di Angela De Sante

Il cambiamento climatico, negli ultimi anni, sta provocando sul nostro pianeta impatti catastrofici mai visti nella storia umana, al punto che lo sconvolgimento dell’ecosistema e della biodiversità hanno già riflessi concreti sul nostro modo di vivere. I gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto livelli senza precedenti, mettendo il pianeta e chi lo abita a rischio. Per evitare che la situazione precipiti è necessario limitare il riscaldamento globale e, per farlo, dobbiamo azzerare le emissioni di CO2, altrimenti si avranno effetti catastrofici, anche peggiori di quelli attuali. 

Per citare solo alcune delle possibili conseguenze: 

l’innalzamento del livello del mare, per effetto dello scioglimento dei ghiacciai;

l’incremento delle ondate di calore e di siccità;

le violente alluvioni, le tempeste e i devastanti uragani.

Questi fenomeni avranno ripercussioni negative specialmente per chi vive nelle zone più’ povere e vulnerabili del pianeta, danneggiando la produzione alimentare, gli habitat e gli ecosistemi. 

Un tentativo di arginare questa situazione così rischiosa per tutti è rappresentato dalla stipula di un accordo sul clima da parte di oltre 90 Paesi, avvenuta nel 2015. L’Accordo di Parigi, sottoscritto dagli stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), riguarda la riduzione di emissione di gas serra. L’obiettivo a lungo termine è quello di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto della soglia di 1.5 °C.

I Paesi coinvolti nell’Accordo si sono impegnati a sostenere i Paesi in via di sviluppo nell’adozione delle loro misure di adattamento e di riduzione delle emissioni. Per questo, nell’Accordo è stato previsto un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei Paesi più vulnerabili geograficamente. Inoltre, i Paesi di vecchia industrializzazione diffonderanno in tutto il mondo le tecnologie verdi. 

Il raccordo tra i Paesi aderenti, per il raggiungimento degli obiettivi fissati, è assicurato dal loro periodico incontro nella cosiddetta Conferenza delle parti (Cop) al fine di discutere della situazione del riscaldamento globale e dei provvedimenti da intraprendere.

Per i Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi, il 2020 sarà strategico per evitare la catastrofe climatica, rivedendo gli obiettivi nazionali e presentando strategie valide per un lungo periodo. 

Questo è il primo passo, sufficiente per contenere i cambiamenti climatici in atto, con la speranza che i futuri obiettivi siano ancora più ambiziosi rispetto al passato.