Non di rado capita di star male per la mancanza di un caro. In un certo senso, capita spesso che l’uomo, da animale sociale che è, si leghi ad altri uomini, e instaura con essi rapporti infiniti, sentimenti profondissimi: l’amicizia, ad esempio, o l’amore. Il problema si crea quando l’uomo, solo e impreparato, deve confrontarsi con il Cambiamento. Da un giorno all’altro tutto cambia. Potremmo non rivedere mai più un nostro caro, potremmo scardinare tutte le nostre certezze, potremmo trovarci gettati in balia di un mare in tempesta senza nulla che può salvarci. Tutto ciò che esiste, è infatti assoggettato al passare del tempo, che crudelmente guarda sempre nella stessa direzione. E il tempo, maledetto, cambia tutto.

Più il tempo passa, più le cose cambiano. Siamo alla costante ricerca di un modo per fermare il tempo, far sì che le persone non vadano e le situazioni non cambino, ma fino a che punto è utile questa ricerca? A scuola studiamo che il tempo è un fiume; la stessa foglia, buttata sulla superficie di un fiume, si trova in posti diversi dopo solo un secondo. Panta rhei. Anche le rocce delle alpi un giorno saranno sabbia sparsa per il mondo, anche i nostri sentimenti più belli, anche la vita. Tutto si dissolve nel nulla: queste sono le regole del gioco.

Eppure il tempo, che tanto ci delude, è anche una benedizione. A pensarci, senza tempo tutto sarebbe fermo, inutile, primo di alcun valore. Un bacio dura una manciata di secondi. Un bel film dura due ore. Mettere alla luce una nuova vita dura nove mesi, una vita 85 anni. Tutto ciò che viviamo ha un valore inestimabile e unico grazie alla sua durata, e potremmo ringraziare Dio ogni giorno per la durata che ha scelto per le cose, perché se durassero un solo secondo in più, sicuramente varrebbero meno.

Fermare il tempo sarebbe impossibile, e anche inutile. Pensare che le persone non vadano, o che le situazioni non cambino, sarebbe altrettanto insensato. E allora, non arrendiamoci al fato. Viviamo ogni momento, ogni presente, ogni certezza. La nostra vita, dopotutto, sarà giudicata come somma di infiniti piccoli presenti, durante i quali siamo padroni di noi stessi e delle nostre scelte. La sfida dell’uomo non deve essere accettare il cambiamento, subire passivamente il tempo e i suoi sinistri frutti. La vera e unica sfida dell’uomo è esserne partecipi.

Nessuno ci potrà restituire una persona cara o il tempo perduto. Tutti, però, possono attribuire al tempo il valore che preferiscono. Scegliamo la vita, scegliamo di vivere bene, scegliamo di vivere nel presente. E facciamolo nel migliore dei modi.

Gabriel Randone 5B