Serve pazienza in tempo di Covid…

Tempi duri per gli impazienti! In un momento così delicato nel quale siamo obbligati all’isolamento domestico, a fare lunghe file davanti ai negozi o a trascorrere ore di fronte alle videoconferenze e lezioni online, per le quali occorre concentrazione e volontà nell’attenzione, la pazienza costituisce uno strumento utile per fronteggiare questa emergenza causata dalla pandemia del Covid-19. Secondo quanto afferma Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, direttore del centro di terapia strategica di Arezzo, la pazienza sarebbe tra tutte la più necessaria delle virtù. Tuttavia in questa fase così delicata dobbiamo attribuire a questa parola un significato diverso che tenga conto del fatto che non sappiamo quando questo isolamento terminerà e al contrario siamo abituati ad avere sempre scadenze precise e una mentalità finalizzata alla programmazione.
Gli psicologi infatti sostengono e consigliano di pensare alla pazienza come a qualcosa che non significhi e non sia associata all’idea di non-azione, di noia, di incapacità di reazione o di impotenza. Avere pazienza significa e sembra un paradosso, agire perché da questo isolamento forzato e dai nostri sforzi e dalla nostra tolleranza dipende la fine di questa emergenza. Inoltre se riflettiamo bene, spesso per controllare le nostre reazioni, per rispettare i tempi di attesa, dobbiamo fare leva su tutte le nostre capacità di controllo e ciò comporta per qualcuno un grande sforzo, dobbiamo quindi agire su noi stessi.
Quando infatti si è obbligati a condividere uno spazio limitato come in famiglia, senza avere delle “vie di fuga”, è facile che si creino delle situazioni nelle quali si può perdere la pazienza, il senso di costrizione in generale può attivare anche delle reazioni aggressive dettate dall’insopportazione. L’insofferenza causa spesso e volentieri litigi tra genitori e figli e fratelli e sorelle e ognuno deve trovare in tali situazioni la “propria via di fuga”.
Secondo lo psicologo Nardone dobbiamo allenarci alla pazienza e il primo “step è quello di sforzarsi ad essere gentili con gli altri”. La gentilezza dunque è lo strumento attraverso il quale possiamo potenziare la nostra capacità di essere pazienti. Ma per tenere a freno il nostro istinto e l’impazienza che esso genera dobbiamo inoltre affidarci alla razionalità perché la razionalizzazione comporta la presa di coscienza dei nostri stati d’animo generati dalle circostanze ovvero la paura, la rabbia e il dolore. Emozioni che vanno veicolate o come dice l’esperto “concesse a se stessi”; ammettere di avere paura o di provare rabbia significa guardare in faccia e affrontare tale sensazione. Per farlo il suggerimento è quello di scrivere, di trovare il modo per costruirsi un ulteriore spazio dove “tenere fuori” chi vive con noi per non scaricare su di esso i nostri stati d’animo. Ultimo consiglio è quello di evitare di parlare troppo con le persone con le quali condividiamo questo isolamento, delle notizie e dei problemi legati al contagio, perché ciò ovviamente aumenta il livello di stress, di preoccupazione ed esasperazione.
Spesso si dice “porta pazienza!”…il problema è che non possiamo portarla da nessuna parte, dobbiamo solo trovarla!