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Boggio Lera unito per dire BASTA! alla violenza sulle donne

In occasione del 25 Novembre – Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne, l’associazione studentesca “Liberamente” ha promosso una rubrica di informazione e sensibilizzazione sul tema, conclusasi con un dibattito online che ha coinvolto molti studenti e studentesse del Boggio Lera.

Donne oppresse, sottovalutate, ma anche vittoriose, capaci di distruggere le barriere che il patriarcato impone. La strada, come sappiamo, è ancora lunga. Ogni tre giorni in Italia si registra un caso di femminicidio  che la sociologa Diana Russel ha definito: “violenza estrema da parte di un uomo verso una donna, perché è donna”. Tuttavia, il femminicidio è solo la parte culminante della piaga sociale che ci affligge. La violenza ha tante forme, è fisica, psicologica, economica, istituzionale. Riguarda tutte le donne, in ogni ambito della società, dalla famiglia alle relazioni sociali, dal lavoro alla sessualità.

Ed è questo ciò su cui l’incontro si è soffermato. Partendo da 5 storie di donne, è stato avviato un dibattito che ha analizzato tutte le sfaccettature della violenza di genere, in Italia e nel mondo.

Erica, studentessa di quinto anno, apre l’incontro introducendo il fenomeno della prostituzione minorile in Bangladesh:

“Con 17 bordelli legali e più di 10mila adolescenti e bambine sfruttate, i dati sulla prostituzione in Bangladesh vanno a ingrossare le cifre impressionanti del mercato globale del sesso. Il fenomeno delle ‘cow pills’, analizzato da Maura Misiti e citato da Serena Dandini nel libro “Ferite a morte”, è uno dei più tragici. Alle bambine e alle adolescenti, la cui infanzia è stata tristemente rubata, vengono somministrati steroidi, tradizionalmente utilizzati per far ingrassare le mucche in vista della macellazione, per renderle più in carne e vendibili sul mercato del sesso”.

A tal proposito, Raima, studentessa di quinto anno e la cui famiglia è originaria del Bangladesh, racconta la sua esperienza: “Una mia connazionale è stata costretta a sposarsi a 16 anni per evitare di essere stuprata e maltrattata. Questo è il destino di moltissime nostre coetanee che non riescono a sentirsi sicuro nemmeno a scuola. Infatti, una giovane liceale è stata molestata dal preside della propria scuola. Dopo aver manifestato l’intenzione di denunciare, l’uomo l’ha invitata sul terrazzo dell’istituto, dicendo di voler chiarire la situazione, e le ha dato fuoco”.

Gli studenti Antonio e Teresa pongono l’attenzione sulla condizione delle sportive, le cui capacità sono considerate sempre inferiori rispetto a quelle maschili. In particolare, Teresa della squadra “Fenice belpassese”, denuncia la condizione delle calciatrici: “Noi calciatrici non dobbiamo combattere solo contro le nostre avversarie, ma anche contro i pregiudizi e i commenti sessisti che ci vengono giornalmente rivolti. Tutto ciò è causato dal patriarcato, mindset imposto sin dall’infanzia. Non è raro che un bambino mi chieda il motivo per cui io giochi a calcio, visto che si tratta di uno sport da maschi: ‘Fai danza o pallavolo,- mi dice- quelle sì che sono cose da femmine’”.

Antonio, invece, racconta la storia di Giusi Malato, campionessa di pallanuoto. Fra i tanti ostacoli che ha dovuto sopportare, c’è quello che, nel 2008, l’ha costretta ad abbandonare lo sport che ama. La Malato è stata, come tante altre agoniste, esonerata perché incinta del figlio Diego. Anche dopo questo sopruso, tuttavia, non si è fermata: oggi allena piccoli aspiranti pallanuotisti e pallanuotiste.

Anna e Grazia si concentrano su fatti di cronaca, raccontando rispettivamente le storie di Amani El Nasif e Noemi Durini.

Amani è una ragazza italo-siriana che, all’età di 16 anni, viene ingannata dalla madre. Convinta di essere andata in Siria per questioni burocratiche, relative ai propri documenti d’identità, si ritrova coinvolta in un matrimonio combinato. Dopo più di un anno, aiutata da un cugino, riesce a scappare e ritrova la propria libertà in Italia.

Noemi, invece, non ce l’ha fatta. L’amore per Lucio le ha tolto il fiato. Noemi Durini, sedicenne vulcanica e grintosa, è stata uccisa brutalmente da quel ragazzo con cui avrebbe voluto condividere la propria vita.

La violenza non è solo fisica, ce lo ricorda Emma, citando uno spiacevole articolo sul caso Genovese: “Le parole di Feltri sulla vicenda dell’imprenditore Alberto Genovese, che ha torturato per venti ore una ragazza come noi, sono clamorose. La colpa di una violenza non è né della droga, né dell’ingenuità della vittima. Lo stupro è colpa degli stupratori”.

A tal proposito, Mariafrancesca denuncia l’omertà radicata nella nostra società: “Chi era lì quella sera, chi era consapevole di cosa Alberto Genovese stesse facendo, cos’ha fatto? Ha negato tutto. Finché non modifichiamo quest’aspetto, non andremo avanti”.

Anche Silvio dà il suo contributo: “Da uomo, non posso comprendere a pieno ciò che ogni donna è costretta subire ogni giorno, ma auspico ad un futuro migliore, in cui la parità di genere sia realmente garantita. In ogni ambito della vita quotidiana”.

Erica conclude, manifestando una sincera speranza: “Sono molto felice che oggi siate qui a supportare la causa. Il cambiamento viene da noi, da ogni studente e studentessa. Se oggi siamo qui a piangere le vittime aumentate per via del lockdown, spero che fra qualche anno potremo constatare dei miglioramenti, nei dati e nella vita di tutti i giorni”.

Il Liceo “E. Boggio Lera” di Catania organizza, da anni, dibattiti e percorsi di informazione volti ad eliminare tutte le forme di violenza e discriminazioni di genere. Anche quest’anno, nonostante la DAD, il lavoro attivo di studenti, studentesse e docenti non si è fermato. E quest’incontro ne è la dimostrazione.

Erica Ardu, V B