra: si trattava di New York. Pian piano che ci avvicinavamo vidi i palazzi altissimi e il simbolo che avrebbe rappresentato la mia nuova vita, la Statua della Libertà.

Ero così felice, finalmente eravamo lì. Tutti i passeggeri esultarono alla vista della città, speranzosi che avrebbe portato una vita diversa da quella da cui scappavano. Dopo che il capitano attraccò la nave, scendemmo dal ponte. Il porto era grandissimo pieno di navi e persone che caricavano e scaricavano merci.

Dopo aver attraversato il porto che costeggiava la città ci trovammo ad Ellis Island dove ci mettemmo in fila, ma l’attesa fu interminabile.

Dopo molte ore trascorse tra persone che piangevano ed altre che urlavano dalla gioia, fu il nostro turno.

Durante i controlli mi ricordai dei consigli ricevuti da un uomo anziano che aveva attraversato l’oceano prima di me, il quale mi aveva detto: “Porta rispetto ai soldati americani e cerca di convincerli di essere un buon investimento per il Paese”.

Dopo aver fatto i controlli medici e dopo aver dato i nostri nomi e cognomi per essere registrati nella lista dei nuovi cittadini, fummo liberi di andare per conto nostro.

Dopo quella che mi sembrava un’agonia mi chiesi se ne fosse valsa la pena. La mia risposta era un sì.

Lì sarei riuscito a crearmi una nuova vita, sarei diventato qualcuno, mi sarei istruito e sarei diventato un uomo, un nuovo cittadino finalmente libero con un destino ancora tutto da scrivere.

 Giulia De Pinto
IE Liceo delle Scienze Umane U. Mursia
Carini