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Intervista a Serena Marotta, autrice del libro “Ciao, ibtisam!”

Il libro “Ciao, ibtisam!” scritto da Serena Marotta, parla di una giornalista (Ilaria Alpi) uccisa a Mogadiscio, capitale della Somalia dove si trovava, per lavoro. Questo libro raccoglie le prove del caso e ne segue la sua evoluzione dal 20 Marzo 1994,data della morte di Ilaria, fino ai giorni d’oggi. La trama generale è molto semplice: dopo l’uccisione di Ilaria inizia il processo che viene dirottato verso una pista, ovvero che Ilaria è stata uccisa nel corso di una rapina da persone del luogo. Successivamente, a distanza di venticinque anni e dopo molte vicende giudiziarie, si inizia a scoprire la vera pista che viene ancora oggi non confermata: Ilaria fu uccisa perché stava indagando su un traffico illegale di armi e rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia. Chi uccise Ilaria ancora oggi non è venuto fuori, così come non è fatta chiarezza se sia stato durante una rapina o per colpa dei traffici di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia. Non si chiude ancora oggi il processo.
Giorno 30 Maggio 2019 all’istituto superiore “Ugo Mursia” alcuni alunni hanno avuto la possibilità di parlare direttamente con l’autrice del libro, oltre che l’editore di “Informazione Libera”, Liborio Martorana, e la scrittrice Clotilde Alizzi, che hanno anche risposto ad alcune domande.

Chi le forniva le fonti del caso?
La fonte primaria è stata la madre di Ilaria: Luciana Alpi. Ho recuperato gli articoli di giornale di quel periodo, ho passato nottate intere ad ascoltare le interviste e le udienze. Ho visto il film “Il più crudele dei giorni” dedicato ad Ilaria, poi ho letto. Un supporto molto importante sia per le fonti che per ricordare Ilaria è stata Mariangela Gritta Grainer, presidente dell’ Associazione Ilaria Alpi.
Cosa l’ha spinta a scrivere di questo caso?
Ho deciso di scrivere questo libro quasi per caso, lessi la notizia su Ilaria Alpi in un giornale e decisi di usarla come tesi per la laurea, sentivo il bisogno di far conoscere questa storia.
Le è mai venuta la curiosità, la voglia di recarsi o si è recata a Mogadiscio?
Non sono mai andata a Mogadiscio, se si dovesse presentare l’opportunità andrei volentieri.
Nel libro si parla di giustizia, ma cosa dobbiamo aspettarci dalla giustizia?
Questa è una bella e difficile domanda, gli esempi come questi non fanno giustizia alla giustizia, non c’è giustizia in questi casi. Il lavoro enorme che c’è dietro non si è fermato comunque, da parte dei genitori e associazioni. Si ha giustizia quando viene ricordata Ilaria e quando si cerca una soluzione al caso. La giustizia risiede nella voglia di portare avanti i casi come questo. Dalla giustizia e dalle istituzioni dobbiamo pretendere giustizia.
Secondo lei ci sono delle assonanze con il caso di Giulio Regeni?
Il fatto che sia avvenuto all’estero e si sia insabbiata la verità, questo sì.
A noi giovani queste storie lasciano sempre un pò di amaro in bocca. Se la sente di lasciarci una parola di fiducia?
Suggerisco di non lasciarvi mai scoraggiare e di inseguire i vostri sogni, io ho speso dieci anni per pubblicare questo libro, ci sono riuscita grazie ad Informazione Libera, la casa editrice, ma non è stato facile.

Simona Calderone
IVA Liceo delle Scienze Umane Mursia-
Capaci (Pa)