Quella donna si chiamava Alia. Viveva in una casa malconcia nella periferia di Parigi ed era emarginata dalla società a causa della sua malattia contagiosa, la varicella.
La sua vita era monotona: si svegliava la mattina e indossava sempre un vestito trasandato e ricoperto di toppe. Usciva di casa e camminava verso il paese per procurarsi del cibo ogni giorno, nello stesso posto, alla stessa ora.
Quando entrava in un negozio tutti la guardavano male a causa del suo aspetto e si allontanavano da lei.
Fu proprio quel giorno che accadde qualcosa che le cambiò la vita: in quel negozio tutti la scansavano eccetto un uomo.
Sembrava trascurato e trasandato come lei e aveva la sua stessa malattia.
Nonostante il loro aspetto c’era qualcosa – come un filo – che li legava. In un primo momento si guardarono, ma dopo ognuno seguì la sua strada.
Il giorno dopo entrambi tornarono al negozio, ma in due momenti differenti: in mattinata arrivò il ragazzo e il pomeriggio la ragazza.
Quando giunse Alia, la proprietaria le consegnò un biglietto.
Alia lo lesse e si accorse che su di esso c’era scritto il numero di telefono del ragazzo che aveva conosciuto il giorno prima.
Quella sera di luna piena Alia prese il telefono e decise di chiamarlo. Nessuna risposta. Provò un’altra volta ma invano. Decise allora di tornare al negozio l’indomani per cercare il ragazzo.
La mattina seguente tornò in negozio, ma del ragazzo non c’era nessuna traccia. Quindi chiese alla negoziante l’indirizzo del ragazzo. Lei le rispose dicendole che non lo conosceva e così Alia uscì dal negozio triste e affranta.
Quando varcò la porta vide un ragazzo entrare, ma non badò a lui perché stava pensando al ragazzo misterioso.
Dopo qualche istante, però, si accorse che il ragazzo precede temente incontrato era proprio il ragazzo misterioso.
Quindi iniziò a correre verso il negozio, ma quando arrivò non trovò più il ragazzo.
Così uscì, ma si accorse che pioveva e si rannicchiò sulla soglia del negozio.
In quel momento arrivò un ragazzo che le disse:
– Ciao, hai bisogno di un ombrello? –
– Sì, grazie. Chi sei? –
– Mi chiamo Gaston. –
– Ci siamo già incontrati? –
– Sì, due giorni fa. E tu, come ti chiami? –
– Mi chiamo Alia. Anche tu hai la varicella? –
– Sì, ormai da più di un mese. Non riesco più a liberarmene. –
– Anch’io. È molto fastidiosa. –
I due rimasero in silenzio e continuarono a camminare.
Dopo un po’ di tempo, Gaston chiese:
– Perché ti trovavi in negozio? –
– Ero lì perché quando ho avuto dalla negoziante il tuo numero di telefono ho provato a chiamarti, ma nessuna risposta. Così sono venuta al negozio per cercarti. Perché non rispondevi? –
– Quella sera non ero a casa. –
– Dove abiti? –
– Abito nel cento di Parigi, ma mi trasferirò tra poco in periferia perché i costi di quella zona sono eccessivi. E tu? –
– Abito in periferia, in una casetta malconcia. Non è bello vivere lì, ma è tutto quello che posso permettermi. –
Alia e Gaston continuarono la loro passeggiata fin quando arrivarono alla Tour Eiffel. Quindi Alia gli chiese:
– Gaston, saliamo? –
– Sì! –
Quando i due arrivarono in cima alla Tour Eiffel si sbalordirono perché il panorama era mozzafiato e la pioggia era aumentata, ma in quel momento spuntò il sole e, di conseguenza, anche l’arcobaleno.
Alia e Gaston scintillavano come i raggi di un fiocco di neve.

Flavia Giotta e Francesca Lavermicocca 2L