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“Il mio sogno era partecipare alle olimpiadi e l’ho avverato” – Intervista a Simone Fontana

Fonte immagine: www.gazzetta.it

Simone Fontana, nato Pieve di Cadore il 7 maggio 1991 è un bobbista italiano. Le sue specialità sono bob a due e a quattro, il suo ruolo è quello del frenatore. Fa parte del corpo dell’Aeronautica Militare, che gli ha permesso di portare questo sport all’interno della sua vita. Lo abbiamo intervistato per sapere come sono nate la sua passione e la sua carriera, com’è la sua routine e qual è il suo rapporto con lo sport, la sua famiglia, il suoi sogni.

  • A quanti anni ha iniziato a praticare questo sport?

Ho iniziato a praticare questo sport a 19 anni, appena finita la scuola.

  • Ha mai avuto dei “periodi bui” nella sua carriera?

Ho avuto dei periodi bui durante la mia carriera ed è successo ad esempio quando in una gara stavo andando bene e poi inevitabilmente mi sono “rovesciato”, perché succede nel nostro sport, soprattutto quando si prende una linea sbagliata nella curva, quindi si rischia di “buttare via” la gara.

  • Com’è strutturata la sua giornata? Alimentazione, palestra ecc.

La mia giornata è strutturata in modo abbastanza semplice. Mi sveglio e faccio una colazione ricca di carboidrati perché sono fondamentali per i muscoli e ovviamente a metà mattina bisogna introdurre delle proteine e le introduco o sottoforma di integratori oppure con del prosciutto o delle uova. Successivamente si passa all’allenamento; solitamente la mattina si corre e si va al campo di atletica e si eseguono degli esercizi simili a quelli che prepara un centometrista: si traina una slitta carica di pesi per sessanta, ottanta, cento metri, si eseguono dei balzi, in generale prove lunghe per preparare anche il fiato.

Pranzo solitamente con molta verdura, mantenendo i carboidrati, ma devo seguire la dieta del nutrizionista, magari alcune volte ho della carne, in base all’equilibrio nutrizionale.

Verso metà pomeriggio si inizia la parte dei pesi, si eseguono due/ tre ore di palestra, in base al tipo di allenamento e al periodo, perché intorno ad aprile, maggio, giugno, si carica molto con i pesi, poi man mano che si avvicina l’inizio della stagione, metà novembre circa, si cala la quantità e si aumenta la velocità e la qualità dell’allenamento.

La sera si cena con molta verdura e della carne, sempre in base al bilanciamento nutrizionale della dieta.

  • Cosa e chi l’ha portata a frequentare proprio questo sport?

Sono arrivato a questo sport grazie ad alcune persone. Io frequentavo l’Istituto alberghiero di Longarone e avevo la professoressa Amadio come insegnante di educazione fisica che ci portava spesso al campo di atletica, dove si allenava la nostra punta di diamante, che adesso è diventato allenatore, Simone Bertazzo. Un giorno ci ha visto fare atletica e ha notato in me delle qualità, quindi mi ha chiesto se potevamo fare delle prove insieme sui sessanta metri, io ho accettato e gli ho tenuto testa, allora mi ha proposto di iniziare a praticare questo sport. Io ero ancora in quarta superiore, quindi dovevo prima finire gli studi, infatti alla fine della quinta mi ha ricontattato e sono andato a provare la prima volta su un pistino di spinta in tartan, che è il materiale con cui sono fatte le piste di atletica, su cui c’erano delle rotaie con un carrello, che serve per simulare la spinta del bob. Questa è stata la mia prima volta.

  • Ha avuto dei genitori che l’hanno aiutata o che hanno ostacolato il suo percorso e le sue scelte?

I miei genitori mi hanno aiutato molto nel mio percorso perché mio padre ha fatto sport nella sua vita, è stato in squadra di sci d’alpinismo per molti anni e quindi capiva sempre lo stato in cui ero. Facendo parte di una squadra nazionale, mi ha dato la possibilità di potermi allenare e fare gare durante i primi anni, perché non ero arruolato in un gruppo sportivo come adesso e quindi lavoravo d’estate e d’inverno mi dava la possibilità di fare attività senza crearmi nessun tipo di problema, anzi motivandomi.

  • Qual è stato il successo che ricorda con maggior piacere? Perché?

Ho avuto alcuni successi particolari nella mia carriera, che mi hanno riempito di soddisfazione. Ho partecipato a due Olimpiadi e ho vinto due volte la Coppa d’Europa, insieme ai vari campionati italiani. Ho vinto un titolo assoluto di bob su ghiaccio e tre/ quattro titoli di bob su spinta estivi, più gli junior. Ma nonostante tutto la più grande soddisfazione è partecipare alle Olimpiadi, soprattutto quella di “Sochi” che è stata la prima.

  • In Italia ci sono strutture adeguate a questo sport?

Per competere, soprattutto a livello agonistico, questo sport necessita di strutture, perchè in Italia dal 2011 non c’è più neanche una pista. Quella di Torino è stata chiusa, come quella di Cortina e quella di Cervina, quindi siamo sprovvisti di una struttura adeguata e addirittura i campionati italiani vengono disputati a Innsbruck, inoltre siamo senza atleti. Ad allenamento siamo sette, otto, nove quando ci va bene, infatti c’è sempre meno gente che viene a provare questo sport, appunto perché mancano le strutture. È sempre un susseguirsi di causa-effetto che impedisce a questo sport di crescere; l’unico modo per reclutare atleti è dai campionati italiani di atletica leggera, che si avvicina un po’ al bob, nonostante anche lì ci sia poco da offrire, ci vogliono tre/ quattro anni senza stipendio per vedere se uno sportivo è degno di entrare a far parte di un corpo militare, se è in grado di supportare la squadra in qualche maniera.

  • Quando aveva la nostra età, quanti allenamenti praticava a settimana? Ha mai dovuto interrompere il suo percorso per degli infortuni? Crescendo, ha mantenuto inalterato il numero di allenamenti settimanali, li ha aumentati o diminuiti?

A circa quindici/sedici anni non mi allenavo tutti i giorni, perché praticavo sci di fondo e andavo a scuola perciò non avevo molto tempo libero, nel tempo, quando ho iniziato bob mi allenavo due volte al giorno, ho fatto delle brevi interruzioni di settimane per degli infortuni: strappi, stiramenti. Adesso ho dei piccoli sinistri sulla schiena che sto cercando di curare e sono fermo da circa un mese.

  • Il suo percorso sportivo ha mai interferito nella sua vita privata o è sempre riuscito a gestire sport-svago e sport-studio?

Diciamo che lo sport mi ha occupato il 90% del tempo negli ultimi anni, quindi ho avuto una vita un po’ “autogestita”, però nonostante questo non ha interferito, tutte le persone che mi circondano hanno sempre capito qual era il mio modo di vivere.

  • E’ riuscito ad avverare i suoi “sogni nel cassetto”?

Il mio sogno era partecipare alle olimpiadi, e l’ho avverato, mentre il sogno più grande era vincerle, ma è quasi impossibile per noi, proprio per i motivi che si manifestano in questo sport. Nonostante questo, a Sochi siamo arrivati dodicesimi, che non è male, invece negli ultimi anni abbiamo avuto parecchie difficoltà. Malgrado questo, abbiamo vinto la Coppa Europa due volte, anche se è poco prestigiosa per noi.

  • Ha mai avuto un allenatore che ha ostacolato i suoi sogni?

Magari in maniera leggera, ma comunque non mi sono mai fatto condizionare da nessuno, ho sempre compensato agendo nel miglior modo possibile, spingendo più forte che potevo, perciò, anche se ci fosse stato, non avrei avuto nessun problema perchè sarei riuscito a ritagliarmi un posto facendo la mia parte. Nel passare degli anni mi sono fatto molta esperienza e riuscivo a ricoprire più ruoli. Comunque no, non ho avuto questo problema.

  • Chi è la persona che ha creduto maggiormente in lei?

Mio padre. Diciamo che aveva molta cultura sportiva e mi ha sempre dato consigli su come comportarmi in determinate situazioni e quando ero meno motivato riusciva sempre a motivarmi, in un attimo ritornavo “sul pezzo”.

  • Cambierebbe qualcosa del suo passato sportivo?

Non cambierei assolutamente niente della mia vita sportiva, eccetto una scelta che ho fatto qualche anno fa, ovvero quella di smettere di guidare il bob, per spingerlo. Siamo andati avanti con questa soluzione, però mi piaceva molto guidarlo, anche se alle olimpiadi sarebbe stato più difficile. Nonostante questo, nel male c’è stato un risvolto positivo. È l’unica scelta che penso di rimpiangere perché mi piaceva, ma non ha avuto conseguenze negative, appunto.

  • Ha dovuto lasciare la sua famiglia da giovane per praticare il suo sport? A quale età? È stato difficile?

No, non ho dovuto lasciare la famiglia quando ero giovane. Andavo via qualche settimana ma niente di più.

Ringrazio l’Aeronautica Militare per avermi dato la possibilità di portare questo sport nella mia vita. Consiglierei il bob a tutti, ma soprattutto a chi ha tanta forza e tanta fame, perché, è un po’ difficile da dire, ma bisogna “pesare”. Un atleta “leggero” farà sempre più fatica di uno più “pesante”, però si compensa tutto con la forza.

 

A nostra volta ringraziamo Simone Fontana per la disponibilità e per l’interesse dimostrato, gli auguriamo buona fortuna per le gare che affronterà in futuro, sperando riesca a realizzare il suo sogno, ovvero quello di vincere le Olimpiadi e un grosso “in bocca al lupo” per la sua guarigione.

A questo link potete vedere la video intervista a Simone: http://lascuolafanotizia.diregiovani.it/2019/05/31/intervista-a-simone-fontana-non-mi-sono-mai-fatto-condizionare-da-nessuno/

 

Di Gloria Dal Farra – Uran Bajraktari – Mattia Maddalin Bildo

Fonte immagine: www.nuovocadore.it
Fonte immagine: www.supereva.it